Economia e Lavoro
22 Giugno 2022
Presentati i dati del rapporto dell’Osservatorio Ires. I ferraresi hanno perso più di mille euro di reddito in un anno

Economia e lavoro. A Ferrara la ripresa più lenta della regione

di Redazione | 6 min

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di Lucia Bianchini

Sono stati presentati da Cgil, Cisl e Uil i dati dell’undicesimo rapporto dell’Osservatorio sull’economia e il lavoro in provincia di Ferrara a cura di Ires Emilia Romagna.

“Un anno fa presentavano la piattaforma unitaria ‘un territorio da riprogettare oltre la pandemia’ – ricorda Veronica Tagliati, segretaria generale di Cgil Ferrara– le cui proposte sono ancora attuali, e il contesto è ulteriormente aggravato da un contesto caratterizzato da estrema incertezza per il futuro. La situazione che il conflitto e la coda della pandemia stanno determinando “rischia di portare effetti pesantissimi sul Paese, dal punto di vista economico e sociale, quali un’alta disoccupazione soprattutto giovanile e femminile e forte incidenza di lavoro precario e discontinuo”.

“Il peggioramento dello scenario internazionale e forti elementi speculativi – aggiunge – hanno causato un incremento vertiginoso dei prezzi dei beni energetici, che si è sommato alle preesistenti strozzature dell’offerta, sia sulle forniture delle materie prime, sia dei generi di prima necessità, anche alimentari. Si renderanno quindi sempre più urgenti misure di protezione sociale e meccanismi che limitino le conseguenze del carovita, che amplia la forbice delle disuguaglianze”.

Come spiega Gianluca De Angelis, illustrando i dati dell’Osservatorio Ires, nel ferrarese a trainare la ripresa dal 2021 è stata la manifattura, con un incremento del valore aggiunto positivo del 13,2%. Anche il settore delle costruzioni segna un periodo di forte espansione, con un valore aggiunto che cresce del 2,3%. Meno vivaci risultano invece i servizi, dove il recupero pari al 4,5% non basta tornare ai livelli pre crisi.

Per Ferrara le stime prevedono un recupero piuttosto lento, nonostante il rimbalzo del 2021. Come spiega De Angelis “i valori pre crisi sono un obiettivo apparentemente non raggiungibile, almeno fino al 2025. Il valore aggiunto del ferrarese nel 2020 scende, come in tutte le zone, nel 2021 è sotto allo zero, ma anche sotto gli anni precedenti alla pandemia, e continua anche nel 2022 ad essere negativo. In regione, invece, il recupero dei volumi dovrebbe arrivare già nell’arco dell’anno in corso”.

Nel 2021 la produzione ferrarese vale il 5,6% di quella regionale. Nel 2021 la crescita segna una variazione positiva, anche a Ferrara (pari al +6,2%) – al di sotto della variazione regionale (+7,2%) -, trainata soprattutto da industria e costruzioni, quest’ultimo settore fortemente sospinto dagli incentivi statali; mentre cresce nel 2022 nonostante la variazione dell’industria sia praticamente nulla. Per il 2022 la crescita prevista è pari al 2,3%.

Complessivamente la provincia di Ferrara si mostra più lenta della regione (+7,3%) e mentre per il ferrarese le stime non individuano l’anno del recupero dei livelli pre-covid, per l’Emilia-Romagna l’anno del recupero potrebbe essere già quello in corso.

La crescita ferrarese, oltre al buon andamento dei settori dell’industria e delle costruzioni, è stata determinata anche da un’interessante ripresa delle esportazioni (+25,5%), al di sopra dell’indicatore regionale (+16,9%), nonostante la caduta registrata nel 2020 fosse più del doppio rispetto a quello regionale. Le variazioni positive riguardano tutte le merci più significative, come i macchinari, le apparecchiature e i prodotti chimici.

Entrando nel vivo dei dati sul lavoro si evidenzia che il 2021 è l’anno del rientro sul mercato del lavoro. L’attività cresce soprattutto per la componente femminile, ma mentre i maschi che cercano un lavoro lo trovano, per le femmine questo non vale. “La variazione degli occupati è praticamente nulla, lo 0,2% – sottolinea De Angelis –, ma declinandola sul genere si vede che mentre i maschi calano del -0,2% e le femmine aumentano dello 0,6%”.

