Mer 12 Mag 2021 - 3156 visite
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La piaga del caporalato nel Ferrarese: centinaia di lavoratori sfruttati e una tentata truffa ai danni dell’Ausl

Le indagini partite dopo un incidente mortale. Nel 2017 quattro cooperative erano attive nell’emergenza aviaria a Codigoro

L’incidente mortale da cui hanno preso il via le indagini

C’è voluto il ‘sacrificio’ di un lavoratore sfruttato per far emergere il fenomeno del caporalato – al momento ancora presunto – in una zona del Basso Ferrarese.

Un fenomeno che ha coinvolto quattro cooperative che gestivano centinaia di persone nell’emergenza aviaria che aveva colpito il territorio estense, facendole lavorare con turni massacranti, in nero e approfittando del loro stato di bisogno.

Accanto a questo anche una tentata truffa milionaria ai danni dell’Azienda Usl di Ferrara, sventata grazie all’intervento della Guardia di Finanza, dell’Ispettorato del Lavoro e dell’Inail.

Elenca sei nomi il sostituto procuratore Andrea Maggioni nella richiesta di rinvio a giudizio con la quale chiude il cerchio delle indagini attorno a un appalto dall’Ausl vinto da una cooperativa di Forlì in occasione dell’emergenza sanitaria avvenuta nel comune di Codigoro per un focolaio di influenza aviaria presso un allevamento avicolo nell’ottobre del 2017.

Tutto è partito, come si diceva, dall’incidente stradale nel quale perse la vita Lahmar El Hassan, un cittadino marocchino sessantunenne, residente nella frazione di Brognoligo di Monteforte d’Alpone, in provincia di Verona. Era la notte tra il 25 ed il 26 novembre 2017 e il furgone sul quale viaggiava con altri 11 cittadini stranieri, tutti residenti nel veronese, si ribaltò lungo l’autostrada A13.

Erano tutti lavoratori impiegati nell’emergenza aviaria avvenuta nello stabilimento Eurovo di Codigoro. La paga promessa era di 7 euro l’ora. Gran parte di loro non l’hanno mai ricevuta.

Con loro su quel pulmino che percorreva fino a 750 km al giorno per fare la spola tra le province veneta e ferrarese c’era anche Ahmed El Alami, 59enne di nazionalità marocchina residente a San Bonifacio, legale rappresentante della Cooperativa agricola Agritalia.

Era lui che reclutava gli operai. Nel dicembre 2020 la Corte d’appello di Venezia lo ha condannato a un anno di reclusione per caporalato.

Ora El Alami è imputato anche a Ferrara, E con lui ci sono Elisabetta Zani, 51enne di Vicenza residente a Meldola (provincia di Forlì Cesena), presidente della Cooperativa Del Bidente; Gimmi Ravaglia, forlivese di 44 anni, vicepresidente; Ido Bezzi, forlivese di 63 anni, dipendente della cooperativa; Abderrahim El Absy, 56enne di nazionalità marocchina residente nel Vicentino, rappresentante legale della Cooperativa Work Alliance di Cesena; e Lahcen Fanane, 56enne di nazionalità marocchina residente anch’egli a San Bonifacio, rappresentante legale della Cooperativa Veneto Service di San Bonifacio, irreperibile.

Per tutti il pm Maggioni ha chiesto il rinvio a giudizio. Zani e Ravaglia sono imputati per aver subappaltato dal giugno 2017 all’ottobre dello stesso anno ad altre tre cooperative (Agritalia, Work Alliance e Veneto Service) i lavori di abbattimento dei capi di pollame e la pulizia e disinfezione dei locali senza l’autorizzazione dell’Ausl.

Sempre Zani e Ravaglia, questa volta in concorso con El Absy, El Alami e Fanane, devono rispondere di tentata truffa aggravata per aver cercato di lucrare sull’appalto Ausl riguardo l’identità del personale impiegato, presentando un preventivo di spesa “gonfiato” (documentato da ore di lavoro mai prestate sul cantiere e da personale non presente o con identità non confermate) per un ammontare complessivo di circa 2 milioni e 200mila euro.

Il raggiro sarebbe consistito nell’aver documentato di aver eseguito i lavori tramite personale “qualificato” e “regolarmente assunto” e aver fornito false spiegazioni all’Azienda Usl riguardo all’identità del personale impiegato, controfirmando, insieme alla cooperative sub-appaltanti, documenti che assicuravano l’attendibilità e la veridicità dei dati contenuti negli elenchi forniti.

Sempre loro avrebbero cercato di indurre l’azienda sanitaria a pagare un preventivo di spesa gonfiato, anche in considerazione del fatto che per la gran parte del personale impiegato non sono stati versati i contributi previdenziali ed assistenziali. Oltre a questo, avevano presentato documenti falsi attestanti il regolare impiego dei lavoratori delle diverse cooperative subappaltanti.

In questa maniera, secondo la procura estense, avevano cercato di indurre in errore l’Ausl, cosa che non si è verificata grazie all’intervento della Guardia di Finanza di Codigoro e del personale dell’Ispettorato del lavoro e dell’Inail di Ferrara che avevano riscontrato anomalie nella contabilizzazione delle ore di lavoro.

Tutti e sei gli imputati devono inoltre rispondere di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro per aver reclutato e utilizzato manodopera in condizioni di sfruttamento (turni di lavoro massacranti con turni di riposo esigui) approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori.

Complessivamente è stato accertato l’impiego di 148 lavoratori in nero e 232 irregolari, da parte delle tre cooperative, con un’evasione previdenziale pari a 533.963 euro e un imponibile assicurativo non dichiarato di 894.164 euro.

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