Mar 4 Ago 2020 - 1408 visite
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Ferrara-mare, l’autostrada non serve per rilanciare l’economia

Dopo le affermazioni della senatrice Maura Tomasi, relativamente alla bocciatura dell’emendamento n. 206.012 al Decreto Rilancio, che chiedeva 3 milioni di euro da destinare alla ristrutturazione del RA 8 Ferrara-mare, denominato “superstrada”, riportando che “Era un intervento che i cittadini della provincia di Ferrara e tutti i turisti che ogni anno raggiungono i nostri lidi sollecitano da tempo, in quanto le condizioni di precarietà di una delle principali infrastrutture viarie del nostro territorio sono ben note a tutti per via delle lunghe code e dei frequenti incidenti”, abbiamo voluto verificare direttamente e riflettere su quanto riportato.

E siamo giunti alla conclusione che l’intervento in questione non risolverebbe certo i problemi strutturali di questo tratto stradale. Non sarebbe infatti possibile, con tale cifra, fare un intervento di reale “rifacimento e messa in sicurezza” del raccordo, per renderlo davvero autostradale e non solo di nome, realizzando ad esempio una terza corsia e una stazione di servizio, assolutamente necessarie.

Naturalmente, decidere le somme da destinare con un decreto sono sempre scelte opinabili che lasciano sul terreno degli scontenti. Come suol dirsi, la coperta, o le coperte, diversamente rappresentate da fondi statali o europei, risultano corte ed impongono scelte prudenziali e stringenti.

Affermiamo pertanto che, nel 2020, non troviamo risolutivo ricorrere ancora al cemento o all’asfalto per rilanciare un’economia locale che a nostro avviso richiede interventi mirati più che “grandi opere”, il cui valore indotto nell’immediato è tutto da verificare. Infatti, ne beneficerebbero aziende non in sofferenza come Anas, mentre nel frattempo, in questa delicata fase 3, la ristrutturazione del RA 8 bloccherebbe con i propri lavori, anziché favorire, le comunicazioni e i trasporti verso i Lidi Comacchiesi. Lo dimostrano le difficoltà e le lamentele presenti in questi giorni sulla stampa locale, per ordinari lavori di asfaltatura, che in ogni caso procedono al di là dell’emendamento di cui sopra.

 Risultano quindi vecchie e limitative le proposte dell’avv. Tomasi, cui ricordiamo piuttosto che “la Società Anonima delle Ferrovie e Tramvie Padane ottiene di espandere la propria rete sociale con Regio Decreto n. 779 del 29 Agosto 1908 con la concessione a costruire e ad esercitare una ferrovia, sempre a scartamento metrico e trazione a vapore, tra Ostellato, posta lungo la linea sociale Ferrara – Codigoro, e Magnavacca [che dal 1919 assumerà l’attuale denominazione di Porto Garibaldi]. La linea, lunga circa 28 KM, viene aperta all’esercizio il 15 luglio 1911“ (da: Il mondo dei treni)

Nemmeno nella scorsa campagna elettorale regionale pare infatti che, al di là del M5S, siano emerse idee per il nostro territorio innovative e interessanti, come ripristinare una linea ferroviaria che all’inizio del 1900 fu realizzata in soli 3 anni.

Per una seria lotta all’emergenza economica e climatica, crediamo infatti che nel medio termine sia più opportuna l’implementazione della linea ferroviaria Ferrara-Ostellato, che potrebbe essere estesa recuperando senza troppe difficoltà l’antico tracciato che porta a Comacchio e, magari, fino a Porto Garibaldi. La massicciata un tempo utilizzata è ancora presente, per cui i costi non sarebbero troppo diversi dai fondi richiesti nel suddetto emendamento, ma con un’efficacia ben diversa.

Ne beneficerebbero ugualmente il turismo e le attività economiche, ma ancor più la logistica intermodale e, soprattutto, l’ambiente del Parco del Delta, che troppo spesso dimentichiamo essere Patrimonio dell’Umanità, riducendolo semplicemente a territorio di contesa, come sta accadendo in questi giorni.

La proposta di un ripristino della linea Ostellato-Comacchio sarebbe stato opportuno che rientrasse nel Piano regionale integrato dei trasporti (PRIT 2025), che avrebbe come obiettivo la riduzione del 30% delle emissioni di CO2, dandola in gestione a FER o RFI.

Ricordiamo inoltre che l’11 dicembre 2019 è stato firmato in Regione l’accordo che prevede il potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria dell’Emilia-Romagna, in particolare su potenziamento infrastrutture, maggiore sicurezza e miglioramento trasporto passeggeri e merci per possibile gestione integrata delle linee, dove si prevedono investimenti per oltre un miliardo di euro. Tale intesa Rfi-Emilia Romagna disegna un futuro diverso per le linee merci, con un disegno strategico già in atto che dovrebbe privilegiare la Suzzara-Ferrara, per creare un itinerario Verona-Ravenna-Rimini, alternativo al nodo congestionato di Bologna.

Quindi, lasciamo intendere le potenzialità di tale progetto per Ferrara e ovviamente anche per i Lidi: “Milioni e milioni di euro a disposizione. Da spendere per linee ferroviarie, per esempio. Fondi studiati per migliorare e ammodernare ogni Paese dell’Unione europea. E anche per realizzare una grande rete di trasporti capace di collegare tutti gli Stati. E aiutare soprattutto le aree più in difficoltà. Soldi che ci sono, che erano previsti e che però andavano utilizzati, altrimenti si rischia di perderli. Basti pensare che per il periodo 2014-2020 l’Italia ha diritto a 44,6 miliardi di fondi Ue, ma dei vari finanziamenti a disposizione finora ha speso solo piccole percentuali, con una media che raggiunge il 5%” (Corriere della Sera del 16/08/2018).

Per il momento invece, grazie ad una convenzione con ANAS, le polizie municipali spesso e volentieri sono appostate sul raccordo RA 8 con velox o telelaser, per mettere nelle casse del relativo comune soldi che vengono spesi in modo diverso da quello che vorremmo fosse il loro scopo, cioè la sicurezza stradale.

Quindi, nell’immediato proponiamo che le giunte di ogni comune, investano in rapporto a quanto guadagnano dalle sanzioni fatte sulla “superstrada”, in collaborazione con ANAS, per ripristinare l’usura di tale arteria, perché servirsene solo per fare cassa è ingiusto e poco rispettoso per i cittadini.

Mauro Magnardini e Tommaso Mantovani

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