Cronaca
26 Ottobre 2021
Il vicesindaco e assessore alla sicurezza deve rispondere della pubblicazione su Facebook del video di un pestaggio al D-Verso

Ancora guai per ‘Naomo’: a processo per rivelazione di segreti d’ufficio

Nicola Lodi
di Redazione | 2 min

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Nicola Lodi

Nicola Lodi

Ancora un guaio giudiziario per Nicola ‘Naomo’ Lodi, il vicesindaco leghista di Ferrara. Il prossimo 17 novembre, infatti, dovrà presentarsi davanti al giudice dell’udienza preliminare Vartan Giacomelli e rispondere del reato di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

Il caso è quello della pubblicazione sulla propria pagina Facebook del video delle telecamere di sorveglianza poste dal Comune davanti al D-Verso che riprendevano la rissa fuori dal locale di via Modena, noto per essere molto problematico e chiuso innumerevoli volte dalla Questura per motivi di ordine pubblico.

L’assessore alla sicurezza, una volta entrato in possesso di quelle immagini, il 17 ottobre del 2019 ne pubblicò un estratto nella propria pagina Facebook: la sequenza video ritraeva un pestaggio, o per usare le parole di Lodi che accompagnavano il post, “due donne selvaggiamente picchiate da diversi energumeni nigeriani”. “Quando vedo queste scene mi sembra di essere a Lagos, e invece siamo a Ferrara – scrisse ancora Lodi – Tutti questi anni di accoglienza sfrenata senza controlli, anni di percezioni, anni dove la precedente amministrazione ha deriso i suoi residenti e questo è il risultato! Non possiamo più tollerare una simile violenza. Queste bestie non devono più avere spazio nella nostra città!”.

Quel video non doveva essere diffuso – sostiene la procura – per scopi di propaganda politica dall’assessore, in questo caso in veste di pubblico ufficiale, bensì doveva essere lasciato a disposizione dell’autorità di pubblica sicurezza per le indagini.

Lodi venne interrogato il 5 luglio in procura, assistito dagli avvocati Ciriaco Minichiello e Carlo Bergamasco, e spiegò che la sua fu una forma di comunicazione istituzionale, ma le sue spiegazioni non sembrano aver fatto cambiare idea al pm Ciro Alberto Savino, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio.

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