Gio 18 Feb 2021 - 1100 visite
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Industria, produttività, scarsa progettazione: Ferrara fotografata da Ires

Luci e ombre dell'economia estense nell'analisi presentata da Guietti, presidente dell’Istituto Ricerche Economiche e Sociali Emilia-Romagna, in un incontro con Cgil, Cisl e Uil

di Lorenzo De Cinque

Una fotografia con tante luci e ombre quella mostrata da Giuliano Guietti, presidente dell’Istituto Ricerche Economiche e Sociali Emilia-Romagna (Ires), sui settori industriali della provincia di Ferrara.

L’occasione di confronto, fortemente voluta dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, ha infatti messo a nudo le potenzialità del territorio così come molte carenze da colmare il prima possibile.

Nel decennio 2010-2020, “il numero delle imprese – riporta Guietti – ha subito un calo consistente, soprattutto ditte individuali e piccole imprese”. Ma un dato che balza all’occhio – come ribadito dal presidente Ires – è che “il numero di imprese industriali è sceso più nel 2019 che nel 2020 e questo pone qualche interrogativo circa gli effetti del lockdown magari più lunghi oppure c’è già stato un processo di ‘selezione’ delle imprese”.

Ad imporsi, inoltre, è anche un’altra forma giuridica delle imprese, infatti “se negli ultimi dieci anni le ditte individuali a Ferrara sono calate in modo consistente da 1.372 a 1.104, le società di capitale sono aumentate da 804 a 907”. Guietti infatti ha spiegato che è avvenuto “un processo di selezione naturale, per cui chi è stato in grado di resistere alle varie crisi ha dovuto irrobustirsi con la capitalizzazione”.

Da un punto di vista della dimensione delle imprese in base al numero dei dipendenti, “il quadro ferrarese – sottolinea il presidente Ires Emilia-Romagna – è molto diverso tra costruzioni, al di sotto della media regionale e nazionale, e le industrie in senso stretto che, se da un lato sono sotto la media regionale, dall’altro sono oltre un punto sopra la media nazionale (Ferrara 9%, Italia 7,8%)”. Allo stesso tempo, “c’è una presenza forte di imprese con 0-9 dipendenti (allineati a media nazionale) e dai 250 dipendenti in su, mentre si riscontra una debolezza nel settore della media impresa (50-250 addetti)”.

Giuliano Guietti

Ma arriviamo ad una peculiarità tutta ferrarese: l’aumento consistente del valore aggiunto del prodotto per unità di lavoro, e quindi della produttività, nel periodo 2010-2019. “La provincia di Ferrara – continua Guietti – è cresciuta molto di più rispetto alla media regionale e nazionale, in particolare l’industria +21,6% e le costruzioni +8,2%, il tutto probabilmente dipeso dalla riduzione degli addetti ma anche dagli investimenti”. La riduzione degli addetti, infatti, “si è riscontrata soprattutto nelle costruzioni (-25,2%) ed è aumentata la quota di part-time, tempi determinati e stagionali”.

L’anomalia ferrarese rispetto a molti altri territori, però, è “la forte concentrazione di addetti nelle classi d’età centrali, con un 61,5% di età compresa tra i 40 e i 59 anni, mentre l’occupazione giovanile under 35 è ancorata a un 21,5%, il tutto in linea con l’età media avanzata della provincia”. Per quanto riguarda le qualifiche, invece, Guietti registra “un calo di operai e apprendisti, mentre cresce la quota di impiegati, soprattutto tra le donne quasi al 44%. Le distanze retributive, invece, aumentano mentre il divario di genere, seppur ancora alto, scende dal 79,2% al 75%”.

Se pensiamo, invece, agli ingenti fondi europei del Recovery Fund che presto arriveranno, vale la pena soffermarsi sul ricorso ai finanziamenti europei in provincia di Ferrara perché il presidente Ires Emilia-Romagna certifica un vero e proprio problema: “Se l’Emilia-Romagna è tra le prime regioni europee per spesa di fondi europei, a Ferrara c’è una scarsa capacità di progettazione, ottenimento fondi e gestione se si pensa ai soli 173 progetti finanziati, cioè il 4,3% dei progetti e il 4,9% delle risorse della regione”.

È proprio da questo quadro molto variegato che i sindacati intendono ripartire. Massimo Zanirato (Uil) parla di “alleanze da costruire tra forze di rappresentanza e amministrazioni locali per progettare il futuro della provincia”, mentre Bruna Barberis (Cisl) rilancia un “no ad approcci ideologici e una condivisione di idee per rendere il territorio davvero attrattivo”. Dello stesso avviso anche Cristiano Zagatti (Cgil) che ha ribadito l’importanza di “un rafforzamento di piccole e medie imprese, un’attenzione all’occupazione giovanile così come a quella femminile, e una gestione efficace di fondi europei, nazionali e regionali”.

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