Ven 5 Ago 2022 - 421 visite
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Fishing for Litter a Porto Garibaldi: più di 14 tonnellate di plastica raccolti in mare

Presentati a Goletta Verde 2022 i dati della quarta edizione del progetto di Legambiente che coinvolge direttamente i pescatori. Il materiale raccolto sarebbe rimasto disperso in mare

Porto Garibaldi. Il progetto di Fishing for Litter, la raccolta dei rifiuti dai fondali marini con l’aiuto dei pescatori, arriva a destinazione a Goletta Verde 2022, quest’anno ormeggiata a Porto Garibaldi: al mercato ittico sono stati presentati i dati della quarta edizione, tenutasi da gennaio a luglio 2022, che ha permesso ai pescatori di riportare a terra i rifiuti accidentalmente pescati durante le attività di pesca e allo stesso tempo di generare consapevolezza sull’impatto ambientale dei rifiuti dispersi in ambiente. Un progetto sperimentale di successo che ha dimostrato il ruolo chiave dei pescatori per la salvaguardia del mare dai rifiuti e che ha anticipato l’approvazione della legge “Salvamare”, entrata in vigore il 25 giugno.

Il progetto ha visto quest’anno la partecipazione di sei volontari del Circolo Legambiente Delta del Po, coinvolti ogni mattina nella raccolta, cernita e smaltimento di rifiuti su 46 pescherecci aderenti alla cooperativa della Piccola Grande Pesca di Porto Garibaldi e 17 pescherecci appartenenti alla cooperativa degli allevatori di mitili aderenti alla cooperativa “Tecnopesca”. Il progetto è stato realizzato grazie al contributo di Clara spa – che come ogni anno si è occupata della gestione dei rifiuti differenziati, della loro raccolta con apposito cassonetto, e al sostegno della Capitaneria di Porto di Porto Garibaldi e del Comune di Comacchio.

Di fatto, anche quest’anno si conferma la predominanza delle calze per la coltivazione dei mitili tra i rifiuti riportati al porto dai pescatori, che costituiscono l’83% del totale delle quasi 40.000 unità di rifiuti portate in terra ferma. Grazie all’azione dei pescatori coinvolti dal progetto, più di 14 tonnellate di materiale raccolto è stato destinato alla corretta filiera di smaltimento: materiale che altrimenti sarebbe rimasto disperso in mare.  

I risultati del progetto sperimentale confermano il quadro preoccupante riguardo la piaga della plastica in mare, che costituisce il 99% dei rifiuti raccolti durante questa edizione di Fishing for Litter. Oltre alla già citata sovrabbondanza di materiale di scarto da attività produttive, troviamo anche un 10% attribuibile a rifiuti urbani (buste e shopper, bottiglie e contenitori vari, packaging alimentare). Come noto, la plastica in mare tende a degradarsi in particelle sempre più minute, le cosiddette microplastiche, che comportano danni inestimabili all’ecosistema marino e rischiano di finire nella catena alimentare, arrivando fino al nostro piatto. In questo senso, la buona pratica messa in moto dai volontari del progetto insieme alle cooperative di pescatori è il primo tassello di un cambio di paradigma fondamentale per combattere la crisi delle microplastiche nel Mediterraneo, tra i mari più colpiti al mondo da questo fenomeno.   

“Clara, come gestore locale della raccolta e trasporto dei rifiuti urbani, è sempre stata sensibile ai progetti innovativi di tutela ambientale proposti nel territorio – dichiara Alfredo Amman, direttore generale di Clara spa – In questo senso, le collaborazioni con Legambiente e con l’Università di Ferrara rappresentano l’impegno nella condivisione degli aspetti tecnici ed operativi al servizio di obiettivi superiori. La definitiva entrata in vigore della Legge ‘Salvamare’ pone una nuova sfida di coinvolgimento delle attività ittiche e degli allevatori di mitili, finalizzata alla salvaguardia del nostro mare: l’impegno di Clara sulla propria parte di processo sarà garantito, e anzi intensificato dal nuovo promettente quadro normativo”, conclude Amman.

La tavola rotonda che si è tenuta ieri mattina, giovedì 4 agosto, al mercato ittico di Porto Garibaldi, è stata un’esperienza importante per confrontarsi sulle opportunità della nuova legge “Salvamare”, che deve vedere l’attiva partecipazione di tutti i portatori di interesse della costa oltre ad animare una discussione su come progettare filiere di recupero delle reti dei mitili e mitigarne l’impatto ambientale.  

I protagonisti del progetto, il Circolo Legambiente Delta del Po, le cooperative di pescatori che hanno preso parte al percorso negli scorsi quattro anni e Clara spa, hanno avuto modo di confrontarsi e scambiare buone pratiche con diverse realtà territoriali e non: tra i presenti Elisa Scocchera, referente del progetto europeo Life Muscles, attivo nella riduzione dell’impatto legato all’uso di calze in polipropilene (PP) per l’allevamento di cozze, tra La Spezia e il Gargano; il professor Michele Mistri dell’Università di Ferrara, che negli scorsi anni ha realizzato nella Sacca di Goro un progetto di raccolta, classificazione, stoccaggio differenziato a bordo e a terra e analisi di rifiuti del mare e prodotti dell’attività ittica; e Giovanni Raggi, vicepresidente di Aipe (Associazione Italiana Polistirene Espanso), impegnata nell’operazione “Porto a Porto” con la finalità di facilitare e migliorare il recupero delle cassette in Eps per il pesce nei principali porti della penisola. Il quadro che si è delineato dunque è quello di una direzione comune in sinergia a livello nazionale per mettere in moto pratiche condivise per il recupero della plastica e derivati in mare.

“È importante – commenta Marino Rizzati, presidente del Circolo Legambiente Delta del Po – comprendere il dato quantitativo della raccolta delle ‘Calze’ per la coltivazione dei mitili in mare. I dati sono annualmente aumentati perché i ‘coltivatori di cozze’ invece di disperdere le ‘calze’ in mare, le conferiscono in banchina per essere differenziate in un cassonetto dedicato. Significa che i coltivatori stessi sono diventati virtuosi, hanno sottratto al mare una maggiore quantità di plastica”.

“L’entrata in vigore della legge Salvamare è un’importante passo verso la salvaguardia degli ecosistemi marini dell’Adriatico – commenta  Legambiente – necessario avviare ora un percorso per la condivisioni di tecniche operative per rendere il recupero dei rifiuti in mare una prassi collettiva e condivisa a livello nazionale ed europeo”.

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