Ven 12 Mar 2021 - 1244 visite
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Aruna, 18 anni e alfiere della Repubblica: “Da grande voglio fare volontariato”

La studentessa di Cento si racconta a Estense.com dopo il riconoscimento del Capo dello Stato Mattarella

Aruna Rossidi Serena Vezzani

Cento. 18 anni, qualche sogno nel cassetto e una nomina di Alfiere della Repubblica dal Capo dello Stato Sergio Mattarella: è Aruna Rossi, studentessa di ragioneria di Cento e originaria dell’India, che con il suo gruppo scout Cento Prima ha partecipato durante il lockdown a un’iniziativa del Servizio per l’integrazione socio-sanitaria del Comune di Cento, rivolto agli utenti più fragili.

Il riconoscimento è arrivato dal Quirinale a 28 ragazzi e ragazze di tutta Italia, che si sono distinti “per l’impegno e le azioni coraggiose e solidali, e rappresentano, attraverso la loro testimonianza, il futuro e la speranza in un anno che rimarrà nella storia per i tragici eventi legati alla pandemia”. Tra loro è figurata anche la centese Aruna, che ci ha voluto raccontare com’è iniziato questo bellissimo viaggio.

Che cos’è il progetto a cui hai aderito tramite il tuo gruppo Scout?
Amici di penna è nato in collaborazione con il servizio di integrazione comunale l’anno scorso, a ridosso del lockdown. Tra le numerose proposte, è stato il primo che mi è saltato all’occhio, in quanto prevedeva una corrispondenza epistolare con alcuni anziani, per combattere l’isolamento fisico ed emotivo della quarantena evitando strumenti tecnologici. Ho intrapreso così uno scambio di lettere con un’anziana di XII Morelli, che è durato da maggio fino a luglio. Oltre a raccontarci la nostra vita e i nostri pensieri, mi ha allegato anche una ricetta di cucina. Non dimenticherò mai la sua riconoscenza e la sua commozione.

Perché hai scelto proprio ‘Amici di penna’? Che cosa ti ha lasciato questa esperienza?
“Innanzitutto la lettura e la scrittura sono da sempre una mia grande passione: recentemente ho partecipato anche a un concorso di scrittura indirizzato ai giovani. Questo, unito al fatto che mi mancassero i miei nonni, che avrei tanto voluto abbracciare, mi hanno portata ad aderire al progetto. Avevo finalmente la possibilità di rendere felice qualcuno e l’ho colta subito, e io stessa risentivo psicologicamente del lockdown, provando il bisogno di evadere. Condividere quello che sentivo e che pensavo con qualcuno che non conoscevo, e nel quale ritrovavo le mie stesse incertezze, mi ha aiutata molto, e ha dato vita a un prezioso e profondo dialogo tra generazioni. Ora penso che, se hanno premiato me, un motivo ci dev’essere, e sento tanta responsabilità: la responsabilità di essere un esempio da seguire.

Cosa ne pensi del panorama del volontariato centese?
“Sono iscritta al gruppo Scout di Cento da quando avevo 8 anni, e mio padre, prima di me, è stato capo scout. È un’esperienza formativa ed educativa sotto ogni aspetto, soprattutto dal punto di vista umano, durante la quale ho potuto esprimere me stessa, crescere, socializzare, viaggiare. Gli Scout di Cento sono attivi dal 1962, e mi auguro continueranno a crescere e ad attrarre soprattutto tanti giovani.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
“Sono al quarto anno delle superiori e ho ancora le idee confuse ma sicuramente, se ce ne sarà la possibilità, mi piacerebbe moltissimo incontrare la signora dal vivo. Non so se farò l’università, che cosa studierò, ma ho una certezza che mi porto avanti fin dall’infanzia; già allora dicevo a mia mamma: ‘Da grande voglio fare volontariato’.

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