Ven 16 Set 2022 - 1555 visite
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I daini del Delta del Po finiranno nel piatto: l’Oipa lancia la protesta online

E a protestare contro la 'sentenza di morte' per i daini sono anche le associazioni della Rete tutela daini di Classe e di Lido di Volano: "Misero mercimonio elettorale sulla carne di esseri senzienti"

 

I daini del Delta del Po finiranno nel piatto. Ne è convinta l’Oipa, che ha lanciato una campagna di protesta online. E a protestare contro la ‘sentenza di morte’ per i daini sono anche le associazioni della Rete tutela daini di Classe e di Lido di Volano.

Contro la decisione di avviare la “cattura e delocalizzazione” degli esemplari presenti nelle due pinete, l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) la lanciato una campagna di protesta sottoscrivibile alla pagina web https://www.oipa.org/italia/giu-le-mani-dai-daini-del-parco-del-delta-del-po, che inoltrerà automaticamente la lettera di dissenso alle autorità coinvolte “nella decisione di deportarli per farne diventare carne da macello”. Sarebbe questo infatti il destino degli ungulati secondo l’Oipa.

“A fine agosto – scrivono infatti dall’organizzazione – l’Ente Parco Delta del Po ha pubblicato un avviso pubblico di ricerca di mercato per l’affidamento in concessione delle attività di cattura e delocalizzazione degli esemplari di daino (Dama dama) presenti nel territorio del Parco nelle pinete di Classe e di Volano con decorrenza indicativa dal 15 ottobre. Si vuole così individuare operatori economici interessati alla procedura di gara per svolgere l’attività di cattura degli ungulati all’interno dell’area protetta del Parco, fiore all’occhiello della Regione Emilia-Romagna. Nel bando si legge che il valore attribuito alla concessione è stato di 83.700 euro oltre all’Iva. Questa cifra deriva dalla stima degli introiti dell’attività svolta sulla base di un macabro calcolo. Si legge nell’avviso: “Il numero ipotetico di esemplari da prelevare è pari a circa 1.150”; “il valore della carne di daino, in Italia, varia tra 4,00 €/Kg per i maschi e 4,30 €/Kg per le femmine e i giovani dell’anno”; “il peso medio utile degli esemplari, tolte la pelle, la testa e la parte bassa delle zampe, è di circa 25 kg per i maschi e 20 kg per le femmine e i giovani dell’anno”; “il valore complessivo dei capi presenti, quindi, è di poco superiore ai 100.000,00 euro”; “ragionevolmente, non sarà possibile catturare più di 300 esemplari all’anno nei tre anni di concessione, per complessivi 900 capi ed un valore, quindi, di circa 83.700,00 euro, ossia 27.900,00 euro/anno””. Dunque “dopo avere negato quanto già evidente nella delibera 140/2021 che, di fatto, condannava i daini della pineta di Classe e di Lido di Volano a zone di prelievo venatorio e ad allevamenti da carne, questo bando parla chiaro: i daini finiranno nel piatto dopo essere stati uccisi”, commenta il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto.

“La Regione Emilia Romagna – prosegue l’Oipa – ha sempre sostenuto che i daini sono in sovrannumero, che causerebbero danni alle colture e rappresenterebbero un pericolo per la sicurezza stradale, dall’altro si è sempre contraddetta con dichiarazioni e dati da lei stessa forniti, come per esempio quelli che affermano che i danni alle colture prossimi allo zero. Inoltre, di fronte alle richieste di realizzazione di attraversamenti verdi per la fauna selvatica, anche con utilizzo di fondi europei, la Regione non ha mai provveduto a realizzarli visto “l’esiguità degli incidenti provocati dai daini”. La Regione non ha mai neppure introdotto metodi ecologici a tutela di animali e automobilisti previsti dalla legge n. 157/1992 –  continua il presidente dell’Oipa – eppure di questi metodi ce n’è un’ampia gamma: cartelli segnaletici, dossi nei punti di attraversamento della fauna selvatica, recinzioni nei punti ad alta percorrenza, applicazioni gratuite per informare i guidatori sui tratti a maggiore presenza di fauna selvatica, installazione di sensori luminosi e dissuasori acustici sono apparecchiature che, già applicate in diverse province della stessa Emilia Romagna come Modena, Reggio Emilia, Rimini e Piacenza, hanno dato un esito positivo riducendo a zero gli incidenti con gli animali selvatici”.

