Lun 27 Set 2010 - 2991 visite
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“Fumo eroina e ho 16 anni”. La droga non è più un tabù

Il 41,3% dei nuovi utenti del Sert ha tra i 16 e i 24 anni. Lo spacciatore è spesso un amico. E la cannabis viene coltivata in casa

“I tossicodipendenti sono sempre più giovani. Anche minori”. Lo dichiara Luisa Garofani, direttrice del Sert, il Servizio per le Tossicodipendenze del territorio di Ferrara e provincia. “Nel 2006 – precisa la dottoressa – non avevamo in cura nessun minorenne. Ora sono in costante aumento”.

Desta molta preoccupazione tra gli operatori del Servizio, il target più giovane. La fascia tra i 16 e i 24 anni, rappresenta il 16% dell’utenza complessiva. È allarmante il fatto che rappresenti il 41,3% del bacino dei nuovi utenti che si sono rivolti per la prima volta al Sert nel 2009. E a conferma di come il fenomeno della tossicodipendenza giovanile sia in progressiva crescita, è il dato che, negli ultimi 4 anni, si sia affermata la presenza di minori. Se nel 2006 non risultavano casi, ora c’è un 1,3% di utenti 16enni e 17enni (sono il 5% dei nuovi utenti): “sono ragazzi – spiega Garofani – che iniziano a drogarsi intorno ai 14 anni, e a 16 sono dipendenti”. In aggiunta a questo dato, si rileva che il 10% delle persone in cura per la prima volta nel 2009 ha appena 18 anni, mentre il 26,3% di queste ‘new entry’ hanno tra i 20 e i 24 anni.

Anche i giovani tra i 25 e i 29 anni sono in aumento: rappresentano il 14% dell’utenza complessiva. Ma se si considerano i dati dei nuovi utenti del 2009, la percentuale sale al 19,2%. “La tossicodipendenza e l’abuso di alcol – fa presente Garofani – ha riflessi diretti sul rischio di morte delle nuove generazioni: gli incidenti stradali, per il 90%, sono legati all’uso di sostanze”.

Quali sostanze? Eroina fumata. È questa la droga più consumata. Una tendenza che si sta sempre più affermando: il 78% dei tossicodipendenti ne fa uso. A seguire, cannabis (10,4%) e cocaina (9,8%). “L’uso endovenoso (il classico “buco”, ndr) – illustra Garonani – non caratterizza gli utenti più giovani. Ma questo non significa che la sostanza non crei dipendenza o sia più leggera”. Il problema che la direttrice del Sert evidenzia, sta nella percezione del rapporto che i giovani instaurano con la sostanza: “Il consumo di eroina endovena ricorda ai giovani persone ai margini, in difficoltà. Oggi coloro che fumano eroina quotidianamente, il più delle volte studiano o lavorano. L’effetto – evidenzia Garofani – è graduale, meno intenso rispetto all’iniezione. Ma coloro che fumano eroina finiscono rapidamente assuefatti dalla sostanza: si accorgono che hanno bisogno di incrementarne la quantità e l’interruzione dell’uso provoca disagio fisico, ma soprattutto psicologico. Fino a che ogni attività gli sembra impossibile”.

È così che scatterebbe la necessità di “sopperire alla mancanza della sostanza o di compensarne gli effetti”, riferisce Garofani: “Gli eroinomani assumono saltuariamente anche cocaina o cannabis”. Entrambe le sostanze risultano infatti “sostanze secondarie”: la cocaina è consumata in questo modo dal 47,7% degli utenti del Sert e la cannabis dal 23,8%. L’alcol è consumato saltuariamente dal 21,1% degli utenti. Queste sostanze, a differenza dell’eroina, sarebbero anche viste da questi giovani come “strumento di socializzazione”, sottolinea l’esperta. Tra le altre droghe, emerge un uso, minimo, di benzodiazepine (3%). E a fronte dell’alta percentuale di eroinomani, i consumatori “primari” di cannabinoidi sono ridotti al 10,4%, al pari dei cocainomani (9,8%).

“La droga – spiega Garofani – è entrata a far parte della routine quotidiana, dello stile di vita dei giovani consumatori. Lo spacciatore fa spesso parte della cerchia dei conoscenti, è spesso uno studente che diventa il punto di riferimento a cui rivolgersi senza difficoltà, perchè è vicino ed è percepito come innocuo”. A favorire l’approccio con la droga, da una parte c’è la “maggiore disponibilità economica dei ragazzi”, ritiene la direttrice, ma anche “l’assenza di stimoli, che induce i ragazzi a omologarsi: la droga non è più un tabù”.

Occorrerebbe allora fare “più informazione e meno terrorismo”, sostiene Garofani. Che ricorda anche come il Sert stia costituendo gruppi di auto aiuto per i famigliari. “Le famiglie – suggerisce la dottoressa – dovrebbero fare più attenzione quando i figli riferiscono che nel loro gruppo ‘qualcuno ogni tanto beve o si fa uno spinello’. Occorrerebbe capire – aggiunge – i motivi dei loro cambiamenti di umore, del rendimento scolastico, di chiusura: bisognerebbe cercare di conoscere di più i propri figli ed evitare di giudicarli come ‘gli adolescenti di oggi’: i loro bisogni sono quelli di sempre: i ragazzi hanno bisogno di essere considerati e apprezzati”. Perchè secondo Garofani proprio dai rapporti interpersonali e dalla scoperta di forti interessi, può “emergere la consapevolezza di quanto il consumo di droga sia dispendioso in termini psicologici, di energia e di prospettiva personale”. “Rompere la routine: è questa la via d’uscita”, ribadisce la direttrice del Sert.   

