Attualità
20 Luglio 2021
L'associazione Piazza Verdi esprime perplessità sulla 34esima edizione della manifestazione: "Le strade non ospiteranno i musicisti di strada e per ascoltarli i visitatori dovranno pagare un biglietto"

“L’edizione 2021 del Ferrara Buskers Festival è un doppio ossimoro”

di Redazione | 2 min

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“L’edizione 2021 del Ferrara Buskers Festival è un doppio ossimoro: le strade non ospiteranno i musicisti di strada e per ascoltarli i visitatori dovranno pagare un biglietto”.

Così l’associazione Piazza Verdi sulla 34esima edizione consecutiva della storica manifestazione artistica che, dal 25 al 29 agosto, si terrà dentro un parco Massari che “verrà privatizzato, sia pure dalle 19 alle 24, e sarà accessibile solo pagando un biglietto di circa 12/14 euro al giorno”.

“Il Buskers Festival di Ferrara – spiegano i rappresentanti dell’associazione – ne esce completamente snaturato e la città subisce l’ennesima temporanea privatizzazione di un’area comune. L’aspetto più grave è l’aver utilizzato l’emergenza Covid per introdurre un costo d’entrata che, peraltro, ridurrà sensibilmente le offerte del pubblico agli artisti, elemento base per tutti i buskers”.

E aggiungono: “Le scelte di questa Amministrazione per l’estate 2021 hanno trasformato Ferrara in un percorso a ostacoli: come non bastasse la trasformazione di piazza Verdi in un “privé” (così viene definito dagli steward privati che presidiano l’area consentendo accesso e passaggio solo a chi consuma nei locali), dei giardini di piazza della Repubblica e di piazza Ariostea, divenuti aree di pertinenza dei ristoranti, da qualche settimana il gigantesco palco e l’occupazione dell’intero Listone, oltre a deturpare una piazza magnifica, hanno sottratto a noi abitanti e ai pochi turisti un’area pubblica, frequentatissima nelle serate estive, causando anche evidenti disservizi agli esercizi commerciali limitrofi e alle attività mercatali”.

“È evidente – concludono – che la bulimia organizzativa di sindaco e giunta, mancando di un minimo di programmazione, provoca una trasformazione forzata della città all’insegna del consumismo più gretto. Proprio quello di cui non si sentiva il bisogno dopo mesi di lockdown”.

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