Mer 18 Mag 2022 - 2293 visite
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Se ne va Luciano Soressi, leggenda del calcio dilettanti

Il suo calcio a zona celebrato anche da Stadio. I suoi giocatori lo ricordano come un “grande mister e grande uomo”

Copparo. Se n’è andato all’età di 79 anni il ‘Cruijff di Copparo’. Luciano Soressi lascia dietro di sé mille ricordi raccolti ai bordi dei rettangoli verdi della provincia di Ferrara e di quella rodigina.

Nato nel 1943 a Gossolengo, in provincia di Piacenza, Luciano Soressi, per tutti ‘Ciano”, prima di diventare lo storico allenatore del calcio dilettantistico nostrano, iniziò la carriera di calciatore nella squadra della sua città.

Si mise subito in mostra e nel 1958 il suo tesserino venne acquistato dall’Inter di Meazza. Qui gioca insieme a mostri sacri del calcio italiano come Mazzola, Facchetti e Boninsegna. La salute cagionevole lo costrinse presto ad appendere le scarpe coi tacchetti al chiodo. E si mise subito la tuta da allenatore.

Nel 1969 il lavoro lo porta a Copparo. Qui guida la Copparese in Prima categoria e in otto stagioni la porta in Promozione, diventando punto di riferimento per tifosi e appassionati, grazie al calcio totale, appreso dai tulipani olandesi e portato sui campi impervi del dilettantismo.

Ormai guadagnatosi la fama di erede di Cruijff, passa alla Bondenese. Vi rimane solo un anno, per tornare a Copparo e rimanervi altre quattro stagioni.

Vedrà poi le panchine del Mesola, una stagione, per passare la sponda del Po e allenare la Fiessese del presidente Bezzi.

In provincia di Rovigo rimane otto anni e porta la squadra fino in Promozione. Qui il suo calcio a zona gli fanno guadagnare più volte il titolo di miglior allenatore della categoria, votato ogni anno dalla stampa veneta.
Gli ultimi anni di carriera, a parte una breve parentesi a Corlo, lo vedono fondare e guidare lo Sporting Ambrogio.

Anche la società a.s.d. Amici di Stefano Ambrogio calcio 2017, di cui Soressi era grande amico, oggi lo saluta con un comunicato, nel quale “con grande dolore” si saluta “un grande uomo di sport nonché dirigente e allenatore della nostra storica società, inoltre leader promotore della costruzione dell’impianto sportivo di Ambrogio. Sarà nostro compito ricordarlo e portare avanti le basi da lui create. Un grande abbraccio alla famiglia da tutta la nostra società ed i suoi tifosi”.

Tra i tanti suoi discepoli che oggi ne piangono la scomparsa, lo ricorda anche Diego Carrara, direttore Acer, che ne parla come di “un grande allenatore e uomo di profonda umanità. Un innovatore calcistico di prim’ordine che finita la carriera nell’Inter arrivò a Copparo per insegnare un calcio nuovo che allora veniva chiamato calcio totale, cioè quel calcio che prendeva a modello l’Olanda di Cruijff”.

Quel modo di giocare a calcio oltrepassò i confini provinciali e ne parlò anche il quotidiano sportivo nazionale Stadio. “Quel quotidiano – ricorda ancora Carrara – scrisse che la squadra di Copparo giocava con un calcio brillante e moderno, l’unico in Emilia-Romagna e oltre. Un modulo su cui adattare i giocatori, e solo coloro che si adattavano meglio giocavano con lui”.

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