Mar 15 Mar 2022 - 1101 visite
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Ora abbiamo la guerra pacifista!

Le abbiamo sentite tutte: la guerra preventiva, la guerra umanitaria.. ora abbiamo la guerra pacifista!

Siamo per la pace ma inviamo le armi affinchè gli ucraini combattano per la pace, la nostra pace europea o occidentale o atlantica o mondiale??

Se intanto l’Ucraina crolla sotto il peso delle bombe e la vita dei suoi cittadini che fino a 20 giorni fa chattavano on line, andavano a far la spesa al supermercato e a passeggio nei parchi è diventata un calvario di bunker e fuga, non cambia la nostra narrazione, il nostro stile di vita.

L’Ucraina è stata aggredita e ha diritto a difendersi, ci salviamo la coscienza inviandole armi e accogliendo i profughi. Sulla seconda opzione mi pare il minimo ma l’invio di armi dall’Italia, paese che ha scritto in Costituzione “RIPUDIA LA GUERRA” credo che dovrebbe almeno suscitare un dibattito a livello nazionale.

Sul nostro invio di armi, sul nostro argomentare – gen. Claudio Graziani– “che dobbiamo aumentare le spese per la difesa e costruire un esercito europeo al quale si sta peraltro già lavorando. Un esercito dotato di tutte le infrastrutture e le armi necessarie, per il quale l’Italia deve aumentare il proprio investimento sull’industria militare fino a portarla al 2% del Pil, ovvero una spesa compresa tra 350 e 450 miliardi euro”, forse, democraticamente, dovremmo poter dire qualcosa noi cittadini!

Ovvero tutti a parole temono la Terza Guerra Mondiale per sconfiggere la quale parte la corsa al riarmo a livello europeo, con la Nato che insiste per chiedere maggiori spese da parte dei propri alleati e che da anni conduce una campagna acquisti verso i paesi dell’ Unione sovietica tanto da spingersi ad ammassare armi e basi ai confini della Russia.

La Russia dal canto suo è quel paese mai indenne dal concetto di supremazia, che volteggia tra un dittatore e l’altro, che sia di origine nobile o popolare, che ha spazi sterminati, risorse immense e che sta a cavallo tra due continenti e per questo vorrebbe rivendicare il ruolo di potenza che gli contesta l’altro grande potentato, di stampo democratico, gli Usa.

Ora in questo contesto, profondamente diverso dal secolo scorso, se non altro per le differenza tecnologiche e mediatiche, si ripropongono parallelismi nei comportamenti politici ed economici che fanno tremare le vene ai polsi.

Non si cerca la pace, perchè l’imponente industria bellica che condiziona le politiche dei vari paesi ha investito e ora cerca i risultati: le armi ci sono e vanno usate!

Non si cerca la pace perché c’è un’economia di guerra – parole di Draghi – che ha la sua logica e che arricchisce l’elìte industriale che strategicamente usa la distruzione per fare profitto. L’incredibile aumento dei costi dell’energia e l’abbandono di qualsiasi strategia di riconversione a favore delle fonti rinnovabili sono l’esempio concreto di chi fa affari sulla pelle oggi degli ucraini come ieri dei siriani, dei libici, degli afghani, degli irakeni.

La pace è un difficile equilibrio tra forze diverse, pensieri diversi, tradizioni diverse, storie diverse. La pace, come la guerra, è un concetto umano, non esiste in natura. Se si vuole la pace non si fa la guerra e la guerra si fa con le armi.

Solo senza le armi si può cominciare a fare la pace.

Non sarà armando fino ai denti gli ucraini che li porteremo a quello che le donne, fuggite coi figli, invocano a gran voce: che finisca la guerra!

Non sarà umiliando la Russia che si porrà fine alla mania di onnipotenza di Putin, che sta dirompendo a dispetto di ogni sentimento di umanità.

Porre fine alla guerra è un atto di volontà umana e la volontà o si esercita o con la forza o con il dialogo. Occorre interrompere il flusso di armi, le esercitazioni militari ai confini della Russia, il progetto di un’Europa armata, l’idea di una NATO offensiva e occorre lavorare ai compromessi affinchè le parti coinvolte in questo conflitto possano trovare il modo di mettere fine alla DISTRUZIONE di uno Stato e della sua popolazione e per evitare che il progetto di distruzione deflagri!

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