Dom 3 Lug 2022 - 88 visite
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L’informazione non solo si vede, ma si sente

Con l’acquisto di Will da parte di Chora media, nasce il primo polo di info-podcast d’Italia

di Edoardo Righini

Chora media ha acquistato il 100% di Will. Diciamolo meglio. Una delle principali “podcast factory” italiane fondata tra gli altri da Mario Calabresi ha acquistato la totalità di Will, uno dei profili editoriali social più importanti del Paese.

La notizia, che sembra essere interessante solo per gli addetti ai lavori, in realtà è decisamente rilevante.

Da un lato, infatti, abbiamo una società che sta lavorando per posizionarsi come leader nella creazione di contenuti audio sia branded che unbranded (ovvero per le aziende o per proprio sviluppo editoriale interno).

Dall’altro lato, invece, c’è una delle pagine social che più di altre ha dato una forte impronta editoriale all’infoteinment sui social, ovvero ha creato uno stile ingaggiante, giovane ed efficace di condivisione delle notizie su Instagram e altre piattaforme affini.

La prima ha acquistato la seconda. Al di là dell’aspetto puramente economico, l’operazione dice qualcosa: il modo di fare informazione, almeno online, sta cambiando di nuovo e velocemente.

Da tempo, infatti, l’informazione viene fatta attraverso i social, usando formati brevi, immediati e di comoda fruizione, spesso rivolti ai più giovani, alla Gen Z per intenderci, che più di altri vede lo smartphone come uno strumento polivalente.

A questo si aggiunga che la pandemia prima e la guerra in Ucraina poi, hanno dato straordinario impulso ai podcast come strumento di racconto della realtà: non a caso, nel primo periodo del conflitto, i podcast più ascoltati erano proprio quelli legati al conflitto, delle sorte di reportage di guerra per auricolari.

Allo stesso modo, nella lista dei podcast più ascoltati in Italia, tra i primi 10 ce n’è sempre almeno uno che offre una rassegna stampa sulle notizie più importanti della giornata.

In un certo senso, era inevitabile che queste due anime della “nuova informazione” prima o poi si unissero, dando vita così al primo polo italiano dell’informazione nativa digitale.

Sul piano dei freddi numeri, il colpo è clamoroso: le due società insieme possono fare affidamento su una community social di 2 milioni di persone e su oltre 3 milioni di ascolti medi mensili, occupando sempre posizioni di vertice nelle piattaforme di riproduzione.

E la prospettiva è proprio di aumentare queste statistiche, ampliando il proprio pubblico di riferimento e soprattutto la pervasività dell’offerta.

Se prevedere quali saranno gli sviluppi è impossibile, di una cosa si può stare certi: questa acquisizione manda un segnale all’intero settore media, lanciando un segnale forte a tutti gli operatori del settore, ovvero che se si vuole rimanere competitivi occorre cambiare e allinearsi con le tendenze del mercato.

Resterà da capire se alla lunga il modello sia vincente, sia dal punto di vista del riscontro di pubblico sia dal punto di vista della capacità di evolvere un’offerta accattivante che non vada a sacrificare la complessità e l’approfondimento delle varie tematiche, che fatalmente si fanno sempre più complesse.

Per ora non resta che attendere e mettersi in ascolto.

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