Ad aumentare è anche il divario tra giovani e anziani: il tasso di occupazione cresce in generale, ma diminuisce per la fascia 15-24 anni e meno per la fascia 25-34 anni. Il tasso di disoccupazione aumenta da 6,9% a 7,3%, ma le sole fasce in cui cresce sono 15-24 anni, da 16,8% al 24,5%, e 25-34 anni di 0,4 punti e tra i 50 e i 74 anni, passando dal 4,6% al 6,3%.

Nella fascia dei più anziani diminuisce il tasso di inattività, che invece cresce per i più giovani. Il lavoro aumenta per quanto riguarda le forme più fragili, bloccate nel 2020, somministrazione e apprendistato, e la maggior parte delle assunzioni continuano ad essere a tempo determinato. Il 2020 ha visto poi un calo del reddito medio rispetto al 2019, da 21.676 € a 20.495 € pari al 5,4%. Restano stabili i percettori, si evidenzia quindi un peggioramento delle condizioni complessive, oltre al fatto che la popolazione ferrarese continui a diminuire.

Interessante anche il divario di reddito nell’asse da est a ovest del territorio. Le dichiarazioni fino a 15.000 euro sono 18,4 per ciascuna sopra i 75.000. Nei comuni orientali il rapporto è di 36 in su. Le zone più “ricche” con redditi medi compresi tra 19.539 e 22.255 sono i comuni di Ferrara, Cento, Terre del Reno e Vigarano. Segue la fascia 18.131-19.539 per Bondeno, Poggio Renatico, Masi Torello e Argenta. Vengono quindi i redditi tra 17.347 e 18.131 per i comuni di Voghiera, Portomaggiore, Copparo e Codigoro- Si guadagna ancora meno (16.518-17.347 a Ostellato, Fiscaglia, Tresignana e Jolanda. Ma chi se la passa peggio (9.212-16.518) sono Riva del Po, Mesola, Lagosanto, Goro e Comacchio.

A commentare questi dati sono stati Gianni Michele Padovani, presidente della Provincia di Ferrara, Mauro Giannattasio, segretario generale della Camera di Commercio e Massimo Zanirato, segretario generale di Uil Ferrara.

“Fino a quando la politica non capirà che per decidere bisogna conoscere faremo fatica anche noi a prendere decisioni – commenta Gianattasio -. I dati hanno sottolineato che dobbiamo avere uno sguardo ampio, dobbiamo far sì che la complessità del momento non ostacoli l’idea di futuro della nostra provincia. Il sogno di ciascuno è progettare il futuro, scegliere la propria condizione di vita, ognuno desidera attraverso il lavoro conseguire ciò a cui aspira, ed è proprio il lavoro che porterà questa provincia fuori dalla crisi. La marginalità legata al mondo giovanile è una ragione di indebolimento di qualunque società ed economia, servono forti investimenti in formazione per un’occupazione di qualità. Assistiamo ad un paradosso: l’occupazione è sotto il livello pre crisi, ma molte imprese faticano a trovare professionisti. Dobbiamo provare ad invertire questa tendenza. La mobilità dei giovani è una cosa molto positiva, il guaio è che se ne vanno ma non tornano”.

Padovani commenta invece la situazione delle aree interne della provincia: “Abbiamo territori che ancora non hanno medici di base, perché nessuno vuole andarci, per cui bisogna trovare politiche particolari che tengano conto di queste difficoltà, fare azioni in modo che tutti i cittadini si sentano tutelati”.

“Mi dispiace vedere pochi amministratori – pungola Zanirato– , a meno che non siano collegati via facebook, non perché siamo gli unici portatori di interesse, ma confrontarci su dati, analisi socioeconomiche può metterci nelle condizioni di prendere le decisioni giuste”.

“In un territorio delicato come quello ferrarese – prosegue il segretario Uil -, nonostante alcuni numeri positivi, si possono dare alcune letture: aumenta il lavoro delle persone a termine, aumenta il lavoro precario, e aumentano, con esso, il lavoro meno qualificato, e gli infortuni sul lavoro, in parte diretta conseguenza della mancanza della dovuta formazione. Il sistema delle costruzioni cresce, perché ‘drogato’ dal 110%, che causa fretta nei lavori. Altro dato molto negativo è che a equivalenza di occupati calino i salari, in parte giustificati dall’uso di ammortizzatori sociali, meno giornate lavorate, o precarietà”.

“Mi ha fatto pensare – conclude – il fatto che la zona del basso ferrarese sia quella con redditi più bassi, e che vi sia un allargamento della forbice di chi sta peggio. È compito della politica ridurla, invece in questi anni è successo l’esatto contrario. Le politiche di Comune, Provincia e Regione non sono sufficienti, ma dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità”.

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