Mar 27 Apr 2021 - 1840 visite
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La Turchia scrive a Fabbri. Il sindaco: “Cittadinanza per Arslan e Akçam”

L'ambasciatore di Ankara chiedeva al sindaco di “riconsiderare la sua posizione” sul genocidio e sullo spettacolo teatrale. Balboni: "Ha sbagliato indirizzo"

“Un errore nella programmazione”. È quello che ha chiesto di correggere l’ambasciatore della Turchia in Italia ad Alan Fabbri.

Murat Salim Esenli ha scritto il 23 aprile una lunga lettera al sindaco di Ferrara dopo aver appreso che lo stesso giorno era stata celebrata la Giornata della Memoria del cosiddetto “genocidio armeno” con lo spettacolo del Comunale ‘Metz Yeghern. Il genocidio degli armeni tra memoria, negazioni e silenzi’, con Antonia Arslan.

Il diplomatico chiede di riconsiderare la posizione di Ferrara “riguardo all’ospitare un evento così unilaterale e modellato unicamente attorno alla narrativa armena”. Esenli spiega che “non c’è verdetto emesso da un tribunale competente o altro che etichetti gli eventi del 1915 come genocidio, mentre ci sono decisioni di tribunali nei casi dell’Olocausto, di Srebrenica o del Ruanda ed è per questo che sono giustamente commemorati in tutto il mondo, comprese Italia e Turchia”.

E la stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo “ha anche stabilito che al natura degli eventi possa essere oggetto di discussione”. L’ambasciatore sottolinea che la Turchia “non nega le sofferenze degli armeni durante la prima guerra mondiale. Ciò a cui ci opponiamo è presentare i tragici eventi del 1915 come un genocidio perpetrato da una parte contro l’altra”.

Esenli ricorda allora la proposta turca “(che attende una risposta dall’Armenia dal 2005) di formare una Commissione storica congiunta con l’Armenia. Sottolineo anche che, a differenza dell’Armenia, la Turchia ha aperto i suoi archivi a tutti i ricercatori e oggi centinaia di migliaia di documenti nei nostri archivi sono al servizio degli storici. Dovrebbe infatti essere compito degli storici lavorare sui tragici eventi del 1915 e chiarirli”.

“Giudico quanto in questa lettera assolutamente inaccettabile” risponde Fabbri, che rilancia annunciando che intende “promuovere il percorso che vuole portare al riconoscimento della cittadinanza onoraria ad Antonia Arslan e a Taner Akçam, lo storico turco, esule, che ha dimostrato il genocidio armeno con prove raccolte nel suo libro da poco tradotto in italiano. A entrambi va la mia stima e la mia ammirazione”.

IL sindaco invita quindi il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini a prendere posizione, “contro ogni spinta negazionista dobbiamo essere uniti e granitici. Non possiamo permettere che la memoria venga offesa, né che iniziative democratiche, pacifiche, culturali organizzate in un luogo come il teatro, che è il tempio della libertà, subiscano tentativi di offuscamento da parte della ‘diplomazia’ di un Paese terzo, che certo non fa della democrazia il suo marchio distintivo”.

“Giudico le parole dell’ambasciatore Salim Esenli – prosegue Fabbei – come un intollerabile tentativo di ingerenza nei confronti della libera, plurale e democratica programmazione culturale della nostra città e, quindi, come un’offesa ai valori che animano Ferrara, che ha combattuto per la libertà e per la democrazia”.

“Alla intollerabile presa di posizione dell’ambasciatore rispondo quindi rinnovando la mia stima e vicinanza ad Antonia Arslan e al popolo armeno – conclude Fabbri -. Bene ha fatto il premier Mario Draghi a definire ‘dittatore’ il presidente turco Recep Tayyip Erdogan: i toni assunti e le incursioni dei suoi diplomatici nella vita democratica della nostra grande Ferrara non possono essere accettati. Quanto è accaduto – e la missiva che mi è giunta dall’Ambasciata ne è un ulteriore elemento – mi auguro sia anche di monito a un’Europa che si è dimostrata troppo malleabile nei confronti del regime turco. Siamo e saremo sempre contro ogni regime e contro ogni negazionismo”.

“Condivido ogni parola pronunciata dal sindaco di Ferrara- aggiunge il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni – per respingere al mittente le vergognose pressioni della Turchia volte ad impedire che sul genocidio armeno il nostro Teatro potesse dare voce alla sofferenza di quello straordinario popolo, ancora oggi perseguitato perchè si batte per difendere la propria identità. Senza verità non può esserci libertà, così come senza memoria non può esserci futuro”.

“Adesso la Turchia vorrebbe addirittura impedire alla nostra città di rendere omaggio alle vittime del genocidio e a chi lotta per la verità – prosegue Balboni -. Ha evidentemente sbagliato indirizzo.  Spero che quanti ancora si ostinano ad auspicare l’ingresso della Turchia nella UE prendano spunto anche da questa ennesima provocazione e si convincano della sua impraticabilità”.

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