“Un misero mercimonio elettorale sulla carne di esseri senzienti” è il commento tranciante della Rete tutela daini di Classe e di Lido di Volano, che accusa la Regione Emilia-Romagna e nello specifico l’assessore Mammi, nella sua risposta al question time della consigliera Gibertoni (Gruppo Misto), di un “disgustoso ed equivoco scaricabarile”. “La Regione, infatti – spiegano dalla Rete – afferma di non aver alcuna competenza sulle zone gestite dall’ente di gestione Parco del Delta del Po, il quale, a dire di Mammi, decide autonomamente di affidare i daini al macello e alle aziende faunistico venatorie. Peccato che invece, sul sito della Regione stessa si legga: “La Regione si occupa della gestione complessiva del sistema territoriale delle aree protette e dei 159 siti della rete Natura 2000 adottando per conto del Ministero per l’Ambiente e della Commissione Europea indirizzi e norme per la loro istituzione, pianificazione e gestione e coordinando l’azione degli Enti di gestione”. Ebbene, la pressoché totalità delle aree del Parco del Delta del Po sono Rete Natura 2000, e vorremmo pure vedere che non lo fossero. Non bastasse, l’art. 36 della legge regionale 6 del 2005 tirata in ballo dall’assessore, stabilisce l’unitarietà della gestione faunistico – venatoria nelle aree naturali protette e nei siti della rete Natura 2000. Dunque, nessun rispetto per la vita di creature innocenti ma neanche per l’intelligenza dei cittadini. A completare l’arrampicata di specchi, tirano in ballo la Lav, raccontando che grazie ad essa una piccolissima parte dei daini verrà sterilizzata”

“Come mai – si chiede dunque la Rete – a soli 25 giorni dal voto, si è deciso di dare mandato al Parco per l’applicazione della Delibera regionale ammazzadaini? Perché la Regione finge di smarcarsi dall’impopolare decisione ora che gli altarini sono stati scoperti? Determina del Parco e Delibera della Regione da cui discende la Determina non possono che essere coincidenti, e che senso avrebbe sterilizzare animali per poi portarli in allevamenti anche da carne e in zone di caccia, come scritto nella Delibera? La vicenda assume sempre più i foschi contorni di un misero mercimonio elettorale sulla carne di esseri senzienti, alla faccia della presunta scientificità delle scelte che viene sventolata contro chi chiede tutela per i daini e l’applicazione di soluzioni al passo coi tempi, etiche e incruente. Il tutto, lo ribadiamo per l’ennesima volta, in totale assenza di dati reali (danni, censimenti, incidenti, etc.). Ma a chiarire il quadro ci viene in soccorso proprio un esponente di Federcaccia, tale Massimo Bulbi candidato per il Pd nel collegio Forlì-Cesena e ora consigliere regionale di maggioranza, il quale, in aprile 2022, nel gioire per il calendario venatorio approvato dalla Regione dichiarava: “Voglio ringraziare l’assessore Mammi per avere accolto le tante richieste che vanno a confermare il calendario venatorio dell’anno scorso, anche grazie al fatto che il parere di Ispra è obbligatorio, ma non vincolante”. Dunque, come ribadito con forza dall’assessore Mammi rispondendo alla consigliera Gibertoni, per i daini bisogna applicare senza appello i pareri non vincolanti di Ispra. Ma, aggiungiamo noi, per le altre questioni, come calendari e regolamenti venatori, no? E a farne le spese, che siano ungulati o avifauna, sono sempre gli animali e i cittadini a cui vengono calpestati i diritti di veder preservato il patrimonio indisponibile dello Stato quale è la fauna selvatica”.

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