Mer 20 Mag 2020 - 2220 visite
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Le mascherine obbligatorie e gli errori degli altri

Ingiustizia è fatta: scatta l’obbligo totale della mascherina nei luoghi pubblici. Sempre, comunque e ovunque.

Da oggi tutti i ferraresi pagano per gli errori altrui. E non parlo di errori di altri ferraresi, ma di quelli dei loro amministratori, che nell’ultimo fine settimana hanno aperto i parchi pubblici della città senza neanche mandare una manciata di agenti della polizia municipale a presidiarli.
Così, per prevenzione, tanto per evitare che si creassero assembramenti.
O anche solo per semplice controllo: per chiedere alle persone troppo vicine (considerati i rigidi standard contemporanei) se fossero coniugi, conviventi o in qualche altro modo ‘legittimati’ al contatto fisico e umano, in quest’epoca così alienante.

Niente di tutto questo: sabato scorso, dopo due mesi di segregazione domestica, i ferraresi ricevono il via libera per andare al parco. L’esito è piuttosto prevedibile: i ferraresi vanno al parco. Tanti ferraresi. Alcuni da soli, altri in piccoli gruppetti. Alcuni rispettando le distanze di sicurezza, altri no.

Poi arrivano altri ferraresi, che si stupiscono della presenza dei propri concittadini, non trovano posto a sedere sulle panchine e fotografano la situazione, pubblicando la propria indignazione sui social. Nel giro di poche ore la situazione degenera: tanti si lamentano dell’inciviltà del “ferrarese medio”, dove per ferrarese medio si intende spesso e volentieri qualunque sconosciuto incrociato per strada. Tra i più inferociti non manca chi era uscito per farsi un giro al parco dopo mesi di reclusione ma non sopporta di trovarlo occupato da altre persone che – esattamente come lui – non vedevano l’ora di mettere il naso fuori da casa.

Ci si fotografa a vicenda, ci si accusa a vicenda, ci si fraintende a vicenda. È sempre più facile trovare una buona ragione nei nostri comportamenti che in quelli altrui. È così da sempre, figuriamoci al tempo del Coronavirus, che ci sta trasformando un po’ tutti in una versione omologata e igienizzata della Santa Inquisizione.

La notizia arriva fino a Cento e Bondeno, dove qualcuno informa il sindaco di Ferrara che la situazione giù in città sta scappando un po’ di mano. Il sindaco in questione non potrà né vorrà mai riconoscere di aver agito con una certa superficialità, aprendo i parchi senza prima organizzare alcuna regolamentazione o sistema di controllo. Sarebbe come ammettere che nessuno in Comune ha pensato che anche gli spazi pubblici potrebbero essere predisposti a tutte quelle misure imposte alle attività private: ingressi contingentati, linee divisorie per evitare assembramenti e così via. Le solite regole che valgono solo per gli altri: quella che per negozi e imprese è la norma da oltre due mesi, in municipio è un mondo ancora tutto da scoprire.
Fate pure con calma, non c’è fretta.

A quel punto il modo migliore per schivare le proprie responsabilità è dirigerle verso qualcun altro, che è esattamente quello che è successo e che sta succedendo. Piazza Ariostea trabocca di persone? Colpa di quelle persone. Non di chi doveva vigilare sul rispetto delle norme. Non su chi il giorno prima aveva annunciato sui social network la riapertura di Piazza Ariostea e degli altri parchi, spingendo molte persone a uscire dai propri bunker domestici per prendere una boccata d’aria.

Potrei anche riuscire a mandare giù il boccone e a sopportare un’ordinanza a mio avviso palesemente ingiusta e ingiustificata, se non fosse per le evidenti ipocrisie e contraddizioni che la accompagnano. L’ipocrisia ad esempio di chi, in piena quarantena e in barba a ogni buon senso, usava risorse e personale pubblico per fare festa al parco, con tanto di bottiglie stappate e abbracci tra tutti i presenti. Mi riferisco ovviamente al vicesindaco Nicola Lodi, arrivato addirittura a litigare col prefetto per forzare i festeggiamenti del 1° Maggio (uscendone come al solito vincitore, nonostante una mezza tiratina di orecchi da parte del rappresentante del governo), e che il sindaco Fabbri sta molto attento a non sfiorare neanche con mezzo rimprovero o critica. L’intoccabile Naomo.

