Gio 21 Ott 2010 - 1073 visite
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Il fascino di Cristina Trivulzio di Belgiojoso al Ridotto

'Oltre l’oblio' il titolo della giornata dedicata ad un'intellettuale in anticipo sui tempi

Ritratto attribuito a Francesco Hayez, 1856 (da www.cristinabelgiojoso.it)

Domani pomeriggio a partire dalle ore 15.30, al Ridotto del Teatro Comunale di Ferrara, si terrà un incontro dedicato a Cristina Trivulzio di Belgiojoso, una delle intellettuali, donne politiche, scrittrici più importanti della storia italiana.

Osteggiata durante la vita perché troppo intelligente e in anticipo sui suoi tempi e quasi completamente dimenticata dopo la morte, Cristina ha partecipato attivamente agli avvenimenti legati al Risorgimento sia con gli scritti (fondando e dirigendo diversi giornali italiani e pubblicando articoli sulle principali riviste francesi) che con un aiuto concreto durante le Cinque giornate di Milano e la Repubblica romana.
Le sue idee socialiste le mise in pratica istituendo nel suo castello di Locate (Milano) sale in cui i  contadini che lavoravano le sue terre potevano trovare una mensa e luoghi in cui sostare e scaldarsi, inoltre scuole in cui bambine e bambini apprendevano le prime nozioni e successivamente potevano frequentare corsi professionali.
Convinta che la formazione di uno stato unitario dovesse avvenire non ad opera di una élite ma del popolo, fu spesso in polemica con gli uomini politici dell’epoca (a cui non risparmiava critiche),  che non condividevano o non erano in grado di capire le sue idee. Malgrado i contrasti con Mazzini, partecipò alla Repubblica romana collaborando con lui.
Benché repubblicana si rendeva conto che le nazioni europee, il cui intervento era indispensabile per liberarsi dai governi  stranieri, non avrebbero mai aiutato una futura repubblica, ed era realisticamente convinta che l’unificazione avrebbe potuto avvenire solo sotto uno stato monarchico. Appoggiò quindi, quando si rese necessario, l’opera di Cavour.
Le sue scelte di vita, inconsuete per i suoi tempi, la portarono a separarsi dal marito, allevare da sola la figlia avuta fuori dal matrimonio, viaggiare in Europa e in Asia: visse a lungo a Parigi e in Turchia.
Scrisse saggi di filosofia, religione, politica, sociologia, economia, racconti di viaggio e romanzi ambientati in Turchia che si discostano dalle opere  degli scrittori contemporanei per il realismo con cui viene descritta la vita turca, specialmente quella delle donne con le quali poté avere contatti perché chiamata a curarle grazie alle sue conoscenze di medicina.
Nel 2008, in occasione del bicentenario della nascita, erano stati organizzati due convegni, a Milano e a Roma, i cui atti, appena pubblicati, saranno a disposizione del pubblico che parteciperà all’incontro che fa parte delle attività sostenute dal Comune nell’ambito delle manifestazioni per il centocinquantenario e di cui forniamo qui di seguito il programma.

Oltre l’oblio
giornata dedicata a Cristina Trivulzio di Belgiojoso
nell’ambito delle manifestazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia
organizzata dal Centro Documentazione Donna e dall’Associazione culturale Leggere Donna
in collaborazione col Teatro Comunale di Ferrara

Ferrara venerdì 22 ottobre: Ridotto del Teatro Comunale
15.30  saluti del Presidente del teatro Fabio Mangolini
16.00 Mariachiara Fugazza, Dal giornalismo all’azione: Cristina Trivulzio di Belgiojoso  nel  Risorgimento
letture
17.00 Fiorenza Taricone, Cristina Trivulzio, una femminista di fatto più che una femminista ante-litteram
letture
18.00 monologo di Eleonora Dall’Ovo, Principessa Libertà,  dal testo di Mino Rossi
Le letture, dai romanzi Emina e Un principe curdo della serie delle  Scene di vita turca e da Della presente condizione delle donne e del loro avvenire, saranno a cura di Susanna Taddia.

