Ven 26 Giu 2020 - 3180 visite
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Maxi-blitz della Polizia al Grattacielo. Il questore: “In Gad non ci sono più spacciatori”

Un fermo, un arresto, un etto di marijuana sequestrato, cinque espulsioni e cinque locali chiusi. Lo spaccio ora si è spostato in via Scalambra e nella ex distilleria, Capocasa: “Serve riqualificazione urbana”

(foto nella gallery e video di Alessandro Castaldi)

Un punto esclamativo per dare un segnale forte, soprattutto alla cittadinanza, ma anche ai criminali: l’area del Grattacielo di Ferrara è presidiata dallo Stato e non è più un campo libero per gli spacciatori. Il questore Cesare Capocasa è netto: “Ad oggi, in Gad gli spacciatori non ci sono più, è un dato di fatto”.

Circa 200 agenti impegnati. Loro, d’altronde, si sono spostati altrove da qualche mese – in via Scalambra, nell’area della ex distilleria – e per questo la maxi-operazione di giovedì mattina compiuta dalla Polizia di Stato nelle torri del Grattacielo mostra dei risultati finali che possono sembrare incoerenti con l’ingente spiegamento di forze: circa 200 agenti della Polizia di Stato, personale della Squadra mobile, Cinofili, Reparto prevenzione crimine, Scientifica, Immigrazione, personale della Polizia municipale con unità cinofile e, per vigilare da una visuale d’eccezione, un aereo del reparto volo della Polizia di Stato di Venezia.

L’esito dell’operazione. I dati secchi sono questi: 14 perquisizioni delegate dalla Procura agli uomini della Mobile, guidati da Dario Virgili; 102 controlli di abitazioni per verificare l’identità degli occupanti; un fermo di polizia per evitare il pericolo di fuga di un nigeriano di 32 anni (collegato alla precedente grossa operazione “Wall Street”); un’esecuzione di ordine di carcerazione per un pakistano di 28 anni; 5 espulsioni con accompagnamento al Centro di permanenza per i rimpatri di Torino; il sequestro di circa un etto di marijuana trovata nei giardini antistanti gli stabili e in alcune pertinenze; l’identificazione di 197 persone.

Tra le attività ci sono anche i controlli in alcuni esercizi commerciali dell’area, che hanno portato alla sospensione di cinque licenze per altrettanti locali: il bar Pentagono di via Ortigara, per la durata di 15 giorni; il Bar Elena di via Oroboni, per 10 giorni; il bar Il Diavoletto Felice di via Porta Catena, per 10 giorni; il minimarket Kelvingold di via Oroboni, per la durata di 7 giorni e il minimarket In God we trust di via Ortigara, per 15 giorni. Infine, anche un allontanamento con ordine del questore e una denuncia per il mancato rispetto del foglio di via obbligatorio.

Verranno anche eseguiti degli approfondimenti per quanto riguarda gli affitti, uno degli annosi problemi del Grattacielo che ha contribuito all’insediamento degli spacciatori.

Da sinistra: Rimondi, Capocasa, Virgili

Un segnale. “Questa è un’operazione di alto impatto”, dice Capocasa nella conferenza stampa finale, “è stata un segnale importante, anche per verificare dall’interno la situazione. Ovviamente è un dispendio di risorse, ma è il segnale che andiamo anche a bussare nelle case”. L’operazione è stata il culmine di tre mesi di attività concordata con il prefetto Michele Campanaro dopo l’insediamento di Capocasa e il suo giro ricognitivo nella zona più problematica della città. “Una strategia con un presidio fisso e dinamico dalle 8 alle 22”, spiega il questore che è il primo a dire che “non è finito nulla in Gad”, anche se rivendica che “a oggi questa strategia ci ha consentito di allontanare gli spacciatori e non finisce con l’operazione di oggi, che ci è servita a capire chi c’è. Il messaggio è questo: se ci siamo noi, non ci sono loro. Il nostro obiettivo è garantire la vivibilità e la sicurezza della comunità”.

Giostre, spacciatori e bambini. “Stiamo dando un contributo importante per quelle che sono le nostre risorse – aggiunge il comandante della Polizia municipale di Ferrara, Claudio Rimondi -: 343 pattugli in questi mesi, con 841 grammi di marijuana sequestrati, 15 di eroina, cocaina e hashish. Il primo giorno che ho fatto un giro in Gad – dice ancora – ho visto gli spacciatori nigeriani sulle giostrine e le vedette agli angoli delle strade. Oggi siamo alla ‘fase 1’ e gli spacciatori non sono più sulle giostre, per la ‘fase 2’ vogliamo rimettere i bambini”.

Lo spaccio si è spostato. Se la tensione nell’area più esposta della Gad, almeno per ora, è più bassa (e un impatto anche nel facilitare i controlli lo avrà avuto probabilmente anche l’epidemia di Covid-19 con le conseguenti misure restrittive), lo spaccio non è morto: si è spostato e si è modificato e dal punto di vista criminale ha trovato una sistemazione che è sì meno in vista, ma più sicura. “Ora ci sono riferimenti più variegati – spiega Capocasa -, in location molto difficili da controllare e dove è difficile fare attività di osservazione, come in via Scalambra o nella ex distilleria e lì è necessario ora lavorare con la riqualificazione urbana, se no non andiamo da nessuna parte: bisogna fare un’attività per evitare l’occupazione abusiva e delinquenziale di quella zona. Noi abbiamo iniziato e, secondo me, questa è la via giusta. Step by step”.

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