Lun 4 Lug 2022 - 254 visite
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Sensori per monitorare lo stato idrico del terreno, via al sistema innovativo

L'assessore Balboni: "Completato un altro tassello del progetto Air-Break per affrontare il problema della siccità"

Un programma di monitoraggio dello stato idrico del terreno è stato avviato nel contesto del progetto Air-Break da parte dell’Università di Ferrara per un investimento complessivo di circa 4.500 euro. La siccità attuale, e più in generale la diminuzione della disponibilità di acqua a causa dei cambiamenti climatici, è un problema che per essere affrontato efficacemente richiede la raccolta e l’elaborazione di una serie di dati ambientali. Il monitoraggio appena avviato ha lo scopo di analizzare varie condizioni ambientali, tra cui il tenore di umidità e la temperatura del terreno.

È questa la finalità del sistema di sensori installato dalla docente del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Università di Ferrara Claudia Cherubini: monitorare una serie informazioni relative al mantenimento della capacità di campo dei terreni (ossia il grado di umidità ottimale per le colture) e al processo di percolazione dell’acqua piovana nelle falde. Tutti i dati raccolti serviranno a sviluppare sistemi per prevenire situazioni critiche sotto il profilo idrico e a mettere in atto interventi per mitigare gli effetti di periodi siccitosi come quello che stiamo attraversando.

“La situazione di crisi idrica in atto – spiega la docente Claudia Cherubini – induce a ritenere che il sistema attuale di gestione dell’acqua richiede un cambio di paradigma sostanziale. Probabilmente si renderà necessario rivedere il sistema di gestione delle acque nei bacini idrografici mediante visioni in grado di adattarsi meglio ai cambiamenti climatici in atto. Ad esempio, sarà necessario tenere in maggior conto del fatto che ogni accumulo idrico superficiale comporta l’aumento dell’evaporazione, inoltre, bisognerà studiare forme di drenaggio delle acque meteoriche in falda per contrastare la diminuzione di infiltrazione dovuta all’intensità delle piogge, depauperando i serbatoi idrici sotterranei, inducendo un maggior deflusso a mare delle acque dolci continentali. Ciò va impedito attraverso diffusi sistemi di intercettazione sul piano campagna da cui deve essere favorito il drenaggio in falda”.

“L’ondata di siccità che prosegue dall’inizio dell’anno non si poteva evitare – aggiunge l’assessore all’Ambiente Alessandro Balboni – ma una visione a lungo termine, consapevole del costante peggioramento delle condizioni climatiche, ci impone di studiare strategie per minimizzare le conseguenze e stanziare fondi per mettere in campo contromisure. Questo è lo scopo delle nostre rilevazioni: riuscire ad avere un quadro dettagliato del delicato aspetto idrico del nostro territorio, introducendo poi strategie innovative per migliorarne le condizioni, come è stato fatto per i vassoi israeliani condensa-rugiada Tal-Ya”.

“Il progetto Air-Break – prosegue Balboni – non si riduce alla sola forestazione urbana, ma anzi è uno strumento fondamentale per sviluppare un approccio olistico alle criticità ambientali di Ferrara e fornire i mezzi per intervenire sulle criticità che emergono”.

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