Vedere le foto di quella sera, con Lodi abbracciato ai suoi amici, oltre che a qualche signora visibilmente anziana (in barba a tutte le precauzioni ripetute da mesi da ogni autorità medica), e per giunta davanti agli occhi di rappresentanti delle forze dell’ordine, mi dà un profondo senso di fastidio e di ingiustizia. Ma, cosa forse ancora più grave, mi fa pensare che Fabbri & Lodi hanno anche idee molto confuse a livello tecnico e scientifico. Perchè nonostante tutti i distinguo tra i vari virologi, medici e ricercatori, su un dato sono d’accordo tutti: la prima misura da rispettare non è la mascherina, ma il distanziamento. Cosa che il vicesindaco – che per la cronaca è anche assessore alla Protezione Civile – non pare aver capito. Anzi, ogni giorno che passa mi sembra di vedere i ferraresi e i loro rappresentanti istituzionali sempre più mascherati ma allo stesso tempo sempre più vicini, esponendo la città a un rischio forse anche maggiore rispetto a qualche settimana fa. Mi piacerebbe poter sottoporre queste mie impressioni a qualche figura competente a livello medico all’interno o a disposizione della giunta, ma purtroppo non esiste alcuna figura del genere. Dietro le decisioni del Comune non c’è alcun comitato tecnico, ma solo il giudizio politico del sindaco e delle persone che gli ruotano attorno. Persone fortemente condizionate, a mio avviso, da esigenze di immagine e di ricerca del consenso.

L’esito di tutto questo è il più assurdo, oltre che il peggiore. Quasi tre mesi fa mi ritrovavo in conferenza stampa a chiedere a Fabbri se fosse davvero il caso di lanciare un piano di promozione turistica dei musei (‘ViviFe’), proprio mentre l’emergenza Coronavirus si profilava all’orizzonte. Feci notare che il virologo Roberto Burioni aveva criticato l’idea. Era il 6 marzo.

Ci mancò poco che il sindaco e i rappresentati delle associazioni di categoria mi ridessero in faccia. Uno di loro prese parola per dire di non dar ascolto alle fake news, mentre Fabbri annuiva al suo fianco.

Eravamo ancora in quella fase, ormai lontana e rimossa dalla memoria collettiva, in cui si parlava di ripartenza economica prima ancora che fossimo entrati in quarantena. Vi ricordare? ? Il tempo in cui il presidente di Ferrara Arte scelto da Fabbri, un certo dottor Sgarbi, compariva in tutte le trasmissioni tv per dire che il Coronavirus era solo una forma di influenza e che il vero virus era quello dell’ignoranza che fa chiudere i parchi e i musei.
Come si cambia in fretta nella vita. E nella vita politica in particolar modo.

Purtroppo l’ordinanza di Fabbri sarà solo un ulteriore cataclisma per l’economia ferrarese, già di per sé moribonda. Basti pensare al turismo, che dovrebbe essere uno dei cavalli di battaglia di questa amministrazione: nessun albergo o attività ricettiva può programmare e organizzare la riapertura, senza sapere se tra un mese i turisti potranno fare una passeggiata sulle mura o davanti al castello.

Ferrara è stata la città più fortunata dell’Emilia-Romagna, con numeri invidiati dalle province di tutte le regioni circostanti in quanto a contagi e decessi. Stiamo gettando al vento questa fortuna mostrandoci più ammalati di quanto in realtà siamo, più precari, più disorganizzati e inefficienti di quanto potremmo essere. Stiamo gettando al vento quello che la sorte ci aveva concesso, ovvero la possibilità per questa città di ripartire con un certo anticipo e diventare almeno per una volta il traino delle altre città emiliane, e non la solita zavorra. Stiamo buttando anche questa possibilità alle ortiche, solo per dare la possibilità a Fabbri di correre dietro alle politiche di Zaia (sempre più sulla cresta dell’onda a scapito di Salvini) e di ricevere qualche like in più sui social mostrandosi reattivo nelle decisioni e duro con chi sgarra (Lodi escluso). 

Del resto, quando sarà il momento di fare i bilanci, non sarà certo un problema trovare un capro espiatorio. Fosse anche l’intera collettività.

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