Dom 25 Ott 2020 - 1268 visite
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Non abbiamo imparato niente! Siamo punto e a capo

Il 14 marzo di quest’anno scrivevo su questo blog: “Se non impariamo da questa esperienza siamo davvero perduti”.

Ora posso dire – ahinoi – che siamo perduti. Non andrà affatto tutto bene perché gli imbecilli hanno prevalso sugli eroi.

Ore e ore di talk show con esperti o pseudo tali, scarriolate di decreti e siamo a richiudere tutto anche se nessuno ha il coraggio di dirlo papale, papale. Anzi forse delegheremo anche questa volta al Papa, l’unico che sembra avere anche l’uso della raziocinio insieme al senso di misericordia.

I poveri sono aumentati dal 31 al 45% (dati Caritas) mentre i Governatori, incapaci perlopiù di governare, litigano tra loro e con lo Stato, cui si chiede di metter mano a soluzioni che devono fare i conti con una situazione di corruzione diffusa e tollerata (vedi caso Lombardia).

Ci viene chiesto di stare in casa, si usano termini terrorifici come il coprifuoco, si colpevolizza la vita sociale, la vita culturale, che si è praticamente annientata e nulla di nulla è stato fatto in materia di trasporti e di edilizia scolastica, i due elementi cui oggi si imputa maggiormente la riproliferazione del virus.

Sono una scomoda testimone di come le scuole che avrebbero dovuto avere più spazio, di fatto ne abbiano di meno degli altri anni, con interventi sgangherati dell’ultimo momento. Mentre le fabbriche che contano, quelle che fanno alzare il profitto a Confindustria, hanno continuato a lavorare forti dei loro codici Ateco, abbiamo abbandonato del tutto l’edilizia scolastica, salvo intervenire frettolosamente e scompostamente sul finire dell’estate, per cui ci ritroviamo a far lezione con i tecnici che montano le telecamere per la didattica a distanza, imbianchini che verniciano aule magazzino recuperate all’ultimo minuto e assenza dei famosi banchi, con o senza rotelle.

Sui trasporti ancora peggio! I ragazzi confinati in casa di sera si ritrovano stipati su autobus e treni la prima mattina e la soluzione ricade di nuovo sulla scuola che deve farsi in quattro a riorganizzare turni e lezioni, in cui la didattica diventa l’ultima delle preoccupazioni e per risolvere un problema, se ne crea un altro. Anzi diversi altri.

La grande trovata della DAD (didattica a distanza) che perfino i nonni hanno imparato a conoscere, significa che ancora una volta si scarica sulla vita culturale un problema di natura politica e ammnistrativa. Se a marzo si era in emergenza, sorpresi dall’inaspettato evento virale, non si può dire altrettanto ora. Ma di nuovo il governo degli imbecilli cerca di cavarsela puntando sugli eroi, sui docenti che si devono reinventare un anno scolastico senza certezze. Sul personale sanitario che deve tornare a mettere in stand by la propria vita privata per cercare di sopravvivere al superlavoro che già incombe nelle corsie. Sui ragazzi in età scolare che devono diventare supereroi nell’affrontare problemi più grandi di loro cui nessuno ha dato risposte.

Ora, che il rischio sia reale e serio l’hanno capito anche i quaquaraquà da spiaggia ma che nel 2020 si sia ancora alle misure di isolamento da lazzaretto è veramente sconcertante.

Il mondo capitalistico che si appresta a conquistare nuovi pianeti non è in grado di organizzare la vita sociale del proprio, afflitto da un virus di cui ha peraltro larga responsabilità.

Non si è colta la lezione ambientale che la pandemia ci ha dato nei primi mesi di quest’anno, di come la continua distruzione dei contesti naturali spinga la promiscuità tra specie animali e umane. Di come l’ipertrofia dell’ego umano abbia annientato il concetto di ecosistema nel quale bene o male viviamo e ci agitiamo, a caccia di un vaccino come panacea di un male di cui questa pandemia non è che la punta dell’iceberg.

Potevamo cogliere l’occasione per ripensare all’organizzazione delle nostre città, del nostro tempo lavorativo e di svago, delle nostre modalità di trasporto e di cura. Abbiamo le risorse per farlo. Ma già abbiamo visto le indecorose gare che si sono scatenate per catturare i soldi del Recovery fund, senza una strategia generale, senza un progetto organico di intervento, senza che ci sia un’idea di Stato che si fa garante di eliminare le disuguaglianze tra i propri cittadini.

Quando sento dire che non ci sono i soldi , non ci casco più, i soldi per qualcuno ci sono sempre, per lucrare sulle commesse di mascherine, camici, attrezzature mediche sono stati trovati. I soldi che girano di nascosto nelle pieghe mafiose che impestano ormai tutto il Paese.

Condanno la violenza a prescindere ma il tunnel che abbiamo imboccato con la gestione di questa pandemia, in Italia e nel mondo, ci porterà in un tunnel ancora più pericoloso: quello delle guerre civili, che già stanno mostrando i primi segnali. Chi deve scegliere tra morire di virus o di fame non va tanto per il sottile e con una destra arrogante e sfacciata, in assenza di un qualsivoglia pensiero (che una volta avrei chiamato di sinistra), vedo profilarsi una situazione da giungla, dove a vincere è soltanto la forza!

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