Dom 18 Ott 2020 - 137 visite
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Con l’emergenza Covid aumenta la povertà e cresce il terreno fertile per le mafie

Al seminario per la Festa della Legalità si fa luce sugli impatti economici e sociali al tempo del coronavirus

avviso pubblico prefetto ferraradi Cecilia Gallotta

C’è un costante segno meno nei grafici che riguardano quasi ogni settore del bilancio economico ed imprenditoriale ferrarese di questo drammatico anno, nonché – ovviamente – regionale, nazionale e mondiale. Un aspetto, quello economico, da cui partono tantissime riflessioni e considerazioni, al centro del seminario che sabato mattina – presso il Consorzio Factory Grisù – ha posto l’accento sull’ ‘illegalità e criminalità organizzata al tempo del coronavirus e l’impatto economico su cittadini e imprese’, come suggerisce il titolo, inserendosi nell’ambito della Festa della della Legalità e Responsabilità organizzato dal Comune di Ferrara.

L’incremento dei ‘nuovi poveri’, stando al rapporto Caritas, illustrato dal prefetto Michele Campanaro, è salito dal 31 al 45% rispetto al periodo maggio-settembre 2019: “Ciò vuol dire che quasi una persona su 2 ha fatto ricorso agli sportelli Caritas” per la prima volta, constata il prefetto, precisando come la maggior parte siano famiglie italiane, con un inevitabile picco di incremento dei commercianti e dei lavoratori autonomi.

Uno scenario che fin dai primi mesi di pandemia è andato ben oltre l’emergenza esclusivamente sanitaria, estendendola ad emergenza economica e sociale: “Una spirale in cui siamo ancora dentro” come afferma il prefetto, dal momento che l’uscita ‘formale’ dal lockdown del 4 maggio non è stata esattamente sinonimo di ripartenza.

A toccare con mano chi questa situazione la vive tutti i giorni è il fondatore della comunità Emmaus di Ferrara Gianni Belletti, che riporta come le “circa 500 persone al giorno che si rivolgono a noi, vivano con una media di 1 euro e mezzo al giorno”. Un dato che col Covid ha avuto (e probabilmente avrà) incremento a livello mondiale.

Se da un lato i settori manifatturiero, dell’export e del turismo hanno avuto una debacle che passerà tristemente ai libri di storia (calo rispettivamente del 22, 26 e 53% solo a Ferrara, come illustrato da Andrea Migliari della Camera di Commercio), le imprese digitali sono – come prevedibile – le uniche a resistere, per non parlare dei colossi dell’e-commerce.

“Un accentramento assurdo del patrimonio mondiale – come fa notare Belletti -: basti pensare che se Amazon regalasse centinaia di migliaia di euro ad ognuno dei suoi 186mila dipendenti, il suo patrimonio (attualmente di 11 miliardi e mezzo) resterebbe pressoché invariato”. Tutte constatazioni che non fanno altro che “aumentare il malessere, la vulnerabilità e la frustrazione della società”, che durante questa pandemia ha allargato la forbice delle persone che hanno dovuto improvvisamente fare i conti a fine mese.

“Per le prefetture si è trattato di decisioni estremamente delicate a proposito di legalità e responsabilità – illustra – poiché durante il lockdown era possibile, sulla base di una richiesta o comunicazione scritta da parte delle diverse filiere produttive, che si valutasse se queste rientravano nella cosiddette categorie di prima necessità, e che quindi si sancisse il ‘permesso’ a proseguire l’attività: tolto il settore agricolo, sul quale ci sono stati pochi dubbi, per tutti gli altri settori è stato estremamente difficile dare la possibilità di richiesta a tutti, poiché a Ferrara avremmo avuto un potenziale bacino di 40mila richieste, pressoché impossibili da gestire e valutare con una certa adeguatezza e celerità. Nonostante ciò siamo riusciti a gestire 2245 richieste arrivate, di cui 50 si sono tradotte in sospensione dell’attività, mentre le restanti hanno potuto proseguire”.

Un’attività della Prefettura che si è affiancata a quella dei controlli, ben 117.905 dall’11 marzo ad oggi, di cui 41.962 solo nei primi due mesi, e di cui 2457 con sanzioni amministrative. Numeri che “non hanno precedenti”, ma che purtroppo, nonostante tutto, non devono “far sentire tranquillo nessuno” come ribadiscono sia il prefetto che il giornalista e direttore di Avviso Pubblico Pierpaolo Romani: “Se la storia ci insegna qualcosa – infatti – le situazioni emergenziali come quella che stiamo vivendo, sono il terreno fertile per le mafie, per le quali il momento di difficoltà, si può tramutare in opportunità”.

Non è un caso che siano aumentate anche le segnalazioni di operazioni finanziarie sospette e delle interdittive antimafia: fino a prova contraria, il controllo diretto e indiretto sulle attività economiche, come recita l’articolo 416-bis, rientra pienamente nell’associazione di tipo mafioso. Un fenomeno, quello della criminalità organizzata, che sicuramente affonda le sue radici nella stessa vulnerabilità e malessere sociale di cui parlava Belletti. “La guardia deve restare alta, quindi”: un monito che va esteso senza dubbio agli aspetti economici e sociali del periodo che stiamo vivendo.

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