Sembra il dettaglio di un libro giallo, quel tocco di superstizione. L’evento all’apparenza insignificante che invece annuncia la tragedia. Una civetta morta che Denis Bergamini vede in campo durante l’allenamento di rifinitura. La prende e la lancia via, ignorando i richiami dei compagni ai cattivi presagi di cui l’uccello notturno è fatto ingiustamente simbolo.
È la mattina del 18 novembre del 1989. Qualche ora più tardi il calciatore argentano in forza al Cosenza verrà ritrovato privo di vita sulla statale Jonica a Roseto Capo Spulico. Si dice suicida, ma oggi si procede per omicidio volontario pluriaggravato e premeditato nei confronti della sua ex fidanzata, Isabella Internò.
A raccontare l’episodio, riferito agli inquirenti dal giocatore Michele Padovano, al tempo compagno di squadra di Bergamini, è stata Ornella Quintieri, operatrice di polizia giudiziaria che ha eseguito le indagini che hanno portato all’odierno processo davanti alla Corte d’assise di Cosenza, dove ieri si è tenuta la terza udienza (la prossima è in calendario il 30 novembre)
Gli investigatori hanno iniziato a ricostruire le ultime ore di vita di Bergamini: l’allenamento mattutino, la fretta di andare via, l’aperitivo, il ritorno al Motel Agip per il pranzo, una passeggiata e il ritorno nella stanza, che Denis condivideva con Padovano, il quale, raccontano gli inquirenti, a un certo punto lo vede ‘strano’, rabbuiato dopo aver ricevuto una telefonata. A confermare il cambio d’umore sarebbe anche il fisioterapista della squadra.
L’altra scena del racconto è con la squadra al cinema, ma prima Bergamini fa una telefonata dalla cabina esterna all’albergo, perché in camera si possono solo ricevere. Al cinema di Rende non rimane fino alla fine del film, va a prendere la sua fidanzata, Isabella Internò.
Terza scena. Un posto di blocco a Roseto Capo Spulico, statale 106, 17,30 circa. I carabinieri lo fermano mentre è alla guida della sua Maserati. Il maresciallo Barbuscio intima l’alt, Denis si ferma ma viene liquidato presto senza che gli venga controllata la nemmeno patente perché i carabinieri stanno cercando una Opel in fuga dopo una rapina. Il posto di blocco è segnato in un’annotazione del maresciallo, con Bergamini c’era una ragazza che viene identificata poco dopo come Isabella Internò.
Siamo già alla quarta scena: il sole è già calato, c’è il calciatore steso in strada, privo di vita con le viscere esplose perché sormontato da un camion di mandarini. Come si è arrivato a ciò è il motivo per cui si sta celebrando questo processo dopo 32 anni.
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