L’accusa è quella di abbandono di incapace aggravato dalla morte. A processo c’è la legale rappresentante di una casa famiglia Ferrara, dove la vittima, un uomo di 64 anni, era ospite.
Ieri, davanti alla Corte d’assise, sono sfilati i primi testimoni della pubblica accusa – sostenuta dalla sostituta procuratrice Ombretta Volta – tra i quali un operatore socio sanitario che lavorava nella struttura e la figlia dell’uomo.
Il fatto risale al 17 maggio del 2019, quando A.B., dopo aver fatto colazione, si è allontanato dalla struttura, in un’ora imprecisata. Una volta scoperta la sua assenza in camera, è stato lanciato l’allarme, purtroppo vano: nel pomeriggio della stessa giornata l’uomo è stato trovato esanime, annegato in un canale a circa 2-3 km di distanza dalla casa famiglia.
Nel processo va chiarito se la struttura e la sua amministratrice – difesa dall’avvocato Carlotta Occari – avesse un dovere di controllo rinforzato: questo tipo di case famiglia, in linea teorica, ospitano persone autosufficienti, ma secondo quanto spiegato dalla figlia della vittima (parte civile assistita dall’avvocato Enrico Tassinari), era nota una situazione patologica così come altri tentativi di fuga avvenuti in passato, in altri contesti. Da capire se questo sia sufficiente per imporre un obbligo di vigilanza rafforzata a carico della casa famiglia.
“Abbiamo fiducia nell’operato della giustizia”, commenta l’avvocato Occari.
Si torna in aula il 28 ottobre per esaurire i testi del pm.
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