Gio 25 Giu 2020 - 131 visite
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Due poeti ferraresi per affrontare in versi la quarantena

Arriva in libreria il volume collettivo curato da Matteo Bianchi. "Poesie assetate d'aria" anche per Roberto Pazzi e Fabrizio Lombardo 

Il curatore Matteo Bianchi

L’isolamento imposto dalla pandemia ci ha forzato a limitare la nostra autonomia, mettendone in discussione il concetto stesso. Essere privati delle piccole libertà quotidiane in una società che consideriamo tanto emancipata ha messo in crisi le libertà che l’Occidente si prende da secoli nei riguardi del resto del mondo.

“Dal sottovuoto. Poesie assetate d’aria”, pubblicato dalla Samuele Editore e curato da Matteo Bianchi, è un volume corale arrivato sugli scaffali di recente e composto da quaranta poeti che hanno deciso di affrontare in versi la quarantena. Un’opera collettiva poteva essere l’unica risposta efficace a un momento drammatico e straordinario che ci ha allontanati l’uno dall’altro per quasi due mesi.

L’antologia in questione raccoglie le penne più rilevanti del panorama poetico contemporaneo senza barriere generazionali: Valerio Magrelli, Maurizio Cucchi, Anna Maria Carpi, Franco Arminio, Giovanna Rosadini, Tiziano Scarpa, Franco Buffoni, Gabriella Sica, Elio Pecora e Mary Barbara Tolusso sono solo alcuni dei poeti coinvolti, compresi i ferraresi Roberto Pazzi e Fabrizio Lombardo.

Ognuno di loro ha fatto i conti con il proprio riflesso incredulo allo specchio, ha misurato la profondità della propria ombra fronteggiando le paure amplificate dai media e le aspettative negate giorno dopo giorno.

«Non si tratta soltanto di parole, ma di un gesto concreto per mezzo dei versi – afferma Bianchi –. La metà dei proventi ricavati dalla vendita del libro, infatti, sarà devoluta in beneficenza al sistema sanitario nazionale. La mia speranza è che le persone, di ogni età e provenienza, riflettano sui valori veri, sulla politica e sull’economia in modo radicale. E che ci sia una comprensione autentica e un reale sostegno reciproco tra le generazioni. Il libro è stato un azzardo, una sfida contro l’incertezza e lo scoramento dilaganti, dimostrandosi un’opera in divenire che ha convertito la propensione a ripiegarsi su di sé in un’occasione laboratoriale per superare il momento schiacciante».

Oltre alla bolla di sospensione, alle limitazioni sensoriali a cui ha condannato il coronavirus circa quattro miliardi di persone, chiudendole in casa e lasciandole spettatrici dietro le rispettive finestre, gli autori antologizzati hanno confrontato la loro necessità di dialogo con i limiti del linguaggio nella descrizione di ciò che stava succedendo, non avendo termini di paragone né, purtroppo, un finale prevedibile al quale tendere.

«È ormai la tua promessa infinita, / ora so che avevi fretta, Emilia, / quasi morendo volessi aiutare / il mondo a fermarsi / prima che nemmeno a sostare / riuscisse più»: se Pazzi dedica la sua grande fermata struggente alla sorella scomparsa, rievocandone il nome quasi riecheggiasse il bisogno condiviso da ogni essere umano di questo secolo di rallentare i ritmi ordinari per amore della vita stessa, Lombardo astrae subendo il cosiddetto “distanziamento sociale” quale preludio di un distaccamento diffuso, mentre le nuove pratiche di sterilizzazione degli ambienti vissuti anticipano l’estinguersi dei sentimenti e delle emozioni che ci rendono tali: «se guardi dalla finestra e gridi forte / noi siamo qui, ben vestiti, pronti per l’estinzione».

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