Cronaca
25 Novembre 2021
Un assistente capo della Penitenziaria deve rispondere di gravi reati: dalla concussione all'istigazione a far bruciare l'auto di un suo superiore

Accusato da collaboratori di giustizia, agente della Penitenziaria a processo

di Daniele Oppo | 3 min

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Avrebbe minacciato dei detenuti per ottenere sigarette e i soldi che arrivavano con i pacchi delle famiglie. E poi avrebbe fatto rubare l’auto di un suo superiore, col quale era da tempo in rotta di collisione, e istigato uno dei ristretti affinché desse fuoco all’automobile che gli rimaneva.

Sono gravi le accuse per le quali Cristiano Valentino, assistente capo della Polizia penitenziaria di Ferrara, difeso dall’avvocato Denis Lovison, è finito a processo davanti al tribunale in composizione collegiale: concussione (o, in alternativa, dopo la modifica all’ultim’ora del capo d’imputazione, induzione indebita a farsi dare denaro o altre utilità da un detenuto), furto aggravato in concorso e istigazione non accolta a commettere un reato.

Ieri si è tenuta un’importante udienza istruttoria, con le testimonianze dei detenuti, collaboratori di giustizia, tra 2016 e 2019 ristretti all’Arginone: sono loro i grandi accusatori e perni del quadro probatorio presentato dalla pm Isabella Cavallari.

A Valentino è contestato di aver costretto due detenuti a consegnargli sigarette, anche interi pacchetti, sotto la minaccia di brutte conseguenze e rapporti sfavorevoli e nei confronti di uno di essi avrebbe anche preteso la consegna di una parte dei soldi ricevuti dai familiari, a botte di 100 euro alla volta. Una ricostruzione che se da un lato è stata confermata dai diretti interessati, dall’altra è stata un po’ fiaccata dalle dichiarazioni del coordinatore della sezione: i pacchi, ha spiegato, vengono aperti alla presenza di due persone e del detenuto e in carcere non può circolare il denaro, che viene caricato su degli appositi libretti intestati ai detenuti.

Le altre imputazioni invece riguardano delle presunte ripicche verso un superiore, un ispettore, col quale ebbe vari problemi. Secondo la procura, in questo clima, nel 2015 Valentino avrebbe concorso al furto della sua Volkswagen Golf, parcheggiata in strada, anche se non è chiaro in quale modo e non sembrano emersi collegamenti tra lui e la banda che probabilmente compì il furto.

E, ancora, in due occasioni prima nel giugno del 2016 e poi nel luglio del 2019, avrebbe istigato – senza successo – un detenuto che usufruiva di permessi premio a dare fuoco alla seconda auto del suo superiore. A confermarlo è stato lo stesso ‘istigato’, pentito di ‘Ndrangheta coinvolto anche nel processo Aemilia, che ha raccontato di aver ricevuto anche dei bigliettini con l’indirizzo di casa dell’ispettore e la targa della seconda Golf. Prima di lui, un altro testimone, anche lui collaboratore di giustizia, camorrista ex membro degli scissionisti, ha raccontato di aver sentito Valentino che, mentre discuteva con altri due poliziotti, avrebbe detto “ho fatto bene a fargli bruciare la Golf a quel pezzo di merda” e avrebbe chiesto a uno dei suoi interlocutori, impegnato in un sindacato, se ci fosse la possibilità di rovinare l’ispettore.

La difesa dell’imputato ha rilevato che entrambi i testi sono coinvolti in un processo davanti al tribunale di Velletri per tentata corruzione in atti giudiziari: uno come imputato, l’altro, a dirla tutta, come colui che si rivolse all’autorità giudiziaria per segnalare le pressioni subite.

L’ispettore, che ricevette anche un’anonima lettera minatoria a casa, si è ovviamente costituito parte civile ed è assistito dall’avvocato Alessandro D’Agostino.

La prossima udienza è fissata per il 12 gennaio: sarà interlocutoria perché la difesa dell’imputato abbia il tempo di valutare la modifica del capo d’imputazione ed eventualmente presentare istanze istruttorie aggiuntive.

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