Politica
12 Giugno 2022
L'intervento di Francesca Battista, segretaria confederale della Cgil di Ferrara, a proposito dei regolamenti eliminati e delle “semplificazioni” introdotte dalla giunta

“Eliminare il Consiglio delle Comunità straniere non è semplificazione”

di Redazione | 3 min

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di Francesca Battista*

Negli ultimi giorni sono apparsi sulla stampa locale diversi articoli riferiti all’eliminazione di alcuni regolamenti da parte della Giunta del comune di Ferrara, operazione presentata in nome della “sburocratizzazione e della semplificazione della macchina comunale”. Fra i regolamenti eliminati viene citato quello relativo al Consiglio delle Comunità straniere.

Cosa ha a che fare la soppressione del Consiglio delle Comunità straniere con il tentativo di “snellire e liberare da vincoli burocratici cittadini e imprese”? Nulla evidentemente, si tratta della scelta politica di eliminare dalla città uno strumento di partecipazione alla vita pubblica, che riguardava associazioni di e per stranieri, enti e organizzazioni che prevedano tra gli obiettivi fondanti la promozione dell’integrazione e dell’inclusione sociale, la lotta alla discriminazione, la promozione del dialogo e del confronto tra culture diverse.

Ci si sarebbe potuti porre il tema di come farlo funzionare di più e meglio, ma si è fatta una scelta diversa, che non sorprende, ma che andrebbe quanto meno affermata per quello che è.

Scelta che segue quella della chiusura del Centro Servizi Integrati per l’Immigrazione, di cui è rimasta in essere una parte residuale dell’attività, su cui ci siamo già espressi. Con quella chiusura il Distretto Centro Nord (quello che ruota attorno a Ferrara e al mandamento copparese per intenderci) è rimasto l’unico della provincia ad essere sprovvisto di sportelli specifici per i cittadini stranieri per le pratiche di richieste e rinnovo permessi e per la consulenza per casi complessi (supporto di cui non si avvalevano solo i cittadini, ma anche gli uffici pubblici), andando in direzione contraria rispetto a quanto previsto dal Piano socio-sanitario regionale che al contrario prevede di sistematizzare la rete degli sportelli specialistici ed informativi rivolti alla cittadinanza straniera e di consolidare il supporto di interventi qualificati di orientamento legale.

Oggi, cancellando il consiglio delle comunità straniere, si decide di privare la città di un’opportunità di creazione e sviluppo di momenti di partecipazione, inclusione e promozione interculturale, bollando come burocrazia uno strumento di partecipazione attiva della cittadinanza.

Le scelte fin qui fatte in questo ambito non ci sembra vadano nella direzione di “rendere più sostenibile il rapporto dei cittadini con la pubblica amministrazione”. Se questo è l’obiettivo, suggeriamo ad esempio di rimuovere la novità introdotta dalla stessa Giunta nella procedura di richiesta della certificazione di idoneità abitativa, dove è stata inserita fra la documentazione da allegare una “perizia asseverata da un tecnico attestante la sussistenza dei requisiti igienico sanitari e di idoneità abitativa”.  È  da un anno che denunciamo come di fatto si costringa i cittadini che ne devono farne richiesta a rivolgersi ad un professionista privato perché dichiari quanto dovrebbe accertare lo stesso Comune, determinando un aumento esponenziale del costo della pratica a carico di semplici cittadini. Costringere cittadini a pagare un geometra, un architetto o un ingegnere solo per presentare una domanda al Comune di Ferrara significa rendere loro la vita impossibile e ingiustificatamente costosa, scaricando su di loro costi che dovrebbero essere del Comune. Ci aspettiamo che il Comune pensi piuttosto ad assumere il personale necessario a svolgere il servizio e rimuova questa condizione.

*Francesca Battista è segretaria confederale della Cgil di Ferrara

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