Sab 30 Ott 2021 - 691 visite
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Hera nostra! L’acqua!

L’acqua prima di essere di Hera, era nostra! Nostra, pubblica, di tutti, gestita delle vituperate municipalizzate, dove forse sì c’era qualche inefficienza ma si poteva intervenire, cambiando dirigenti, cambiando amministratori, cambiando organizzazione. Non cambiando poi troppo se col sistema pubblico si era riusciti, dal dopoguerra, a dotare tutte le abitazioni di acqua corrente e potabile, anche in una città come Ferrara dove l’acqua da bere si pesca dal Po.

Era nostra anche la fabbrica dell’acqua di Pontelagoscuro che controllava e monitorava giorno per giorno, in loco, l’acqua che finisce nelle nostre condutture. Funzionava.

Poi è arrivata Hera e pezzo per pezzo, tappa per tappa ci ha fottuto l’acqua! Tanto che i cittadini se ne sono accorti e nel 2011 hanno votato e vinto un referendum che voleva riportare l’acqua nella gestione pubblica, a Ferrara come in tutta Italia, dove spadroneggiano le tristemente note multiutilities, quelle aziende, partite in sordina, che hanno privatizzato, sotto il nostro naso, tutti i servizi che prima erano pubblici.

Abbiamo vinto, noi cittadini, un referendum che escludeva chiaramente l’acqua dalla gestione privata, in quanto fonte di vita, bene comune primario, eppure oggi ha vinto Hera che si vede rinnovare la concessione in scadenza nei vari Comuni per diversi anni. O meglio deroghe sulla scadenza prevista alla fine di quest’anno a Bologna, alla fine del 2023 a Forlì, Cesena e Ravenna e alla fine del 2024 a Ferrara e Modena.

Il che significa che nessun’altro gestore è possibile. L’acqua resta di proprietà pubblica ma le regole su come trattarla, distribuirla e prezzarla le fa Hera alla faccia di Arera, la teorica agenzia di regolazione del servizio idrico.

Che Hera sia un’azienda privata e per giunta quotata in Borsa è un dato di fatto e che sia l’azienda leader nella gestione dell’acqua in Emilia Romagna è un altro dato di fatto. Hera fa il proprio mestiere di azienda e neanche male, a quanto pare.

Ciò che va male è il fatto che gli amministratori regionali se ne infischino del risultato referendario e invece di cogliere la scadenza del contratto di gestione per ripubblicizzare finalmente l’acqua, concedano una proroga al gestore fino al 2027!

Un bel vantaggio senza nessuna fatica per Hera! Venduto dalla Regione Emilia-Romagna come un vantaggio per i cittadini per non dover mettere a gara il servizio idrico in attesa degli investimenti del PNRR, l’osannato Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Qui la resilienza la stanno mostrando soltanto le multiutilies, capaci di allargare il loro business in tutti quelli i servizi pubblici essenziali (luce, gas, rifiuti, acqua), alla faccia dei 27 milioni di italiani, i quali, in maniera inequivocabile, hanno detto che almeno sull’acqua il business non va fatto, il profitto non può andare d’accordo con la gestione di una fonte di vita!

Ma quel Pd che oggi governa la Regione è lo stesso che osteggiò il referendum popolare del 2011 e che ora sta mostrando la vera sua natura liberista. Se l’astensione cresce non c’è da stupirsi.

Come non c’è da stupirsi se i cittadini non resteranno inerti a vedersi sottratto il potere di poter controllare una fonte di vita.

Il 3 novembre il Popolo dell’acqua invita tutti i cittadini consapevoli ad unirsi al presidio (14.30) sotto la sede della Regione Emilia-Romagna per manifestare il proprio dissenso verso questo colpo basso della proroga degli affidamenti, votata in silenzio con un emendamento alla legge regionale “Misure urgenti a sostegno del sistema economico ed altri interventi per la modifica dell’ordinamento regionale”.

Un’altra occasione persa per dimostrare un’attenzione agli interessi dei cittadini.

Marzia Marchi

Comitato Acqua pubblica Ferrara

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