Cristina Trivulzio di Belgiojoso nasce a Milano nel 1808  dalla Marchesa Vittoria Gherardini e dal Marchese Gerolamo  Trivulzio.
Morto il padre nel 1812, la madre si risposa col Marchese Alessandro Visconti D’Aragona, col quale avrà tre figlie e un figlio. Nel 1822 il patrigno, che Cristina ammira e al quale è molto affezionata,  viene arrestato per aver fatto parte del gruppo di nobili milanesi contrari al regime austriaco. Uscito di prigione è un uomo distrutto e disilluso che morirà presto lasciando un altro vuoto nella vita di Cristina.
Istruita in casa da vari precettori, Cristina avrà come insegnante di disegno Ernesta Bisi, con la quale stringerà un’amicizia che durerà tutta la vita e grazie alla quale avrà i primi contatti con i Carbonari.
Nel 1824  sposa  Emilio Barbiano, Principe di Belgiojoso D’Este. L’unione, a causa dei molti tradimenti del marito, durerà solo fino al 1828, data della separazione.
Comincia quindi a viaggiare: nel 1829 parte per Genova a cui farà ritorno nel 1831 dopo aver visitato Roma, Firenze, Livorno, Napoli. A Roma conosce Luigi Napoleone, il futuro imperatore Napoleone III.
Per aver aiutato la preparazione dei moti dilagati nel 1830, è indagata dal governo austriaco e infine costretta ad andare in esilio in Francia dove si rifugia nel 1831 sfuggendo dal governo austriaco che la voleva arrestare e che le sequestra i beni.
Dopo una prima sosta in Provenza, dove stringe amicizia con  François Mignet e Augustin Thierry, si trasferisce a Parigi. Nei primi tempi vive poveramente aiutata da alcuni amici tra cui soprattutto il generale Lafayette che riesce a farle riottenere il possesso dei beni che le erano stati sequestrati. Dopo di allora si trasferisce in un appartamento più ampio e apre un salotto che sarà frequentato dai maggiori intellettuali parigini o di passaggio a Parigi: De Musset, Balzac, M.me Récamier, Heine, Liszt, Chopin, Bellini. Frequenta i circoli Saint-simoniani e fuorieristi. Continua l’opera di assistenza ai fuorusciti italiani per i quali organizzerà una serata musicale per la raccolta di fondi nel 1837:  “Exameron”, 6 variazioni musicali sul tema dei Puritani di Bellini eseguite al pianoforte da Listz, che ne è il promotore, Chopin, Czerny, Thalberg, Pixis, Herz.
L’anno dopo, nel 1838, nasce sua figlia Maria.
Rientrata in Italia si trasferisce nel suo castello di Locate dove comincia le opere di carattere sociale per soccorrere la miseria dei suoi contadini e conclude il suo Essai sul la formation du dogme catholique. Viene pubblicata anche la sua traduzione in francese delle opere di Vico preceduta da un suo saggio critico.
Nel 1844 fonda la rivista “L’Ausonio” e nel 1848 il giornale “Il Crociato”, collabora alla “Revue des Deux Mondes” e pubblica gli Studi intorno alla storia della Lombardia. Nel 1848 partecipa alle Cinque giornate di Milano e nel 1849 alla Repubblica romana, dove istituisce il Corpo delle Infermiere e viene nominata Direttrice dell’amministrazione degli ospedali militari. Alla caduta della Repubblica romana, sia perché perseguitata dal Papa che perché disgustata dal comportamento di Napoleone III che ha aiutato il Papa a riprendere possesso di Roma, non torna a Parigi ma fugge prima a Malta poi in Turchia, dove acquista una fattoria a Ciaq-Maq-Oglou. In Turchia ambienterà i romanzi delle Scènes de la vie Turque che verranno pubblicati su “La revue des deux mondes”. Le sue lettere  dall’Oriente verranno raccolte, grazie all’interesamento dell’amica Caroline Jaubert a cui erano state indirizzate,  in Souvenir dans l’éxil e in La vie intime et la vie nomade en Orient.  Nel 1858 viene ferita a coltellate da un servo bergamasco, episodio che la segna indebolendo la sua salute e convincendola a tornare in Italia.
Collaboratrice di Cavour dal 1860, fonda il giornale “L’Italie” e pubblica l’ Histoire de la Maison de Savoie.
Nel 1861 Maria, che è stata legittimata solo dopo la morte di Emilio di Belgiojoso, sposa il marchese Trotti.
Continua la pubblicazione di scritti politici: Il 1848 a Milano e Venezia, Osservazioni sullo stato attuale dell’Italia  e del suo avvenire, Della politica internazionale.
Nel 1866 scrive per la “Nuova Antologia” Della presente condizione delle donne e del loro avvenire.
Negli ultimi anni vivrà alternativamente  Milano o nella villa della figlia e del genero sul lago di Como. Morirà 1871, e verrà seppellita, in quanto scomunicata, fuori dal cimitero di Locate, dove la figlia ha fatto però costruire in suo ricordo una tomba. Al suo funerale non parteciperà alcun personaggio politico.

Traduzioni in italiano delle sue opere
Studi intorno alla Lombardia negli ultimi trent’anni e delle cagioni del difetto d’energia dei Lombardi, Parigi, 1847
Un principe curdo, racconto turco-asiatico; Emina, Milano, Redaelli, 1857
L’Italia e la rivoluzione italiana ( dalla Revue des Deux Mondes, 1848) aggiuntovi gli ultimi tristissimi fatti di Milano, narrati dal Comitato di pubblica difesa, con documenti, Palermo, Sandron, 1904
La vita intima e la via nomade in Oriente, Milano, Sonzogno, 1928
La rivoluzione lombarda del 1848, Milano, Universale economica, 1949
Il 1848 a Milano e Venezia (a cura e con traduzione di Sandro Bortone, contiene Della presente condizione delle donne e del loro avvenire), Milano, Feltrinelli 1977
Ricordi dall’esilio (a cura di Luigi Severgnini), Cinisello Balsamo, Paoline, 1987
Vita intima e vita nomade in Oriente, Como, Ibis, 1993
Emina  (a cura di Mirella Scriboni) Ferrara, Tufani, 1997
Un principe curdo (a cura di Mirella Scriboni), Ferrara, Tufani, 1998
Capi e popolo. Il Quarantotto a Venezia (con traduzione e un saggio di Piero Brunello), S. Maria Capua a Vetere, Spartaco, 2005
Le due mogli di Ismail Bey (a cura di Mirella Scriboni), Ferrara, Tufani, 2008

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