Cronaca
9 Marzo 2022
Ieri Cazzanti ha parlato con il suo avvocato in carcere. Le condizioni della vittima rimangono stabili e gravi

Tentato omicidio in centro. “Valuteremo interrogatorio e consulenza psichiatrica”

di Daniele Oppo | 2 min

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“Pensa a sua madre e pensa al signore che è rimasto ferito”. Non c’è, almeno per ora, alcuna ammissione di responsabilità da parte di Michele Cazzanti, l’uomo accusato di aver sparato con la sua Glock calibro 9 contro il collega Roberto Gregnanini. C’è forse la lenta presa di coscienza di una situazione dolorosa, in primis per la vittima – ancora in condizioni stabili ma gravi a Cona – e per la sua famiglia; ma anche per la sua anziana madre, ora rimasta sola.

“Mi ha chiesto di chiamarla, dirle che le vuole bene e di tenere duro, spera di avere i domiciliari o comunque di tornare a Ferrara quanto prima”, spiega l’avvocato Vittorio Patrini, che ieri mattina ha avuto un colloquio con Cazzanti, che è detenuto in custodia cautelare a Cremona, dove è stato arrestato dalla Polizia al termina della sua fuga. È indagato per tentato omicidio aggravato e premeditato.

“Prossimamente valuteremo l’ipotesi di rendere interrogatorio davanti al giudice e magari di dire qualcosa – spiega l’avvocato -, e non escludo la possibilità di valutare anche una consulenza psichiatrica”.

Cazzanti ha raccontato un po’ della sua storia personale al legale e da quel racconto riemerge quanto già era venuto fuori dai suoi colleghi e conoscenti e anche da quanto dichiarato da lui stesso al momento del fermo, ovvero che avesse la convinzione di essere perseguitato da un gruppo di persone.

In questo gruppo c’era anche Gregnanini, col quale, per motivi ancora non chiari, pare che ce l’avesse maggiormente e dal quale sembra che si sentisse preso in giro. Al punto da tendergli quello che appare un essere stato un vero e proprio agguato: Cazzanti – da quanto trapelato finora – ha aspettato il suo collega per circa un’ora in strada e poi lo ha aggredito fisicamente all’angolo tra via Boccaleone e piazzetta Schiatti, prima di estrarre la pistola ed esplodergli contro otto colpi da distanza ravvicinata, uno solo andato a segno.

L’avvocato esclude che tra i motivi di astio ci fossero questioni affettive o legate a debiti di gioco, ipotesi che sono state fatte subito dopo il fatto.

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