Gio 18 Ago 2022 - 1311 visite
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Detenuto colpisce poliziotto e minaccia di sfigurargli il volto con una lama

Nuova aggressione in carcere a Ferrara. L'agente finisce al pronto soccorso. Il sindacato Sinappe: "Gli organi competenti intervengano prima che accada l'irreparabile"

Ancora un’aggressione in carcere a Ferrara ai danni di un agente della Polizia Penitenziaria. E’ accaduto nel tardo pomeriggio di martedì 16 agosto, quando un detenuto di origini nordafricane ha assalito un agente che lo aveva invitato a fare rientro nella propria cella al termine dell’orario di socialità.

Come riferisce il sindacato di polizia Sinappe, il detenuto, oltre ad aver ignorato l’invito, avrebbe spintonato il poliziotto, colpendolo poi ripetutamente al volto. Lo avrebbe inoltre minacciato di sfigurargli il volto con una lama rudimentale. Il dramma si è evitato solo grazie al sangue freddo del poliziotto che, nonostante la situazione sembrasse sfuggire di mano, è riuscito a mantenere la calma e a far desistere l’aggressore dal proprio intento.

L’agente aggredito è stato costretto alle cure presso l’ospedale di Cona e ha riportato una prognosi iniziale di 11 giorni e altri esami da espletare.

“La situazione – commenta il segretario generale aggiunto del Sinappe, Antonio Fellone – è sempre più fuori controllo. Quotidianamente siamo costretti a fare la conta dei danni e dei feriti, consapevoli che probabilmente si è di fronte alla più grave crisi del sistema penitenziario. Non possiamo rimanere immobili al continuo peggioramento delle condizioni lavorative di tutti gli operatori penitenziari, costretti a lavorare in un clima surreale per via dei continui insulti, minacce e aggressioni”. E, a proposito dell’episodio avvenuto martedì nel carcere ferrarese, Fellone puntualizza che “sarebbe bastato, come più volte richiesto, predisporre un congruo numero di poliziotti penitenziari per garantire la chisura della socialità in totale sicurezza, ma sembrerebbe che sia stato più volte sottovalutato il problema”.

La richiesta del sindacato è quella di un “intervento urgente degli organi competenti prima che la situazione diventi irreparabile”. “Il rischio del mestiere – conclude Fellone – non dovrebbe mai superare il livello oggettivamente necessario, invece, spesso, la Polizia Penitenziaria si trova a lavorare in situazioni limite, a volte evitabili”.

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