Sab 25 Giu 2022 - 468 visite
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Crisi sanità, la Uil suona la sveglia: “Rischio privatizzazione concreto, basta con la politica degli ignavi”

Il sindacato invia lettere a Comuni e gruppi consiliari indicando una traccia di Odg da presentare nei rispettivi consigli comunali: ""Più risorse dalla Regione e un piano dei futuri assetti". Stato di agitazione in tutte le strutture

Massimo Zanirato e Leonardo Uba

La Uil Fpl suona la sveglia alla politica sul tema della sanità in “codice rosso”, a livello di servizi, di risorse, di personale e di rischio privatizzazione. Lo fa con un’iniziativa a livello regionale, e a maggior ragione in provincia di Ferrara dove le criticità si fanno particolarmente sentire, proponendo alla politica di discuterne all’interno dei rispettivi consessi comunali, inoltrando a ogni Comune e ai singoli gruppi consiliari una “traccia” di ordine del giorno da presentare nei rispettivi consigli comunali. E proclamando contemporaneamente lo stato di agitazione in tutte le strutture.

Il rischio che buona parte della sanità pubblica possa essere privatizzata sembra essere la preoccupazione anche della Uil provinciale, stando alle parole del segretario generale Massimo Zanirato e del segretario della Fpl ferrarese Leonardo Uba. “Emerge infatti – spiega Zanirato – che le maggiori spese per l’emergenza Covid nel 2021 siano state eccezionalmente coperte con soldi propri della Regione Emilia-Romagna, circa 400 milioni, e solo in parte dal Governo. Per il 2022, in assenza di copertura dal Governo, la Regione non ce la farà e si rischia il blocco totale delle assunzioni. I proclami dell’assessore regionale Donini sulle liste d’attesa sono dunque fantasie. La domanda sorge spontanea: tutto questo metterà in discussione il modello di sanità pubblica dell’Emilia-Romagna con ricorso al privato anche non convenzionato? E’ un forte dubbio, dato che con i fondi del Pnrr si provedono grossi investimenti in quota capitale, ma se manca il personale il rischio è che si facciano grandi cattedrali nel deserto che poi si è costretti a cedere ai privati. Ecco, per noi la salute è un diritto di tutti i cittadini e non solo di chi ha la carta di credito”.

E’ di questi argomenti, fondamentali per gestire presente e futuro della sanità, che la Uil vorrebbe si interessasse la politica chiedendo – così come indicato nella traccia di odg proposta ai Comuni – di invitare la Regione a presentare quanto prima un piano complessivo dei futuri assetti della sanità e a dotare le singole aziende sanitarie di risorse sufficienti per garantire servizi al cittadino e diritti al personale.

“Siccome di questo non si parla mai abbastanza – aggiunge Zanirato – ricordo che in Conferenza territoriale socio-sanitaria (Ctss) gli ultimi tre bilanci delle aziende sanitarie sono stati approvati con una minoranza di voti ponderati, con tanti amministratori che non si sono nemmeno espressi. Il sommo poeta Dante metteva gli ignavi in un girone che non era nemmeno degno di essere all’inferno, ma in una sorta di anticamera dell’inferno: vorrei che gli amministratori che non si esprimono facesero la stessa fine”.

Intanto la proposta della Uil di presentare un odg nei consigli comunali è stata già accolta, per il Comune di Ferrara, dai gruppi Pd, Azione Civica e Gente a Modo, e il loro documento “in merito alle criticità della sanità ferrarese” verrà discusso già lunedì prossimo nel corso della seduta programmata alle ore 15.

Della questione scottante della carenza di personale all’ospedale di Cona, collegata alla carenza di risorse, ne ha sviscerato alcuni aspetti Leonardo Uba, dopo ciò che emerso nella delegazione trattante di giovedì presso l’Azienda ospedaliera. “A Cona – riferisce – mancano 150 unità e 250 sarebbero da stabilizzare. La novità emersa è che 30 nuovi infermieri (ma ne servirebbero un’ottantina) verranno assunti attingendo dalle attuali graduatorie (13 sono già in servizio e gli altri entro metà uglio) e 15 verranno stabilizzati. Altre assunzioni: 3 Oss su un fabbisogno di 40 più 3 stabilizzazioni, 5 ostetriche e 10 infermieri dal 15 luglio in avanti. E’ sicuramente uno sforzo dell’Azienda Ospedaliera, ma come si può ben comprendere non è assolutamente sufficiente”.

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