Cronaca
3 Marzo 2022
Un uomo deve rispondere di maltrattamenti e lesioni e di aver violato l'obbligo di allontanarsi dalla ex fidanzata

Rende la convivenza un inferno, 36enne a processo

di Daniele Oppo | 2 min

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Telestense. Il tribunale ordina la liquidazione giudiziale

Il Tribunale civile di Ferrara, composto dai giudici Mauro Martinelli, Marianna Cocca e Vincenzo Cantelli, ha ordinato l’apertura della liquidazione giudiziale dando seguito alle quattro istanze pervenute da altrettanti ex dipendenti (un giornalista, due tecnici e una amministrativa)

Botte, insulti, minacce anche con dei coltelli, e poi scenate di gelosia sul luogo di lavoro e ancora percosse, lancio di oggetti. Un’escalation di violenza che nemmeno un provvedimento di allontanamento adottato dal giudice è riuscita a fermare.

È servito arrivare fino alla custodia cautelare in carcere, proprio per la violazione di quell’obbligo, per fermare un uomo di 36 anni, oggi a processo per maltrattamenti, lesioni e per violazione del obbligo di allontanamento dalla casa familiare.

Fatti tutti concentrati nel 2021, anno in cui il 36enne e la sua nuova compagna/vittima hanno iniziato a convivere a Ferrara. Pochi mesi e la vera indole dell’uomo (difeso in giudizio dall’avvocato Marcello Vescovi) è venuta fuori con atti di violenza che la procura, sulla base delle denunce, rileva a cadenza quasi quotidiana, soprattutto quando lui si abbandonava all’alcol o alle sostanze stupefacenti.

In almeno due occasioni, dicono gli inquirenti, contesta la procura, ha rotto i telefoni cellulari della vittima – oggi parte civile, assistita dall’avvocato Enrico Segala – in un’altra l’ha minacciata con l’uso di due coltelli, costringendola a scappare in camera da letto e rinchiudersi lì, come altre volte, finché lui non le ha sequestrato la chiave. E, ancora, a novembre del 2021, l’ultimo episodio: l’ha trattenuta con la forza in casa, seguendola in bagno e minacciandola e colpendola, procurandole lesioni al braccio sinistro. Ultimo episodio, perché una vicina, sentendo le urla, ha chiamato la polizia, che ha arrestato l’uomo.

E questo dopo che la donna, psicologicamente prostrata, lo aveva riaccolto in casa dopo i primi mesi di violenza, nonostante il provvedimento del giudice, credendo alle sue promesse di un futuro diverso e migliore. Prima, in più occasioni, l’aveva già schiaffeggiata, era andato con lei ai Lidi – dove la donna aveva trovato lavoro stagionale – rendendole una vita un inferno tra litigi, lanci di oggetti (piatti, tazzine del caffè), sceneggiate con spintoni sul luogo di lavoro, ingiurie da uomo geloso, minacce con un coltello, il lancio di una piastra per cappelli, botte da procurarle lesioni in varie parti del corpo.

Ieri in aula è stata sentita la vittima che, con forza e coraggio, parlando davanti all’imputato, ha raccontato le angherie subite. E sono stati sentiti dei testimoni, uno in particolare, un ex collega di servizio civile che andò da Ferrara a Comacchio per portarla via, offrirle un riparo da quell’inferno. Si torna in aula il 6 aprile.

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