Dom 7 Giu 2020 - 2796 visite
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Anche a Ferrara in ginocchio per Floyd

Un flash mob in piazza Trento Trieste contro il razzismo e l’abuso di potere

di Lucia Bianchini

‘No justice no peace’, ‘blacklivesmatter’ sono le parole d’ordine del flashmob che si è svolto dalle ore 16,30 in piazza Trento Trieste, organizzato da Udu, Cittadini del mondo, Link studenti indipendenti e Amnesty giovani.

L’evento ha voluto sensibilizzare alla lotta al razzismo e ad ogni forma di abuso di potere, visti i recenti avvenimenti di Minneapolis, dove il 25 maggio George Floyd, americano, 46 anni, è stato fermato e ucciso dalla polizia, schiacciato sull’asfalto fino al soffocamento. Caso che il Police Department ha definito inizialmente come incidente.

I manifestanti si sono riuniti in piazza pacificamente, rispettando le norme di distanziamento e di igiene previste per l’emergenza Covid, portando cartelli con frasi di lotta pacifica, da De Andrè “Non mi ha ucciso la morte ma due guardie bigotte mi cercarono l’anima a forza di botte” ad Angela Davis “Non voglio accettare cose che non si possono cambiare, voglio cambiare ciò che non si può accettare”, mettendosi poi in ginocchio, imitando il gesto del giocatore di football Colin Kaepernick.

Un incontro in piazza per dire che un mondo diverso, senza discriminazioni e abuso di potere è possibile, che si devono combattere fatti che sono purtroppo all’ordine del giorno, negli Stati Uniti ma anche in molti altri luoghi, come è accaduto in Italia per Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi.

Tra i temi trattati vi sono stati il modo in cui i media raccontano queste situazioni, il ‘privilegio dei bianchi’, la profilazione razziale e le ragioni storiche e sociali del fenomeno dell’abuso di potere da parte della polizia negli Usa, ragioni da ricercarsi, come ha spiegato Francesca Mazzotti di Amnesty Intenational, “nella mancanza di norme comuni a tutti gli Stati Uniti sull’uso della forza da parte delle forze dell’ordine, nel fenomeno della profilazione razziale, cioè la tendenza a giudicare un determinato comportamento in maniera positiva o negativa se a compierlo è una persona bianca o nera, e nella politica di Trump che continua a ribadire una presunta supremazia dei bianchi e che ha dichiarato con un tweet il movimento antifascista come una organizzazione terroristica”.

“Come occhio ai media ci siamo accorti che da circa cinque anni c’è una concentrazione mediatica sulla zona Gad, al centro del dibattito politico per quanto riguarda la criminalità, e la presenza della polizia, oltre ad una sensazione di sicurezza nei cittadini, ha portato a casi di profilazione razziale, con molti controlli a persone appartenenti a minoranze etniche – ha spiegato Mohammad Shahzeb -. In questi giorni su Twitter ho visto che i bianchi si sono accorti di avere il cosiddetto white privilege: non sentono la paura di essere fermati, dei documenti controllati spesso e si chiedono come usarlo. Il mio messaggio è che voi che potete farlo dovete alzare la voce quando vedete casi di razzismo, contrastatelo, senza il vostro aiuto non si può eliminare questo fenomeno. Spero che la zona Gad, Ferrara e l’Italia non diventino Minneapolis”.

Forte è poi la dichiarazione di Federica Eneji di Occhio ai media e Cittadini del mondo: “Sono stanca di manifestare per una cosa che deve essere normale, io non sono ‘nera’, sono Federica”.

“Dobbiamo continuare tutti i giorni ad indignarci, a costruire una società in cui abbiamo fiducia gli uni degli altri, non paura del prossimo perché ha un colore diverso, e lo vediamo sui media tutti i giorni, dove le persone che arrivano sui barconi vengono descritte come mostri che vogliono rubarci le tradizioni – ha spiegato Adam Atik di Cittadini del mondo -. Questi meccanismi hanno ripercussioni sulla pelle delle persone, non dobbiamo stare in silenzio, ne va del nostro futuro”.

(la foto di copertina e altre nelle gallery sono state realizzate e concesse da Davide Prato)

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