Spal
30 Aprile 2022
L'ex centrocampista sul presente: "Serve anche fortuna, ma se col Frosinone faremo le cose fatte bene, arriveranno i risultati". Tacopina scherza: "Vi presento il nostro nuovo allenatore"

Capello e la scuola Spal: “Gli insegnamenti di Gibì li ho usati con Ibra. Paolo Mazza visionario”

di Davide Soattin | 4 min

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(foto di Riccardo Giori)

“Credo che la Spal abbia bisogno di un po’ di fortuna perchè in qualche partita che ho visto non è stata molto fortunata. Però se contro il  Frosinone faremo le cose fatte bene, arriverà un risultato importante“.

Non ha tanti dubbi Fabio Capello, protagonista ieri sera (29 aprile) dell’evento amarcord al Teatro Nuovo, con cui è tornato a indossare la maglia biancazzurra a 55 anni di distanza dall’ultima volta.

Una storia d’amore, quella tra il centrocampista e il club di via Copparo, iniziata nel lontano 1964 grazie all’intuizione di un ferrarese, il veterinario Malaguti di Pieris (paese in cui è nato Capello) che, legato da una forte amicizia con il presidentissimo Paolo Mazza, portò il piccolo Fabio a Ferrara in auto per fargli sostenere un provino.

Avevo 13 anni – racconta – quando decise di acquistarmi. A casa non si nuotava nell’oro, vivevamo in sei con uno stipendio, niente telefono. Mio padre acconsentì, disse di sì e si limitò a dirmi di provarci, a patto che me ne fossi andato di casa solamente a 15 anni. Nel mentre, il Milan di Gipo Viani tentò di portarmi via, ma il no di mio padre fu secco. Mi diede un grande esempio sull’importanza dell’essere di parola nella vita. Una lezione che tutt’oggi mi porto dietro”.

A Ferrara, Capello entra nella fase della maturità. Diventa uomo: “Questa città mi ha dato davvero tanto e arrivare qui è stato una fortuna. Qui ho le mie seconde radici, quelle calcistiche, e ho incontrato mia moglie. Siamo sposati da 53 anni e l’ho conosciuta sull’autobus mentre tornavamo da scuola. Abitavo dietro la curva Ovest. Io facevo l’Aleotti, lei studiava alle magistrali dalle suore in piazza Ariostea. Ma ci sono voluti mesi prima che riuscissi a parlarle”.

Insieme a lui altri friulani, come Edoardo Reja e Maurizio Moretti, a testimonianza di come il Friuli fosse inesauribile serbatoio di ricchezze da cui Paolo Mazza piaceva attingere spesso e volentieri: “Ho debuttato da titolare in Serie A il 29 marzo del 1964 a Marassi contro la Sampdoria. Fu un’emozione unica. Stavamo retrocedendo e feci una partita discreta, anche se perdemmo. Quell’anno giocai le ultime partite. Avevo 17 anni e di quell’esperienza mi porterò sempre dietro gli insegnamenti di due grandi maestri come Osvaldo Bagnoli e Oscar Massei“.

Così come quelli dell’indimenticato Gibì Fabbri, suo allenatore ai tempi delle giovanili: “Nella mia carriera posso dire di aver imparato da tre allenatori. Uno è Herrera, l’altro Liedholm, il terzo Gibì. Ognuno di questi mi ha dato qualcosa, ma lui era un grande conoscitore di calcio, viveva per questo. Con lui imparavi a giocarlo e mi ha insegnato che se vuoi fare gol devi andare davanti alla porta. Sembra qualcosa di scontato, ma non lo è. Lo dissi anche a Ibrahimovic“.

Per Capello, però, la Spal ha soprattutto un nome e un cognome: Paolo Mazza. “Se dovessi scegliere una fotografia – racconta – è quella di lui sulla tribuna che durante i provini decideva i giocatori da acquistare. Era un personaggio interessante, presidente e allenatore allo stesso tempo perchè la tattica la faceva lui. Era un visionario. Veniva nello spogliatoio, c’era la lavagna e scriveva i nomi dei giocatori e chi li doveva marcare. A lui va dato il merito di aver investito i 270 milioni di lire della mia cessione alla Roma per la costruzione del centro sportivo, dimostrando di avere una visione aperta al futuro che ha dato chiaramente dei frutti“.

La stessa di cui si è fatto portatore Joe Tacopina con il suo arrivo a Ferrara la scorsa estate, a cui adesso spetterà una mission non impossible, per dirla all’americana, ma comunque impegnativa e stimolante allo stesso tempo, come sottolinea Don Fabio: “Quando prendi una squadra, far capire quello che vuoi e cercare di raggiungere certi obiettivi non è facile. Io ne so qualcosa per cui aver passione è già una grande cosa e il presidente Tacopina ne ha davvero tanta“.

Un attestato di stima immediatamente contraccambiato dallo stesso numero uno biancazzurro, arrivato proprio ieri da New York per stare vicino alla squadra in questo delicato finale di campionato: “Sono molto orgoglioso di presentare il nuovo allenatore della Spal – scherza Tacopina sul palco – ma devo dire che ci faresti comodo anche in mezzo al campo, ci mancano quattro centrocampisti (ride, ndr). In realtà, io e Fabio ci conosciamo da diverso tempo, da quando lui era alla Juventus e io ero avvocato della Fiat negli Stati Uniti. Abbiamo trascorso insieme diverse serate, cenando insieme. È una bandiera della Spal e mi fa molto piacere averlo qui. Ogni volta che manifesta la sua vicinanza a noi, per me non può altro che essere motivo di vanto”.

 

 

 

 

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