Attualità
17 Agosto 2020
Nuova ordinanza del ministro Speranza dopo una riunione urgente con le Regioni. Stretta anche sull'uso delle mascherine

Stop alle danze, il Governo chiude le discoteche in tutta Italia

di Redazione | 2 min

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(immagine di repertorio)

A partire dal 17 agosto in tutta Italia non si potrà più ballare per decisione del Governo, che ha sospeso le attività di discoteche, sale da ballo e “locali assimilati”.

Una decisione drastica, dopo il grande divertimento di Ferragosto lungo le coste italiane e nelle località di vacanza che ha messo a dura prova le misure di contenimento del Coronavirus, tra distanziamenti sociali poco rispettati e mascherine divenute un quasi ‘optional’. La decisione avrà effetto fino al 7 settembre ed è arrivata nel pomeriggio del 16 agosto, al termine di una riunione urgente in videoconferenza dei ministri di Sanità, Regioni e Sviluppo Economico con i governatori regionali. Lo scopo sarebbe quello di riuscire a contenere i contagi, dopo il continuo aumento di casi positivi registrato nelle ultime settimane.

Dopo la riunione il ministro Speranza (Sanità) ha firmato l’ordinanza che ha decretato la chiusura dei locali da ballo, nella quale è specificato che non sono ammesse deroghe regionali. Stop non solo a discoteche e a sale da ballo, ma anche a locali assimilati all’aperto o al chiuso.

Ma non è tutto, perché nell’ordinanza il governo ha anche assunto una decisione sull’uso delle mascherine, che tornano ad essere obbligatorie dalle ore 18 alle 6 anche “all’aperto, negli spazi di pertinenza dei luoghi e locali aperti al pubblico nonché negli spazi pubblici (piazze, slarghi, vie) ove per le caratteristiche fisiche sia più agevole il formarsi di assembramenti”.

In questo modo viene ristabilito quanto già disposto dal Dpcm del 7 agosto scorso, che già prevedeva la sospensione di tali attività, ma al quale molte regioni avevano risposto con una deroga. Regione che anche nella riunione che ha preceduto la decisione del governo si sono mostrate in gran parte contrarie e più propense verso limitazioni di orari e presenze piuttosto che verso il ricorso alla chiusura totale. Il Comitato tecnico scientifico aveva comunque messo più volte in guardia lo stesso governo sostenendo che, con questi numeri, alla ripresa delle scuole a settembre il rischio di un nuovo lockdown o di chiusure localizzate sarà concreto.

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