Gio 5 Ago 2021 - 5672 visite
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Mattioli e il saluto più doloroso: “Alla Spal gli otto anni più belli della mia vita”

Applausi e cori per il presidente e la famiglia Colombarini che annuncia: "Sarebbe stato bello poter continuare, ma non giusto. Ora saremo presenti come sponsor per sostenere la nuova proprietà"

(foto di Alessandro Castaldi)

di Davide Soattin

C’è solo un presidente” è stato il coro con cui la Curva Ovest ha voluto accompagnare le ultime parole da numero uno della Spal di Walter Mattioli che, dal palco del parco Marco Coletta ai piedi del Grattacielo, ha salutato il suo dodicesimo uomo in campo, cercando di trattenersi fino all’ultimo e di non cedere allospaplare senza ritegno” mentre il treno dei ricordi diventa impossibile da fermare e gli applausi dei trecento presenti rendono il tutto ancora più emotivamente suggestivo.

“Questo – ha spiegato Mattioli, indicando la parte più calda del tifo biancazzurro – è quello che ci è mancato per un anno e mezzo perché con voi vicino sarebbe stata tutta un’altra storia. Se le cose andranno bene, come spero, vi dimenticherete in fretta di me (scherza, ndr). In realtà spero che non lo facciate mai. Purtroppo è arrivato per questo momento e neanche io me lo aspettavo, ma dobbiamo accettarlo”.

Il pres ha poi aggiunto: “Ora però finisce un ciclo e ne inizia un altro, che spero sia importante come il nostro e, come ha detto Paolo Mazza, cambieranno proprietà e presidenti ma rimarrà la Spal e a lei voi dovete rimanere vicini per portarla alla vittoria già da venerdì contro la Cremonese. Ho vissuto otto anni bellissimi e stupendi, tra momenti di grande euforia e altri di dolore negli ultimi anni, ma anche difficilissimi perché gestire una famiglia così non è facile”.

“Ma noi – ha affermato con orgoglio Mattioli – ce l’abbiamo sempre messa tutta con serietà. Dovrei andare avanti a parlare per ore ma mi basta dirvi solo grazie di tutto quello che ci avete dato, del sostegno, dell’entusiasmo, dei vostri sacrifici, dei sorrisi e della vicinanza, senza mai mancare l’appuntamento. Ci avete portato in giro per l’Italia e se abbiamo vinto è solo merito vostro. Sono stati gli anni più belli della mia vita“.

Adesso però c’è da programmare il futuro: “Venerdì avremo la nostra ultima uscita contro la Cremonese e poi da lunedì sarò in pensione. Devo scegliere tra gestire l’orto di mia suocera o qualcosa di diverso nel mondo del calcio, facendo crescere tantissimi altri ragazzi e portandoli ad alti livelli. Ma se dopo cinquant’anni siamo tornati in A, dobbiamo solo ringraziare la famiglia Colombarini, che hanno sostenuto i costi necessari, meritando il mio rispetto e il vostro“.

La parola è così passata a patron Simone Colombarini: “Sarebbe stato bello poter continuare e rivivere gli anni belli e le splendide emozioni. Per noi è stato un orgoglio riportare la Spal in categorie dove mancava da tanti anni e spero che il prima possibile torni in Serie A. Purtroppo quello che è successo negli ultimi anni ha portato a grosse difficoltà economiche e non sarebbe stato giusto andare avanti, senza essere in grado di rispettare le vostre aspettative”.

Di qui la necessità e la volontà di vendere: “Alla Spal serve una società che voglia di investire e, quando abbiamo visto che c’era la possibilità di passare la mano a chi prometteva un progetto ambizioso, abbiamo deciso di fare un passo indietro per rispetto verso la società, la città e i tifosi. Resta però l’orgoglio di quanto fatto in questi anni, che nessuno potrà mai cancellare. Dobbiamo continuare tutti insieme a sostenere il club e anche io lo continuerò a fare in un altro ruolo. Insieme a voi in curva ma anche tra gli sponsor per dare fiducia a una proprietà che arriverà per fare le cose serie“.

Un nuovo impegno in orbita biancazzurra confermato anche da Francesco Colombarini, tornato a parlare in pubblico dopo diverso tempo che, prendendosi gli applausi e i ringraziamenti della platea, ha espresso la propria volontà di restare vicino all’ambiente dell’Ars et Labor dopo che “siamo sempre stati esaltati dai colori della Spalcon la consapevolezza che la “retromarcia è la marcia più difficile da ingranare, ma il futuro non deve essere peggiore di quello che c’è“.




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