Attualità
24 Giugno 2022
Se n'è parlato al chiostro di Santo Spirito nell'"appuntamento di prospettiva" organizzato dal Movimento Nonviolento

La pace si può raggiungere senza armi con la non violenza

di Redazione | 2 min

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È “un appuntamento di prospettiva” quello che si tiene al chiostro di Santo Spirito e organizzato dal Movimento Nonviolento. Un appuntamento proponente una riflessione che giocoforza si scontra con l’attualità della guerra in Ucraina pur ricordando anche altri conflitti avvenuti negli ultimi anni.

A partecipare Daniele Lugli, storico membro del movimento non violento, Laila Simoncelli avvocata e responsabile del servizio Diritti umani e giustizia della Comunità Papa Giovanni XXIII. Inoltre da Odessa in collegamento Alberto “K” Capannini che si trova in Ucraina con il gruppo Operazione Colomba. Questa “nasce nel 1992 dal desiderio di alcuni volontari e obiettori di coscienza della Comunità Papa Giovanni XXIII, di vivere concretamente la nonviolenza in zone di guerra. Inizialmente ha operato in ex-Jugoslavia dove ha contribuito a riunire famiglie divise dai diversi fronti, proteggere (in maniera disarmata) minoranze, creare spazi di incontro, dialogo e convivenza pacifica”.

A moderare l’incontro Patrizio Fergnani ricordando come “si ragioni sempre sulla quantità di armi da mettere in gioco” mentre “non si ragiona mai su come raggiungere la pace attraverso la non violenza”. Questo porta anche a ritenere i non violenti come schierati dalla parte di Putin ma, ribadisce Fergnani, “noi non siamo neutrali, siamo dalla parte del più debole”.

Daniele Lugli cerca invece di porre l’accento sui motivi che hanno scatenato la guerra. “Abbiamo bisogno – dice – di capire cosa sta succedendo dentro questa guerra” ma anche “cosa ci ha portato alla guerra”. “Le armi – aggiunge – non garantiscono la sicurezza” e questo lo vediamo negli Stati Uniti dove la proliferazione di armi porta a innumerevoli stragi. Ma, aggiunge Lugli, “se questo è vero per gli individui è vero anche per gli Stati”. “Il rifiuto della guerra – dice – è la condizione per avere un diverso orientamento” e aggiunge che “gonfiare le spese degli eserciti non porta sicurezza” anzi, “l’aumento delle armi ci deve preoccupare”.

“Sappiamo – dice Laila Simoncelli – che in Italia esistono dal dopoguerra i piani strategici triennali della difesa”. E così come esistono in Italia esistono i piani pluriennali dell’Unione Europea. “Vi siete mai chiesti – aggiunge – perché non ci sono i piani strategici per la custodia e il mantenimento della pace? Non ci sono perché manca un Ministero della Pace”. “Se avessimo un Ministero della Pace – dice Simoncelli – avremmo i piani strategici per il suo mantenimento”.

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