Ven 19 Giu 2020 - 454 visite
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Al vcìn e la so’ vcìna

Umarél e anziani, qualche riflessione e una delicata composizione poetica: “Al vcìn e la so’ vcìna” di Aurelio De Maria. Dall’Antologia degli autori del Tréb dal Tridèl”. Un omaggio al mondo dei nostri vecchi.

In questi tragici mesi di Coronavirus, fin dai primi giorni, si commentavano le tipologie della vittime, ovvero di anziani con gravi patologie. Pareva quasi che, in fin dei conti, siccome morivano dei vecchi inutili e molto sofferenti, tutto sommato non fosse poi così male. Purtroppo, ora è storia, i fatti hanno dimostrato quanto sbagliate fossero tali crudeli riflessioni. Vedendo in tivvù i visi dei parenti che hanno avuto strappati i loro cari senza poterli abbracciare, ce ne rendiamo conto.
Se un uomo osserva un cantiere è un “curioso”, se lo osserva un vegliardo è un “umarèl”: e non è un complimento. Gli autori di testi per comici e in special modo per i cabarettisti, da sempre, usano le problematiche dei vecchi, traendone linfa per i loro spettacoli. Da malattie ed imperfezioni fisiche come sordità, miopia, calvizie, malattie ai denti, eccetera. Si scherza sugli apparecchi acustici, occhiali spessi da miopi, parrucche, dentiere e altro. Più crudelmente si gioca su mali come alzheimer, arteriosclerosi, demenza senile. Non racconto frottole. Per documentarsi, basta andare su You Tube per trovare decine di scenette, barzellette, monologhi che ironizzano nei confronti di anziani con tali patologie. Purtroppo nelle strutture protette, fra gli altri sfortunati ammalati di molte di tali patologie, vi sono alcuni attori comici, che hanno scherzato con tali sciagure: ora non lo fanno più, ora c’è poco da ridere, per loro e per chi li ama. Badate bene che non voglio ergermi a moralista, anch’io ho scritto qualche testo o “zirudèla” usando gli imbarazzi degli anziani, (oggi coetanei), ho cercato sempre di non essere offensivo e non calcare la mano, ma non so se sempre ci sono riuscito.

Eccovi la storia (emblematica), di due vecchietti. Hanno il diritto di vivere serenamente? Quanti di loro non faranno più passeggiate !

AL VCÌN E LA SO’ VCÌNA
Di Aurelio de Maria
Puntual ogni matina am pàsa sót ca’ un vcìn còn la so’ vcìna.
Ogni tànt is fèrma e i baùca parché j’è tutt dù sórd cmè ‘na zùca.
J’è chi, che i vién … avanti pian, pian…
mò ill so’vóś, ill santéva chi éra ancora la’ luntan.
So’ scurs più o men j’è sempar quii: védat, chì n gh’éra niémt, adès? j’è tut cà e zimént
TONI:- Sta ben atenti chi Rusina… ché a sa sblisga vè in sta’ matina
e scànsa ch’àl bùś ch’l’è periculóś!
RUSINA:- Ben cus è ch vèrs ca’ fè Toni a n’al so Toni ché an sì mai stà gelóś?
Vu piutòst con ch’al bastòn zarchè mò ad caminàr su al listòn!
TONI:-Si… sta’ crédar che j’aumenta la pensión !
L’è parché frà póch… a gh’è ill vutazión
RUSINA:- Eco …vdìv, vu a fè sémpar tant al bèl po’ àla fìn a capì sèmpar urécia par mastèl
TONI:- Adès Ruśina che à sén rivà a l’incróś, bisogna chè al travarségna piàn pianìn, t’àn véd ach fàt zapèl ad màchin e muturìn !
RUSINA:- Bén mò Toni!…zà da st’óra a vlì andàr a bévar un calizìn?…al savì pùr che a sì a dieta !
TONI:-Oh bràva a n’éva pròpria vója …in stasìra a znén con la panzéta !
Eco j’è acs simpàtich a santìri a bambanàr che an s’astufarév maj ad stàri a d ascultàr.
E acsì piàn… pian, tgnéndas sòd par màn, jè arivà ormàj là luntàn.
Mò ogni tànt as sént ancóra: buon giorno Toni ! … Av salùt Rusina…
Mì ades chè ogni volta che a vèd spuntàr ch’l’ombra curva,
seguì da ch’l’altra piculìna…par mì l’è al più bèl bongióran dlà matìna.

(IL VECCHIETTO E LA SUA VECCHIETTA)

Puntuali ogni mattina. mi passano sotto casa un vecchietto e la sua vecchietta .
Ogni tanto si fermano e borbottano perché sono tutte due sordi come una zucca.
Sono qui che vengono avanti piano… piano…
ma le loro voci si sentivano già che erano ancora lontano.
I loro discorsi più o meno sono sempre quelli vedi qui una volta non c’era nulla,
adesso ci sono tante case cemento.
TONI:- Sta attenta qui Rosina… che si scivola questa mattina
e scansa quel buco … che è pericoloso !
ROSINA:-Ma che cosa sono questi versi che fate Toni !
…lo so che non siete mai stato geloso,
voi piuttosto con quel bastone che cercate di camminare sulle righe dei pedoni !
TONI:- Si sta credere che aumentino le pensioni
è perché fra poco ci sono le votazioni !
ROSINA:-Ecco vedete !…voi fate tanto il bello
e poi alla fine capite sempre orecchio per mastello !
TONI:- Adesso Rosina che siamo arrivati all’incrocio bisogna attraversarlo piano, piano
sennò si rischia di finire sotto qualche macchina o motorino!
ROSINA: Ma Toni già quest’ora volete andare a bere un calice di vino?
lo sapete che siete a dieta
TONI:- Oh … brava ne avevo proprio voglia … questa sera ceniamo con la pancetta !
Ecco sono così simpatici a borbottare
che uno non si stancherebbe mai di starli ad ascoltare.
E così piano piano … tenendosi per mano ormai sono arrivati lontano .
Ma ogni tanto si sente ancora <Buongiorno Toni>, < Vi saluto Rosina!
E io adesso vi confesso che ogni volta che vedo spuntare quell’ombra curva seguita la dall’altra piccolina …per me è il più bel buongiorno della mattina !

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