Un fermo, un arresto, un etto di marijuana sequestrato, cinque espulsioni e cinque locali chiusi. Lo spaccio ora si è spostato in via Scalambra e nella ex distilleria, Capocasa: “Serve riqualificazione urbana”
Maxi-blitz della Polizia al Grattacielo. Il questore: “In Gad non ci sono più spacciatori”
L'ha violentata a bordo di un treno regionale lungo la linea Bologna-Ferrara, costringendola ad andare in bagno con lui e ad avere un rapporto sessuale completo contro la propria volontà. È la principale accusa per cui un 24enne di nazionalità peruviana è stato condannato in primo grado a otto anni e un mese di carcere
La Corte d'Appello del tribunale di Bologna ha escluso e fatto cadere l'aggravante della transnazionalità nel processo alla mafia nigeriana, riducendo ulteriormente le condanne inflitte nei confronti dei tredici membri del clan Vikings/Arobaga
Da una parte tre condanne in primo grado a quattro anni di carcere, dall'altra una pioggia di assoluzioni e di non luogo a procedere. È quanto ha sentenziato ieri (giovedì 9 aprile) il collegio del tribunale di Ferrara per il presunto caso di sfruttamento di manodopera di lavoratori stranieri durante le operazioni di bonifica dal focolaio di aviaria all'Eurovo di Codigoro
Per la tragica fine di Marika Cucchiarini, la mamma di 45 anni, morta il 7 giugno 2024 dopo un grave incidente stradale avvenuto la sera prima lungo la SS16 Adriatica, a San Nicolò, nel territorio comunale di Argenta, ieri (9 aprile) mattina, un 27enne ferrarese - a processo per omicidio stradale e lesioni, aggravate dalla guida in stato di ebbrezza - è stato condannato a 3 anni e 4 mesi
Prima contattava le proprie vittime con WhatsApp o 'sfruttava' incontri avvenuti per strada, poi fissava con loro appuntamenti, convincendoli ad avere rapporti sessuali con lui dietro il pagamento di denaro, dai 10 ai 30 euro. Sono accuse pesanti quelle con cui la Dda di Bologna ha chiesto il giudizio immediato nei confronti di un uomo 50enne ferrarese
(foto Castaldi)
(foto di Alessandro Castaldi)
(foto di Alessandro Castaldi)
(foto nella gallery e video di Alessandro Castaldi)
Un punto esclamativo per dare un segnale forte, soprattutto alla cittadinanza, ma anche ai criminali: l’area del Grattacielo di Ferrara è presidiata dallo Stato e non è più un campo libero per gli spacciatori. Il questore Cesare Capocasa è netto: “Ad oggi, in Gad gli spacciatori non ci sono più, è un dato di fatto”.
Circa 200 agenti impegnati. Loro, d’altronde, si sono spostati altrove da qualche mese – in via Scalambra, nell’area della ex distilleria – e per questo la maxi-operazione di giovedì mattina compiuta dalla Polizia di Stato nelle torri del Grattacielo mostra dei risultati finali che possono sembrare incoerenti con l’ingente spiegamento di forze: circa 200 agenti della Polizia di Stato, personale della Squadra mobile, Cinofili, Reparto prevenzione crimine, Scientifica, Immigrazione, personale della Polizia municipale con unità cinofile e, per vigilare da una visuale d’eccezione, un aereo del reparto volo della Polizia di Stato di Venezia.
L’esito dell’operazione. I dati secchi sono questi: 14 perquisizioni delegate dalla Procura agli uomini della Mobile, guidati da Dario Virgili; 102 controlli di abitazioni per verificare l’identità degli occupanti; un fermo di polizia per evitare il pericolo di fuga di un nigeriano di 32 anni (collegato alla precedente grossa operazione “Wall Street”); un’esecuzione di ordine di carcerazione per un pakistano di 28 anni; 5 espulsioni con accompagnamento al Centro di permanenza per i rimpatri di Torino; il sequestro di circa un etto di marijuana trovata nei giardini antistanti gli stabili e in alcune pertinenze; l’identificazione di 197 persone.
Tra le attività ci sono anche i controlli in alcuni esercizi commerciali dell’area, che hanno portato alla sospensione di cinque licenze per altrettanti locali: il bar Pentagono di via Ortigara, per la durata di 15 giorni; il Bar Elena di via Oroboni, per 10 giorni; il bar Il Diavoletto Felice di via Porta Catena, per 10 giorni; il minimarket Kelvingold di via Oroboni, per la durata di 7 giorni e il minimarket In God we trust di via Ortigara, per 15 giorni. Infine, anche un allontanamento con ordine del questore e una denuncia per il mancato rispetto del foglio di via obbligatorio.
Verranno anche eseguiti degli approfondimenti per quanto riguarda gli affitti, uno degli annosi problemi del Grattacielo che ha contribuito all’insediamento degli spacciatori.
Da sinistra: Rimondi, Capocasa, Virgili
Un segnale. “Questa è un’operazione di alto impatto”, dice Capocasa nella conferenza stampa finale, “è stata un segnale importante, anche per verificare dall’interno la situazione. Ovviamente è un dispendio di risorse, ma è il segnale che andiamo anche a bussare nelle case”. L’operazione è stata il culmine di tre mesi di attività concordata con il prefetto Michele Campanaro dopo l’insediamento di Capocasa e il suo giro ricognitivo nella zona più problematica della città. “Una strategia con un presidio fisso e dinamico dalle 8 alle 22”, spiega il questore che è il primo a dire che “non è finito nulla in Gad”, anche se rivendica che “a oggi questa strategia ci ha consentito di allontanare gli spacciatori e non finisce con l’operazione di oggi, che ci è servita a capire chi c’è. Il messaggio è questo: se ci siamo noi, non ci sono loro. Il nostro obiettivo è garantire la vivibilità e la sicurezza della comunità”.
Giostre, spacciatori e bambini. “Stiamo dando un contributo importante per quelle che sono le nostre risorse – aggiunge il comandante della Polizia municipale di Ferrara, Claudio Rimondi -: 343 pattugli in questi mesi, con 841 grammi di marijuana sequestrati, 15 di eroina, cocaina e hashish. Il primo giorno che ho fatto un giro in Gad – dice ancora – ho visto gli spacciatori nigeriani sulle giostrine e le vedette agli angoli delle strade. Oggi siamo alla ‘fase 1’ e gli spacciatori non sono più sulle giostre, per la ‘fase 2’ vogliamo rimettere i bambini”.
Lo spaccio si è spostato. Se la tensione nell’area più esposta della Gad, almeno per ora, è più bassa (e un impatto anche nel facilitare i controlli lo avrà avuto probabilmente anche l’epidemia di Covid-19 con le conseguenti misure restrittive), lo spaccio non è morto: si è spostato e si è modificato e dal punto di vista criminale ha trovato una sistemazione che è sì meno in vista, ma più sicura. “Ora ci sono riferimenti più variegati – spiega Capocasa -, in location molto difficili da controllare e dove è difficile fare attività di osservazione, come in via Scalambra o nella ex distilleria e lì è necessario ora lavorare con la riqualificazione urbana, se no non andiamo da nessuna parte: bisogna fare un’attività per evitare l’occupazione abusiva e delinquenziale di quella zona. Noi abbiamo iniziato e, secondo me, questa è la via giusta. Step by step”.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anniEstense.comoffre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit IBAN:IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER) Causale:Donazione perEstense.com