Gio 1 Dic 2022 - 4310 visite
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Dottoressa arrestata. Il patto con un ex boss che pianificava di evadere

Secondo gli inquirenti, Carmen Salvatore aveva istruito un ergastolano sui malori da accusare per ottenere i ricoveri in ospedale, dove approfittare della minor sorveglianza. A un altro detenuto chiese 200mila euro per una dichiarazione di non compatibilità con il carcere

Non erano detenuti ordinari quelli che Carmen Salvatore cercava di aiutare. La dottoressa finita ai domiciliari con accuse gravissime aveva infatti stretto contatti e rapporti di complicità con collaboratori di giustizia, uno dei quali ergastolano ed ex esponente di spicco della Camorra, che pianificava l’evasione.

Da quanto emerge dall’indagine condotta dalla Polizia penitenziaria di Ferrara, la medica 54enne, residente a Bologna e che per alcuni mesi a cavallo tra 2021 e il marzo 2022 ha ottenuto un incarico libero-professionale dall’Ausl per lavorare in carcere, agiva in modo spregiudicato: concedeva favori anche mettendo a rischio la salute dei ‘pazienti’ e ne chiedeva in cambio, come l’ottenimento di un prestito da circa 200mila euro da versare sul conto di una società romana, facendole passare come saldo di quattro fatture da 50mila euro ciascuna.

È questo il caso della corruzione che le viene contestata (insieme ad altri reati): per far ‘uscire’ dall’Arginone un detenuto, figlio di un collaboratore di giustizia, facendogli ottenere una dichiarazione d’incompatibilità con il regime carcerario, non esitò a concordare con lui un piano spaventoso: dargli dei farmaci – come antiepilettici per simulare crisi psichiche, altri per fargli avere repentini abbassamenti della pressione sanguigna e altri ancora per provocare tachicardia e mal di pancia – per fargli avere malori pesantissimi protratti nel tempo. Ma anche simulare un suicidio tramite impiccagione, probabilmente per rendere tutto più ‘reale’ – al punto che la notizia uscì anche sui giornali e il detenuto ne parlò, non sapendo di essere ascoltato, con la preoccupatissima madre – e ottenere il trasferimento nel reparto psichiatrico dell’ospedale.

Madre che ha un ruolo fondamentale nella vicenda: era lei il tramite esterno per il pagamento richiesto e per altri contatti, ad esempio quello con un pusher pugliese gravitante a San Giovanni in Persiceto che avrebbe dovuto consegnare un etto di hashish alla Salvatore da introdurre in carcere per consegnarlo poi al detenuto. La cosa saltò perché lo spacciatore si presentò a mani vuote, chiedendo qualche giorno di tempo.

Allo stesso detenuto la medica consegnò anche un telefonino cellulare, un L8Star, un microtelefono facilmente occultabile che viene spesso usato proprio in questi contesti. Lo fece però con una scheda Sim non attiva: prima i soldi pattuiti, poi avrebbe dato mandato di attivare la scheda, intestata peraltro al legale rappresentante della società che avrebbe dovuto ricevere i bonifici per 200mila euro. Il detenuto chiese uno smartphone touch screen e completamente funzionante, ma la cosa non andò in porto perché nel giorno concordato per la consegna, il 3 marzo del 2022, Salvatore venne arrestata per un’inchiesta diversa, condotta dalla procura di Bologna, per turbativa d’asta.

Alcuni una buona parte dei medicinali consegnati al detenuto risultano essere stati illecitamente sottratti alla farmacia carceraria dell’Ausl, cosa che le vale l’accusa di furto.

Per gli inquirenti, la medica orchestrò anche un piano insieme a un ergastolano di spicco – ex membro della criminalità organizzata campana e poi divenuto collaboratore di giustizia –  istruendolo sulla frequenza giornaliera e sulla natura dei malori da accusare per farsi mandare spesso in infermeria e al pronto soccorso anche da un altro medico del carcere, ignaro di tutto (lei stessa ce lo inviò per cinque volte). L’obiettivo era quello ottenere un ricovero ospedaliero e da lì, pare, il detenuto avrebbe anche pensato di evadere, approfittando del naturale minor controllo.

Condotte simili sono state riscontrate anche con altri due detenuti (uno dei quali collaboratore di giustizia), con i quali aveva concordato la simulazione di malori come deficit visivi o sintomi che facessero sospettare la presenza di attacchi ischemici transitori per orchestrare la necessità di un ricovero in ospedale.

Troppo perché il giudice delle indagini preliminari di Ferrara, Vartan Giacomelli, non concordasse con la richiesta avanzata dal pm Ciro Alberto Savino di applicare nei confronti di Salvatore la misura cautelare degli arresti domiciliari.

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