Un’altra recente tendenza che caratterizza il consumo di stupefacenti, sta nell’“esplosione del fenomeno della coltivazione di cannabis”, sottolinea Garofani. Ciò, sostiene la direttrice, sarebbe da addebitarsi non solo ad un fattore economico: “I cannabinoidi presenti sul mercato dello spaccio – spiega la dottoressa – non solo sono più costosi di quelli coltivati da sè, ma presentano una concentrazione del principio attivo molto alta: caratteristica spesso non gradita. Tant’è che l’effetto della cannabis ‘domestica’ – aggiunge Garofani – ha un effetto più leggero, perchè contiene spesso meno della metà di Thc”. Ma la cannabis, sostiene la direttrice del Sert, non sarebbe da considerarsi una “droga leggera: tutto ciò che altera le funzioni cerebrali è droga senza distinzioni. Leggero può essere il modo in cui ci si approccia”.

A proposito invece di droghe sintetiche, una sostanza che qualche anno fa aveva fatto temere la sua diffusione, è l’Ecstasy. “Un consumo che è andato quasi completamente in disuso”, sostiene la direttrice del Sert: “L’utilizzo di Ecstasy è rimasto circoscritto ad un ‘pubblico affezionato’. È una droga associata per lo più alla musica e al sabato sera”. Questa droga non darebbe dipendenza, spiega Garofani, poichè “i suoi effetti obbligano all’autolimitazione: un consumo eccessivo e costante – sostiene – provoca conseguenze fisiche che non la rendono infatti una droga ‘appetibile’”. 

Gli utenti in cura al Sert sono dunque, complessivamente, in costante aumento. Se dieci anni fa erano 867 le persone in cura, gli ultimi dati aggiornati a fine 2009 riportano 1037 utenti in più (+19,6%). Di cui 240, il 23% del totale, risultano nuovi al servizio.

I Sert del territorio sono a Ferrara, Copparo, Portomaggiore, Codigoro e Cento. L’unica nota positiva viene da Codigoro, dove si registra un calo degli utenti: sono 187, 38 in meno rispetto a dieci anni fa. Questo dato è dovuto alla drastica diminuzione degli utenti già in carico (-27,6%).

In crescita il bacino di tutte le altre sedi: quella di Ferrara, che è il servizio che segue più persone, conta 480 utenti (106 in più rispetto al 2000). Allarmante Cento: l’utenza è più che raddoppiata. Erano in 68 utenti, dieci anni fa, oggi sono 140 gli utenti in cura. Più contenuto l’incremento a Copparo (+20,8%) e Portomaggiore (+9,6%), unica succursale del Sert in cui diminuiscono i nuovi utenti (-45,4%).

I consumatori sono per lo più maschi, l’84,8%. Questo dato si attesta come costante nel tempo. L’età media dei consumatori è 35 anni, ma se si considerano i nuovi utenti, questa si abbassa drasticamente a 29 anni (a Portomaggiore, scende addirittura a 25 anni).

Se si considerano gli utenti complessivi (vecchi e nuovi utenti del 2009) del Sert, le fasce più colpite da tossicodipendenza sono gli over 39 (36,4%) e in seconda posizione, il target tra i 30 e i 39 anni, che copre il 33,6% del bacino di persone in cura. Ma entrambe queste fasce generazionali hanno un bacino più circoscritto, se si considerano i nuovi utenti dello scorso anno: gli over 39 sono appena il 15%, mentre i 30-39enni sono il 24,6% della nuova utenza. Mentre, come già evidenziato, il 41,3% della nuova utenza ha tra i 16 e i 24 anni.

Guardando alla provenienza, il 95,8% degli utenti sono italiani. Solo il 4,2% sono stranieri.

Relativamente alle persone che si sono rivolte al Sert nell’ultimo anno, il 64,3% risulta in possesso del solo titolo di scuola media inferiore. Minima la percentuale dei laureati (0,8%), addirittura al di sotto di coloro che hanno il diploma elementare (4,2%). L’82,1% non è sposato e il 51% vive con i genitori, mentre il 10% convive con partner e figli. In percentuale identica, che si attesta all’8,4%, i single o i conviventi senza figli. Per quanto riguarda la situazione giuridica, i tossicodipendenti sono per la maggior parte incensurati: sono il 65,8% dei nuovi utenti. Il 9,2% risulta carcerato. Per quanto riguarda la situazione lavorativa, il 51,5% risulta avere un lavoro regolare, seguono disoccupati (23,4%) e studenti (10,4%). L’8,7% lavora saltuariamente.     

“Il 90% degli utenti – ricorda infine Garofani – si rivolge autonomamente al Sert. Il resto dell’utenza viene su segnalazione della prefettura”. Il Sert è un servizio pubblico del Sistema sanitario nazionale che fornisce sostegno e cura ai tossicodipendenti. Ma si occupa anche di prevenzione nelle scuole, attraverso il servizio Promeco, e di supporto alle famiglie. I servizi offerti non sono a pagamento ed è garantito il diritto all’anonimato.  “Per accedere al Sert – evidenzia in conclusione la direttrice – non è necessaria l’impegnativa del medico: basta telefonare o presentarsi e, nel giro di 24/48 ore, si viene accolti da un operatore”.

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