Dom 18 Ott 2020 - 3740 visite
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Il rettore firma il manifesto contro la legge Zan. Sconcerto a Ferrara

Arcigay con associazioni, sindacalisti e partiti: “Zauli chiarisca pubblicamente la sua posizione”

Giorgio Zauli

Il rettore Giorgio Zauli

Tra le 150 firme di “intellettuali liberali e progressisti”, come essi stessi si definiscono, lanciato sul quotidiano online l’Occidentale contro l’approvazione della proposta di legge Zan (l’estensione della Legge Mancino ai reati di odio e violenza per motivi legati al genere, all’identità di genere e all’orientamento sessuale.), compare anche quella del rettore dell’Università di Ferrara Giorgio Zauli.

Insieme al “magnifico” spuntano anche quelle di Marcello Pera (ex presidente del senato), primo firmatario, e Maurizio Sacconi (ex ministro del lavoro nel Berlusconi IV). Tutti bollano la legge Zan come “totalitaria” e al grido di “l’intolleranza nel nome della tolleranza produce violenza e discriminazione”, chiedono ai membri del Parlamento di “meditare su questo punto cruciale: ciò che è all’esame della loro coscienza non è un pensierino buonista, bensì la permanenza di un pilastro della nostra democrazia”.

La firma di Zauli desta “un certo sgomento” a Ferrara in partiti, associazioni e singoli cittadini, che sottoscrivono un contro-appello, facendo notare come il testo sottoscritto voglia far intendere che l’approvazione di questa legge «limita la libertà di espressione – è il testo firmato dai 150 ‘liberali e progressisti’ – di coloro che hanno opinioni meditate contrarie a tali nozioni e comportamenti. Quindi, censura convincimenti morali e religiosi in materia di etica sessuale. In tal modo, trasforma in reati opinioni largamente diffuse nella nostra civiltà e cultura, in particolare quella biblica giudaico-cristiana del Dio che creò l’uomo e la donna».

“Affermazioni false” rilanciano da Ferrara, “perché non vi è nel testo di legge né nella volontà del legislatore, alcuna norma che limiti, condanni o censuri la libertà di espressione, opinione o convincimenti morali e religiosi, paradossalmente tutelati dalla stessa Legge Mancino oggetto dell’invettiva”.

Il contro-appello è firmato da una miriade di nomi e sigle, tra i quali Arcigay Ferrara, «Gli Occhiali d’Oro» di Giorgio Bassani, Agedo, Famiglie Arcobaleno, Anpi, Cittadini del Mondo, Centro Documentazione Donna, Cgil, Gad – Gruppo Anti Discriminazioni, Leggere Donna, Uaar, Udu Uisp, 6000 Sardine Ferrara, Coalizione Civica, Ferrara Coraggiosa, Italia Viva, Partito della Rifondazione Comunista, Sinistra Italina, La Sinistra per Ferrara, Ilaria Baraldi e Deanna Marescotti per il Gruppo Consiliare Partito Democratico, Tommaso Mantovani per il Gruppo Consiliare Movimento 5 Stelle, Paola Peruffo di Foorza Italia in qualità di presidente Commissione Pari Opportunità del Comune di Ferrara, Laura Sighinolfi (responsabile Unità Semplice HIV/AIDS – UOC Malattie Infettive), Mattia Franceschelli (segretario del Pd di Cento), Davide Stabellini (segretario provinciale del Partito Socialista Italiano), Mario Zamorani (coordinatore +Europa Ferrara), Corrado Oddi e Mauro Presini,(Il Battito della Città), Massimo Maisto, Daniela Meneguzzi, Leonardo Uba, Elisabetta Venturoli e Massimo Zanirato (segretario della Uil).

“È preoccupante – sostengono le sigle – che a firmare una lettera contenente affermazioni non veritiere e la cui non veridicità è facilmente dimostrabile leggendo il testo del disegno di legge in oggetto, siano dei rappresentati di ciò che dovrebbe essere il tempio del Sapere e della Conoscenza ovvero l’Università”.

Per questo Arcigay e gli altri si chiedono “se il nome del Magnifico Rettore dell’Università di Ferrara, Giorgio Zauli. sia solo un beffardo caso di omonimia o se si tratti del massimo rappresentante dell’Ateneo ferrarese. Zauli è rettore di una delle più antiche università italiane, dove compirono i loro studi Niccolò Copernico e Ludovico Ariosto. Una delle prima in Italia ad aver intrapreso la carriera alias, ovvero il doppio libretto per le persone transgender che consente di essere riconosciute con l’identità di genere elettiva”.

Per i firmatari ferraresi “sarebbe imbarazzante se il massimo rappresentante della più importante istituzione scientifica della città, istituzione che deve garantire pari opportunità, tutele e diritti a tutte e tutti i suoi iscritti e dipendenti, si scagliasse strumentalmente contro un disegno di legge che estende una legge, esistente in Italia dal 1993. Legge che ad oggi sanziona e condanna gesti aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, a cui semplicemente si andrebbero ad aggiungere motivi di orientamento sessuale, identità di genere e genere”.

Che cosa preoccupa i firmatari di quella lettera? “Se la legge già esiste e non ha mai represso la libertà di espressione o punito per reati di opinione né tanto meno censurato convincimenti morali e religiosi, perché dovrebbe farlo ora le cui tutele verrebbero semplicemente estese e non compresse? Ma se queste considerazioni rientrano nella sfera legittima della libertà di opinione ed espressione di cui lo stesso Zauli deve godere, non sfuggirà di certo al Rettore che una sua eventuale presa di posizione, seppur personale, sarebbe del tutto inopportuna per il ruolo che riveste. In quanto massimo rappresentate dell’Università di Ferrara e di tutti coloro che ne fanno parte, sarebbe eticamente corretto non esprimere convincimenti personali attraverso appelli pubblici che possono essere lesivi e offensivi della dignità di una parte, seppur minoritaria di coloro che il Rettore rappresenta”.

Per questi motivi i sottoscrittori chiedono a Zauli di “chiarire pubblicamente se sia lui il firmatario dell’appello in questione o se si tratta invece di un caso di omonimia, chiarendo la sua posizione in quanto rettore dell’Università di Ferrara rispetto al disegno di legge in questione”.

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