Sab 25 Giu 2022 - 3042 visite
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Sant’Anna. I lavoratori: “Siamo stanchi, manca il personale: la città ci aiuti”

Accorato appello-denuncia delle Rsu: “Non riusciremo a continuare. I cittadini non si arrabbino con noi, stiano al nostro fianco in questa lotta”

Più che il comunicato di un’assemblea sindacale sembra un disperato grido d’aiuto, quello delle rappresentanze sindacali unitarie dell’azienda ospedaliero-universitaria di Cona. Perché i lavoratori del Sant’Anna dicono, chiaro e tondo, che non ce la fanno più, che il personale non basta, i servizi è sempre più faticoso garantirli, mentre l’azienda è sorda. Per questo chiedono aiuto ai cittadini.

“Abbiamo portato numeri e prove evidenti del fatto che manca personale (150 professionisti nel comparto sanità) – si legge nella nota delle Rsu -.Il risultato è stato una negazione dell’esistenza del problema con affermazione da parte della nostra Direzione che a loro i conti che noi lavoratori abbiamo fatto, non tornano. In questi anni abbiamo visto un ospedale che si svuotava di professionisti della salute con esperienza e conoscenze indispensabili per svolgere questo lavoro, professionisti che sono andati in pensione, professionisti a cui sono scaduti contratti a tempo determinato, colleghe e colleghi mai sostituiti e che hanno lasciato dei buchi nella nostra dotazione organica, buchi che ad oggi sono diventati baratri. Se oggi stiamo chiedendo attenzione da parte dei media è per diffondere la notizia che senza un numero adeguato di personale, voi cittadini di Ferrara o di qualsiasi altra provincia o paese, nel momento in cui vi rivolgerete al nostro ospedale, non potrete avere l’assistenza che desiderate e di cui avete diritto”.

L’allarme è netto: “Fino a questo momento, nonostante le grandi difficoltà, i reparti e i servizi hanno garantito un livello di assistenza sufficiente solo grazie alla volontà e all’impegno che ogni dipendete di questa azienda ha messo in campo, non tirandosi mai indietro ma, ad oggi, proprio la nostra etica professionale ci dice che non riusciremo a continuare così e se noi molliamo l’ospedale implode, l’assistenza implode. Siamo i primi a vergognarci di questo”.

“Le proteste e le urla dei pazienti in Pronto Soccorso costretti ad aspettare ore infinite su una barella prima di essere presi in carico da infermieri e medici – riportano le Rsu -, le lettere scritte all’Urp da parenti di pazienti obbligati a letto rimasti ad aspettare per tempi indicibili le cure igieniche da parte di operatori oberati di lavoro, tutto questo ci fa male. Siamo lavoratori che ogni giorno cercano di dare il meglio ma è difficile quando si fanno turni che prevedono fino a 12 ore lavorative, reperibilità di 24 ore durante le quali si sta chiusi in una sala operatoria fino a 18 ore, settimane fatte di 10 giorni lavorativi consecutivi senza mai un giorno di riposo. Quando la stanchezza prende il sopravvento si sbaglia e nel nostro lavoro non possiamo sbagliare perché a pagarne le conseguenze sono i nostri pazienti, siete voi cittadini che non potete avere un’assistenza degna di essere definita cosi”.

Si arriva anche al paradosso: “Sono stati stanziati dei soldi per la sanità pubblica: è inutile investirli in macchinari che costano milioni se poi non hai il professionista che lo sa far funzionare. Bisogna investire sull’assunzione di personale in modo da permettere una turnazione e un orario di lavoro che rispettino l’essere umano e il suo ciclo di vita, che permetta ad un lavoratore di dormire, mangiare e riposare a sufficienza. Siamo gli stessi che non hanno mangiato e dormito a sufficienza durante la pandemia e lo ammettiamo: siamo stanchi”.

E serve aiuto, da qui un appello che raramente si legge: “Abbiamo bisogno che i cittadini non si arrabbino con noi, perché, oltre a essere operatori sanitari, anche noi siamo cittadini che necessitano di una sanità pubblica funzionante dove poterci rivolgere in caso di necessità. Anche noi abbiamo figli, madri, padri, nonni che una volta entrati in ospedale hanno il diritto di essere trattati da persone umane con una dignità da rispettare e non come gente che semplicemente occupa un letto o una barella. Abbiamo bisogno che la città tutta non ci stia di fronte a muso duro, ma che stia al nostro fianco in una lotta unita per il raggiungimento dello stesso obiettivo”.

La richiesta è quella di avere “più infermieri, Oss, tecnici di laboratorio e radiologia, amministrativi, ostetriche, fisioterapisti, più personale per un’assistenza perfetta che il sistema sanitario e noi operatori abbiamo il dovere di erogare”.

“Ci chiamavate eroi durante la pandemia, vi siete affidati a noi, vi siete fidati di noi – ricordano i lavoratori del Sant’Anna -, fidatevi anche adesso quando vi diciamo che se protestiamo e scioperiamo lo stiamo facendo anche per voi cittadini perché voi siete i nostri pazienti e noi abbiamo il dovere di prenderci cura di voi. Lo abbiamo fatto prima della pandemia, durante la pandemia e lo faremo sempre. Aiutateci solo a farlo meglio chiedendo con noi l’assunzione di personale”.

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