Lun 22 Nov 2021 - 352 visite
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Afghanistan, una storia di accoglienza

A Factory Grisù incontro per riportare al centro dell'attenzione il dramma degli afghani

afghanistan grisù 2di Pietro Perelli

“Si vede l’Afghanistan come un Paese violento ma se poi parli con chiunque, ti dice che vorrebbe un lavoro e poter mandare i figli a scuola. Te lo dice il politico, l’attivista per i diritti umani e anche il signore analfabeta che fino a ieri raccoglieva per strada la plastica. Se uno studia, ti dicono, avrà una vita migliore della nostra. Una delle cose migliori che ho trovato è la consapevolezza che questo sia il modo per uscire dalla palude”. È il racconto di Barbara Schiavulli, corrispondente di guerra e giornalista esperta di Afghanistan, ospite a Afghanistan Anno Zero, presente e futuro del popolo afghano, incontro organizzato da Legacoop Estense insieme a Cidas e Pangea presso Factory Grisù.

“L’Afghanistan è un tema estremamente attuale – dice, introducendo, Andrea Benini presidente di Legacoop Estense – e contemporaneamente, da qualche mese, estremamente inattuale perché non se ne parla più perché l’interesse dei media si è spostato su altro”. L’obiettivo della serata, oltre a tornare a parlare di questo paese, è “capire come poter essere utili”. E anche per questo oltre a Barbara Schiavulli, sono presenti Simona Lanzoni, vice presidente della Fondazione Pangea, Francesco Camisotti, responsabile del settore Società e Diritti della cooperativa sociale Cidas. A moderare l’incontro la giornalista Camilla Ghedini.

Un incontro inteso, a tratti commovente, perché anche se si è informati sul tema, se si sono lette notizie e reportage, ascoltare il racconto di chi ha vissuto in prima persona la tragedia avvicina a quei luoghi. “Quello che si conosce – spiega Simona Lanzoni – è solo l’estremismo e il terrorismo però l’Afghanistan ha una storia antichissima anche di accoglienza”. Una storia cambiata dal 2003 anche grazie all’intervento di fondazioni come Pangea. “Noi siamo arrivati – continua Lanzoni – dopo i terribili anni dei Talebani, all’epoca era tutto distrutto. Oggi non siamo in quella situazione, si è ricostruito”. Ma nonostante ciò si rischia di tornare al punto di partenza, se non peggio. Una crisi economica senza precedenti, difficoltà nel reperire cibo: “Oggi la situazione non è quella del 2003 ma rischia di tornare ad essere come allora solo con una popolazione che non è preparata ad affrontare”

“Quei quindici giorni sono stati un delirio – racconta Schiavulli–, non c’era più giorno o notte, i pianti continui di tutti” e la cosa più difficile non “era salire sugli aerei, ma arrivare all’aeroporto”. “La più grande difficoltà – aggiunge Lanzoni – era evacuare le donne con figli perché, immaginatevi una calca mostruosa, gli uomini spingevano e andavano avanti, le donne con figli no perché avevano paura che i figli rimanessero schiacciati”.

Anche se non in proporzioni maggioritarie, sono oltre vent’anni che arrivano profughi afghani in Italia e in Europa. Dopo la caduta di Kabul sono arrivati 5000 evacuati (regolari) gli altri tentano l’arrivo mettendosi nelle mani di criminali e trafficanti, come coloro che tentano l’attraversata del Mediterraneo. Ma l’Italia non sta garantendo, a parere di Camisotti, una buona accoglienza, anche a coloro che sono stati evacuati dall’esercito. “Prima sono stati accolti in strutture militari per la quarantena, poi sono state spostati nei Cas (centri di accoglienza straordinaria)”. Un sistema che non garantisce integrazione come già appurato negli ultimi anni.

Prima di chiudere interviene anche la senatrice Paola Boldrini, presente in sala. “Dal punto di vista umano – dice – vedere cose di questo genere fa veramente male, lo abbiamo visto in quei giorni e lo vediamo in ciò che succede ai confini. Sappiamo che ci sono Paesi che non sanno cosa sono i diritti umani e che stanno in Europa. Stiamo cercando di sanzionarli perché non si sta così in Europa”.

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