Dom 18 Ott 2020 - 518 visite
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Ma il karate non è uno sport da contatto

Caro Direttore,
chiedo cortese ospitalità nelle pagine del Suo giornale per spiegare, a chi non è addetto ai lavori e non conosce a fondo le arti marziali, come si può praticare il karate Shotokan tradizionale in totale sicurezza, individualmente, nel rispetto delle norme del distanziamento e dei rigidi protocolli di igienizzazione.

Il karate-do, dal giapponese “la via della mano vuota”, non nasce necessariamente come uno “sport da contatto”, perché la pratica quotidiana del kata (ovvero della forma) e del kihon (la ripetizione di tecniche eseguite singolarmente) prevedono distanza fra i praticanti che lavorano individualmente con tecniche preordinate di pugno, calcio, percossa o parata, nelle diverse direzioni, ma mai incontrandosi con un avversario o con un compagno di allenamento vicino.

Il karate, di per sé, è già marziale e rispetta dei dogmi: la distanza, la pratica individuale, la disciplina e l’ordine. Il combattimento, il contatto, non è necessario praticarlo.
Bambini, ragazzi ed adulti sono rigorosi nella pratica quotidiana con le regole del distanziamento, che i nostri tecnici, maestri ed istruttori, fanno rispettare alla lettera.

E proprio di questo parlo: di pratica individuale, mantenendo le distanze, quelle distanze che già più volte sono state ribadite nei diversi Dpcm e a cui tutte le associazioni sportive dilettantistiche che fanno capo alla Fikta, Federazione Italiana Karate Tradizionale e discipline Affini, che a sua volta segue i dettami dell’Ente di promozione sportiva Us Acli nazionale e della Fijlkam, Federazione Italiana Judo Lotta Karate e arti Marziali, con cui con quest’ultima ha siglato un accordo di collaborazione a Roma nell’aprile del 2018.

Questa mia per spiegare come il karate tradizionale, stile Shotokan, non deve essere ridotto a una mera classificazione di sport da contatto, perché così non è.

Per le nostre realtà dilettantistiche, le prime a chiudere dal Lockdown di marzo e le ultime a riaprire con la disponibilità delle palestre delle scuole concessa solo di recente, hanno affrontato enormi spese di sanificazione, igienizzazione e di acquisto di materiale di protezione per poter ricominciare la pratica in totale sicurezza, nel rispetto di tutti i dettami, esponendosi finanziariamente quasi al limite delle proprie risorse interne, considerando anche che il 90% delle stesse si autofinanzia con le sole quote mensili che riceve dai praticanti, così come la FIKTA che si autofinanzia con la sua attività istituzionale di divulgazione della pratica, della filosofia, e della storia del karate tradizionale.

Una percentuale elevatissima delle nostre associazioni sportive dilettantistiche, alla luce di una nuova chiusura, non sarebbe in grado di poter ricominciare in un momento in cui tutta l’economia del Paese sta soffrendo in tutti gli ambiti e tutto il settore giovanile morirebbe con loro.

Tramite il Suo giornale chiediamo come Fikta, a nome di tutte le sue associazioni, dei suoi tecnici e dei suoi praticanti alle Istituzioni, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dello Sport e a quello della Salute e per tramite ai Governatori di tutte le Regioni d’Italia di poter proseguire la pratica individuale della disciplina del karate e di eliminarla dalla classifica degli sport puramente da contatto, classifica che li accomuna in maniera del tutto fuorviante con altre realtà e di permettere alle nostre associazioni di poter continuare a prestare la loro opera per il mondo sportivo dilettantistico, fatto anche e soprattutto di valori come l’amicizia, il rispetto per le regole e per il prossimo, l’ordine, la disciplina, del benessere psicofisico e soprattutto la sana pratica sportiva dai 3 ai 99 anni.

Grato per quanto potrà fare, Le porgo i miei più cordiali saluti.

Achilli Comm. Prof. Gabriele
Presidente nazionale Fikta
Stella d’Oro Coni

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