Sab 21 Ago 2021 - 3750 visite
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Quel pasticciaccio brutto dello stadio Mazza

Era il 2016, la Spal era in C, ma aveva vinto la promozione in serie B. Urgentissimo restaurare lo stadio circondato dai suoi begli alberi. Svariati bagolari, undici ginkgo biloba e qualche tiglio, tutti quasi secolari poiché espressamente previsti nell’impianto di costruzione dello stadio del 1928.
Ci accorgiamo che il piano di ristrutturazione, per adeguarsi all’aumentata capienza di spettatori dovuti alla serie B, prevede nel progetto, a cura dell’ingegnere Lorenzo Travagli, oggi tra gli inquisiti, l’abbattimento di 15 alberi sul lato sud, per fare posto ai tornelli di ingresso, in sostanza le gabbie per controllare i tifosi.

Con alcuni ambientalisti, insceniamo una protesta legandoci ad un albero, riuscendo impossibile legarsi a quelli previsti in abbattimento. Creiamo un discreto casino, si può dire? Sì si può dire, soprattutto la sera dopo, con il funerale degli alberi abbattuti.

Si scatenano i tifosi e l’intero mondo cittadino, che trova un’ inaspettata unità tra destra e sinistra nella difesa della storica rimonta della Spal, comprata da una famiglia locale, che ora non esita a venderla a un fondo di investimento americano! Giochino finito.

Insomma la città sembra “el pueblo unido” intorno ai vessilli bianco azzurri.
Noi ambientalisti che prima invece pensiamo alla funzione vitale degli alberi, all’impatto paesaggistico di uno stadio allargato, al caos che i tifosi porteranno in pieno centro solo per qualche anno (facile profezia: solo tre) e ultimo ma non ultimo ai soldi: 8 milioni di euro, pubblici, perché lo stadio è comunale, spesi mentre scuole e strade sono al collasso, veniamo presi per degli antisociali, antipatrioti addirittura!

Poi la Spal va addirittura in serie A, tocca mettere mano nuovamente allo Stadio, 16.000 posti invece dei 13.000 previsti per la B. Regole severissime – si dice – lo impongono. Come imporrebbero che in un’aula scolastica di 40 mq ci fossero al max 20 persone ma ce ne mettono 30! Ma ciò che si può derogare nella quotidianità di migliaia di studenti è intransigibile per una domenica ogni due allo Stadio! Ricorrere a quello di Bologna, meno che mai, orgoglio ferrarese in discussione ?!

Donne, uomini, bambini, negozianti, amministratori di ieri e di oggi a decantare il futuro glorioso della città, grazie alla serie A. I titolari della società Spal ormai come vedettes del palcoscenico cittadino. Poi arriva l’estate del 2019, che vede un parziale sequestro dello stadio in seguito ad una diffida sulla messa a norma frettolosa, troppo frettolosa, dello stadio, intorno al quale, credo grazie al nostro casino di ambientalisti, restano comunque salve le undici ginkgo nonostante la costruzione della gradinata est. E si salvano, nonostante tutto, anche tutti gli altri bagolari – mettendo in evidenza il limite del lo sbrigativo progetto iniziale.

La faccenda della Spal in A e dello stadio dilatato comincia, intanto, a mostrare il lato meno luccicante, anche i residenti s’accorgono che non è proprio una comodità trovarsi barricati in casa quando ci sono le partite, oltre allo spreco di risorse organizzative delle forze di polizia nazionali e locali e a quel magico indotto economico che dopo due anni di serie A, ancora non si vede! In più sembra che la ristrutturazione mostri alcune lacune strutturali. Ma in un’estate si fa l’impossibile, si aggiusta tutto per l’inizio del campionato 2019-20 con un impegno a intervenire sulla messa in sicurezza definitiva nel lungo periodo. La stagione 2019-20 inizia dunque con una deroga sulla sicurezza dello stadio e con la proprietà che si lamenta in conferenza stampa del comportamento dei giornalisti, rei di avere messo in discussione la sicurezza dell’impianto!

La retrocessione è quasi una certezza, infatti! Chi ha il coraggio di commentare tutto questo, nero su bianco, come la sottoscritta, viene sbeffeggiata su FB ed è costretta a procedere con querele, per le quali sono in attesa di processo quattro tifosi, perché due hanno chiesto la remissione dietro pagamento!

Ora l’attualità: la Spal è rimasta in B con fatica, com’era facilmente prevedibile per una piccola squadra di provincia. E con i venti che tirano la vedo ancora in una corsa da gamberi ma il punto è che abbiamo uno stadio sovradimensionato e forse non utilizzabile, perché giudicato insicuro, tanto da essere stato messo sotto sequestro a un mese dall’inizio del campionato.

Ora mi spiego perché i concerti stipati sulla Piazza Trento Trieste invece che nello stadio appunto!
Certo, i periti tecnici delle controparti si scanneranno nelle aule dei tribunali ma io mi domando quale “amore spallino” spingerà un genitore a portare il proprio figlio allo stadio con queste premesse? Le tragedie, l’abbiamo visto, accadono, anche quelle che sembrano più irrealistiche: crollano i ponti, cadono le cabine delle funivia.. soltanto per incuria o malafede. Non si tratta di fare le Cassandre ma di usare quel minimo di raziocinio che potrebbe evitare molte tragedie.
Infine chi paga? Tutti, noi tutti! Lo stadio è comunale, la società aveva soltanto anticipato i soldi, ma sto bel pacchettone ora sta sulle spalle di tutti i ferraresi, anche quelli che come me non c’hanno messo piede che quarant’anni anni fa per un concerto di Peter Gabriel! C’erano delle priorità logiche: scuole, strade, case popolari… poi semmai lo stadio.

Troppo facile, comunque, dare la colpa all’amministrazione passata, ricordo bene chi ora governa dare metaforiche manate sulle spalle nel sostenere il mito della Spal in A, e nel 2019, l’assessore competente gongolava per il dissequestro condizionato.

Comunque a prescindere da come si concluderà la vicenda giudiziaria, il flop economico della serie A e del suo stadio è il risultato di quando si vuole fare la politica in maniera fenomenale, appoggiandosi ai presunti mecenati o alle scelte più facilmente popolari, invece di lavorare silenziosamente alla manutenzione e alla costruzione di ciò che fa crescere davvero una città e una comunità: la cultura e la solidarietà, che non si può imbrogliare con il tifo da stadio!

Una città che funziona ha bisogno dell’impegno di ogni cittadino affinché si incarichi di vigilare sulla corretta gestione delle proprie strutture e infrastrutture, della qualità dell’aria che respira, del suolo e dell’acqua che consuma. È una città che crea lavoro e non aspetta i miracoli della ribalta televisiva delle partite, è una città che accoglie e integra, non espelle risorse giovani e desiderose di crearsi un futuro.

Chiudo invitando all’attenzione nella qualità dei commenti.

Chi se la prende con me significa che guarda il dito e non la luna

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