Coperion, nuovo tavolo in Regione: i sindacati proclamano 40 ore di sciopero
Nuovo confronto sulla vertenza Coperion al tavolo di crisi della Regione Emilia-Romagna, ma le distanze tra azienda e sindacati restano
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Lotta tra la vita e la morte un uomo di 83 anni che, nel primo pomeriggio di venerdì 18 settembre, è rimasto gravemente ferito dopo essere stato travolto dal proprio trattore
Arriva una secca smentita di Anas alla notizia pubblicata sul sito della Collini Lavori Spa e riportata dalla stampa locale in merito alla concessione dei lavori per la Ferrara Mare
Tra i professionisti perquisiti anche tre che lavorano a Ferrara. Il legale contesta l’operazione e precisa: "Non accusiamo gli agenti, ma la Procura di Ravenna"
È iniziato ieri mattina, giovedì 17 settembre, davanti alla Corte d'Assise del Tribunale di Ferrara, il processo che vede alla sbarra Matteo Nocera, l'ex infermiere 44enne accusato dell'omicidio volontario pluriaggravato di Antonio Rivola, 83 anni, morto nel settembre 2024 mentre era ricoverato nel reparto di Lungodegenza Post-Acuzie Riabilitativa Geriatrica dell’ospedale Mazzolani-Vandini di Argenta
Botte, insulti, minacce anche con dei coltelli, e poi scenate di gelosia sul luogo di lavoro e ancora percosse, lancio di oggetti. Un’escalation di violenza che nemmeno un provvedimento di allontanamento adottato dal giudice è riuscita a fermare.
È servito arrivare fino alla custodia cautelare in carcere, proprio per la violazione di quell’obbligo, per fermare un uomo di 36 anni, oggi a processo per maltrattamenti, lesioni e per violazione del obbligo di allontanamento dalla casa familiare.
Fatti tutti concentrati nel 2021, anno in cui il 36enne e la sua nuova compagna/vittima hanno iniziato a convivere a Ferrara. Pochi mesi e la vera indole dell’uomo (difeso in giudizio dall’avvocato Marcello Vescovi) è venuta fuori con atti di violenza che la procura, sulla base delle denunce, rileva a cadenza quasi quotidiana, soprattutto quando lui si abbandonava all’alcol o alle sostanze stupefacenti.
In almeno due occasioni, dicono gli inquirenti, contesta la procura, ha rotto i telefoni cellulari della vittima – oggi parte civile, assistita dall’avvocato Enrico Segala – in un’altra l’ha minacciata con l’uso di due coltelli, costringendola a scappare in camera da letto e rinchiudersi lì, come altre volte, finché lui non le ha sequestrato la chiave. E, ancora, a novembre del 2021, l’ultimo episodio: l’ha trattenuta con la forza in casa, seguendola in bagno e minacciandola e colpendola, procurandole lesioni al braccio sinistro. Ultimo episodio, perché una vicina, sentendo le urla, ha chiamato la polizia, che ha arrestato l’uomo.
E questo dopo che la donna, psicologicamente prostrata, lo aveva riaccolto in casa dopo i primi mesi di violenza, nonostante il provvedimento del giudice, credendo alle sue promesse di un futuro diverso e migliore. Prima, in più occasioni, l’aveva già schiaffeggiata, era andato con lei ai Lidi – dove la donna aveva trovato lavoro stagionale – rendendole una vita un inferno tra litigi, lanci di oggetti (piatti, tazzine del caffè), sceneggiate con spintoni sul luogo di lavoro, ingiurie da uomo geloso, minacce con un coltello, il lancio di una piastra per cappelli, botte da procurarle lesioni in varie parti del corpo.
Ieri in aula è stata sentita la vittima che, con forza e coraggio, parlando davanti all’imputato, ha raccontato le angherie subite. E sono stati sentiti dei testimoni, uno in particolare, un ex collega di servizio civile che andò da Ferrara a Comacchio per portarla via, offrirle un riparo da quell’inferno. Si torna in aula il 6 aprile.
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