Politica
6 Giugno 2021
Il pm Savino ha fatto acquisire centinaia di documenti. Al momento non ci sono ipotesi di reato

Demolizione ex caserma GdF. Aperto fascicolo in procura

di Redazione | 2 min

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La procura di Ferrara ha aperto un fascicolo conoscitivo in merito all’improvvisa demolizione avvenuta da un giorno all’altro della ex caserma della Guardia di Finanza in viale Cavour.

Il sostituto procuratore Alberto Savino ha rubricato il procedimento a modello 45, vale a dire atti che non costituiscono una notizia reato e ha incaricato la Polizia municipale come polizia giudiziaria per procedere all’acquisizione di atti.

Gli agenti si sono recati nei giorni scorsi sul luogo del cantiere al civico 65 di Viale Cavour e negli uffici e hanno proceduto con l’acquisizione di centinaia di documenti che riguardano le pratiche.

Si ricorderà che il Comune di Ferrara aveva dato il via libera alle ruspe nonostante l’edificio fosse classificato dal Piano Strutturale Comunale come “edificio di interesse storico architettonico” e dal vigente Regolamento Urbanistico Edilizio come appartenente alla classe 3 “edifici e manufatti storici significativi per tipologia, struttura e morfologia”. In parole povere è, era ormai, vincolato ad interventi di restauro e risanamento conservativo.

La ditta Corazza Building & Service srl aveva iniziato la demolizione in marzo, ma il 25 dello stesso mese arriva una segnalazione dal Reparto di Polizia ambientale edilizia dopo un sopralluogo di verifica dell’intervento di demolizione. Il Comune emette subito una ordinanza di sospensione dei lavori: l’intervento risultava in contrasto con la normativa tecnica vigente, non essendosi ancora conclusa la procedura di valutazione della proposta di progetto.

Il 26 e 31 marzo viene convocata la Conferenza dei servizi che dà l’ok: “la relazione tecnica evidenzia carenze in diversi elementi strutturali”; di qui “l’opportunità di procedere con la demolizione della porzione di fabbricato consentita”.

La Commissione per la qualità architettonica e paesaggistica aveva dato un parere favorevole al progetto, chiedendo di mantenere la verticalità della struttura dal punto di vista dell’estetica dell’edificio. Il parere non è stato ascoltato e la commissione dimissionata senza motivo apparente.

Nel frattempo il dirigente del Comune Fabrizio Magnani giustifica il tutto da un punto di vista tecnico: la demolizione ha rispettato la norma che vuole mantenuto il 50% della struttura. Come è possibile se dei cinque piani dell’edificio è rimasto solo qualche mattone? La risposta è originale: la parte interrata, le fondamenta, è tanto grande quanto quella che appariva in superficie.

Nelle scorse settimane Roberta Fusari, di professione architetto e urbanista, in qualità di consigliera comunale di opposizione per Azione civica aveva depositato una interpellanza e fatto un accesso agli atti.

Forte dei documenti in mano non aveva avuto dubbi: “la demolizione è stata abusiva”. Ora la parola passa alla procura.

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