Mer 29 Giu 2022 - 508 visite
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Aborto, anche la scuola ha le sue colpe

Condivido appieno la preoccupazione di Ilaria Baraldi sull’eventuale modifica peggiorativa o, addirittura, sulla cancellazione della nostra legge statale sull’interruzione volontaria della gravidanza in strutture sanitarie pubbliche, specialmente dopo aver sentito, qualche tempo fa, in “Di martedì” de La 7, la conferenza in spagnolo di Giorgia Meloni.

Tuttavia, se l’abolizione della legge sull’interruzione volontaria della gravidanza è già in atto in vari stati USA, “luoghi delle cosiddette libertà individuali”, c’è da restare all’erta anche da parte delle donne italiane e in Italia.

L’aborto volontario credo sia soprattutto una scelta dolorosa e una sconfitta per chi lo pratica, ma anche una presa di coscienza sulla propria condizione economica e psicologica, perché chi nasce ha bisogno di accettazione amorosa, di cure continue e di protezione.

E’ vero che le nostre donne potrebbero fare uso “consapevole” dei mezzi contraccettivi, ma le pillole credo siano ancora a pagamento e i famosi consultori “rispettosi e non soprattutto dissuasivi” non so se esistano ancora. E gli uomini potrebbero sottoporsi all’operazione reversibile della vasectomia, se non sono in grado di sostenere eventuali richieste di partecipazione da parte della partner. Ma penso che ben pochi di loro accettino questo intervento chirurgico.

Anche la scuola pubblica ha le sue colpe profonde di silenzio, a cominciare dalla conoscenza del corpo umano e dell’uso corretto che ognuno dovrebbe fare del proprio sia nei rapporti intimi che in altri comportamenti dannosi se non sono tenuti sotto autocontrollo come l’eccesso di cibo, di bevande alcooliche, di fumo, ecc. Ma pressoché nessuno, tranne medici e alcuni biologi, conosce anche solo in modo elementare il corpo umano di cui ognuno è responsabile del proprio.

Nell’anno 2000, insieme al docente Unife, ordinario di istologia, Germano Salvatorelli (già laureato in scienze biologiche e in medicina e chirurgia, ora defunto) conducemmo una semplice breve ricerca sulla conoscenza elementare di sette organi del corpo umano. Il prof. Salvatorelli visionò, con messa a punto, le domande, poi corresse in mia presenza le risposte, mentre io stesi un librettino che riporta come titolo la frase di uno studente di scuola superiore di secondo grado: “Perché mi chiedete cose che non so?”.

Il libretto ebbe tre bervi prefazioni: una scritta dalla dottora Paola Castagnotto (assessora ai servizi alla Persona sociali sanitari), la seconda, scritta dal professor Giuseppe Inzerillo (sovraintendente scolastico regionale per l’Emilia-Romagna), la terza, dalla docente Unife Sandra Degli Esposi Elisi (docente di antropologia culturale e del Centro studi Paracelsus Unife) .

Di questa ricerca in corso ne aveva dato notizia “Il Carlino Ferrara” (Isabella Cattania, il 20/04/2000) e poi lo stesso giornale informò anche dell’uscita del libretto (14/01/2001). Ora, questo sta nelle biblioteche pubbliche ferraresi, forse mai letto da nessuno, o quasi nessuno.

Ma nessun altro se ne occupò, compreso le donne delle associazioni femminili e femministe. Perché della scuola, in fondo, importa assai poco a quasi tutti.

Bruna Bignozzi

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