Gio 11 Ago 2022 - 1165 visite
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Eccidi della Certosa, 78 anni dopo: “Serve tornare a credere nei valori antifascisti”

La cerimonia davanti alla lapide che si trova di fronte alla chiesa di San Cristoforo. La storica Antonella Guarnieri: "L’invito a non dimenticare non basta più: dobbiamo studiare, approfondire, continuare il lavoro di analisi e di ricostruzione"

di Lucia Bianchini

Ferrara ha commemorato, nella mattinata di mercoledì 10 agosto, il sacrificio delle nove vittime dei due eccidi della Certosa, dell’11 e del 20 agosto 1944, in una cerimonia che si è svolta come ogni anno davanti alla lapide che li ricorda, di fronte alla chiesa di San Cristoforo, alla presenza delle autorità civili, militari religiose e delle associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma.

A ricostruire storicamente la vicenda è stata Antonella Guarnieri, storica e referente del museo del Risorgimento e della Resistenza, letto da Nicolò Govoni dell’Istituto di storia contemporanea: “I sette uomini del primo gruppo testimoniano il lavoro rischioso e continuo di propaganda e di infiltrazione portato avanti dal Pci a Ferrara sin dalla metà del 1935: erano operai dello stabilimento della gomma sintetica, antifascisti comunisti che non avevano mai compiuto azioni militari e che il fascismo estense condannò a morte per rappresaglia, in seguito all’uccisione da parte della Resistenza estense del Maresciallo di Ps Mario Villani, fascista violento, noto per la crudeltà esercitata durante gli interrogatori. Con l’uccisione di Cazzato e di Zanella, invece, i nazi-fascisti eliminarono due partigiani attivi; uno dei quali, Donato Cazzato, gappista sin dalla metà dell’ottobre 1943, aveva con certezza partecipato all’attentato a Villani”.

“A porre le basi per l’intenso momento di lotta armata – ha aggiunto la storica – che culminò nell’omicidio di Villani, era stato il movimento politico interpartitico e interclassista ‘Italia libera’, che, come scrive l’Ovra in un suo documento del 29 giugno 1943, raccoglieva attorno alla socialista Alda Costa tutti i partiti che si opponevano al fascismo, compresa una parte di monarchici e che già nel maggio del 1943 risultava pronto a passare dalla propaganda politica alla lotta armata”.

“L’invito a non dimenticare non basta più: dobbiamo studiare, approfondire, continuare il lavoro di analisi e di ricostruzione – è l’appello di Antonella Guarnieri -. Questi morti chiedono più interesse per la cultura, per lo studio, per la ricerca, perché i giovani che amano questi studi, ci sono, ma spesso non li possono perseguire con la forza e la concentrazione dovuti, perché temono di non trovare poi un lavoro. Questo Paese ha bisogno di loro, della loro intelligenza, sensibilità; ha bisogno di tornare a credere in quei valori che ci portarono fuori dalla tragedia fascista e che potrebbero portarci fuori anche dalle secche e dalle temperie di questi anni diversamente difficili, valori di eguaglianza, giustizia e di libertà”.

“L’impegno sociale e civile – ha poi esordito Micol Guerrini, assessore alle politiche sociali-, la partecipazione attiva e consapevole, la memoria operante di restituzione della comunità tutta diventano strumento di consapevolezza e presidio per i giovani, chiamati a contribuire alla costruzione di una comunità più equa e solidale. La nostra scuola, battito della comunità, è quotidianamente impegnata a educare i nostri ragazzi alla bellezza della partecipazione civile, promuovendo i valori di pace e democrazia, uguaglianza e giustizia, solidarietà e rispetto del prossimo. Il nostro dovere è insegnare alle giovani generazioni lo spirito critico nel comprendere, senza ingerenze politiche, culturali e mediatiche, il reale svolgersi degli eventi, per saper analizzare le informazioni e le esperienze in modo oggettivo. Siamo qui ogni anno a ricordare quel passato così buio affinché non si ripeta mai più”.

“La nostra democrazia è forte – ha concluso Guerrini-, ha saputo superare crisi economiche e sociali, terrorismi di ogni colore, e ci ha consentito di affrontare un presente talvolta incerto ma appassionante, raccogliendo sempre con entusiasmo le nuove sfide che ci impone il futuro. Oggi uomini semplici ci hanno permesso di arrivare fino qui, auguriamoci di avere lo stesso coraggio e se ci sarà richiesto, la loro stessa forza d’animo davanti alle avversità che ci aspettano nei giorni a venire. Grazie a Gaetano Bini, Guido Droghetti, Tersilio Sivieri detto Destino, Amleto Piccoli, Guido Fillini, Renato Squarzanti, Romeo Bighi, Donato Cazzato e Mario Zanella”.

A conclusione della cerimonia, Nicolò Govoni ha letto le parole del diario di don Lelio Calessi, parroco delle carceri che fu presente agli eccidi.

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