Lettere al Direttore
1 Maggio 2020

Ferrovia e alberi abbattuti

di Redazione | 4 min

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In questo periodo così difficile e pesante da sostenere, dove noi tutti siamo chiamati a sottometterci a determinate regole per la nostra salute, quella dei nostri cari e di tutti i cittadini del Mondo, risulta molto difficile portare altre realtà negative dove la sensibilità umana sembra essere stata gettata via in malo modo. La mia è una denuncia pubblica supportata da migliaia di persone sensibili che hanno a cuore il nostro Pianeta e l’insieme della Vita che su di esso si manifesta e che ritengono vitale un equilibrio saggio e rispettoso di tutto ciò che vive.

Proprio mercoledì 22 aprile avevo guardato con gioia nei programmi televisivi l’impegno di tante persone speciali che hanno vissuto e vivono le loro vite per salvare il nostro Pianeta dalla distruzione totale degli habitat, delle foreste e dei mari.

La mattina di giovedì 23 aprile mi stavo recando, ovviamente con permesso regolare, nella mia az. Agricola dove ho alcuni animali da nutrire, quando, al passaggio a livello lungo la strada bassa che unisce Vigarano Pieve a Ponte Rodoni, ho visto alla mia destra un’immensa montagna di alberi di ogni tipo tagliati e accatastati, macabra testimonianza di quello che era un luogo magnifico che si era creato tra il canale di Cento e la ferrovia gestita da Ferrovie Emilia Romagna. Lì erano presenti da decenni stupendi alberi, arbusti, cespugli e una grandissima quantità di specie botaniche autoctone che ospitavano un’infinità di forme di vita selvatiche e che si distendeva per circa un chilometro e mezzo fino all’altro passaggio a livello sulla statale per Bondeno in località Senetica. Era un’immensa siepe verde che ora, come si vede da foto allegate non esiste più ed è rimasto solo polvere e desolazione. Mi sono fermato a chiedere quale fosse il motivo di tanta distruzione e mi è stato detto, dalla ditta che eseguiva i lavori di deforestazione, che erano stati incaricati con regolare contratto dalle ferrovie Emilia Romagna per salvaguardare la sicurezza della linea elettrica che alimenta questo percorso. Mi è stato detto che i lavori sono realizzati in base all’Art. 52 D.P.R.753/80.

Con enorme sofferenza sono andato via dopo aver documentato però tutto fotograficamente e sono andato a studiarmi l’articolo citato che dice:” non si possono piantare alberi fino a una distanza di 6 metri dai binari e che se le specie piantate fossero state più alte di 4 metri, si sarebbe dovuto tenere una distanza pari all’altezza massima raggiungibile dalle piante più 2 metri. Sono andato a vedere, su Wikipedia, le dimensioni che possono raggiungere gli alberi tagliati, pioppi, salici, acacie, le piante più alte presenti in quella zona, e ho letto che la loro altezza massima è di 25 metri.

La somma dunque, per la sicurezza, è di 25 metri più 2, come da articolo. Perché allora sono stati abbattuti anche tutti gli alberi che erano oltre quella distanza? In alcuni punti sono state tagliate piante ad una distanza dai binari di oltre 35/37 metri e in più anche piante confinate all’interno dell’argine del canale di Cento per le quali era assolutamente impossibile recare danno alle linee elettriche ferroviarie. Perché succedono ancora cose di questo genere e chi sono i responsabili? Chi ha permesso di tagliare gli alberi in luoghi dove non era necessario per i motivi di sicurezza citati? Chi ha fatto uno scempio su ciò che era patrimonio comune del nostro territorio? In più chi ha autorizzato che l’esecuzione dei lavori fosse intrapresa a metà aprile quando tutti gli uccelli e animali sono nel pieno della riproduzione? Questo habitat era pieno di nidi di merli, colombacci, tortore selvatiche, capinere, upupe, cinciallegre, rigogoli, assioli e usignoli. . .. Come si fa ad autorizzare l’esecuzione dei lavori nei mesi dove tutte le leggi sull’ambiente vietano il taglio, da fine febbraio ad agosto? Perché distruggere la vita proprio nel momento che sta ridonando la vita!? Non ere possibile fare solo interventi mirati potando solamente le piante che effettivamente potevano creare un rischio per le linee ferroviarie e salvare tutto il resto? Non voglio credere che possano aver approfittato del periodo di fermo dovuto all’epidemia di corona virus per far passare inosservato tanta distruzione, ma qualcuno lo sta pensando.

Mi chiedo anche come sia possibile che solo io abbia potuto vedere tutto questo che era così visibile dalla strada vista la massa enorme di alberi ammucchiati. Dove era la forestale? Dove le guardie ecologiche e ambientali, i vigili? E’ possibile fare di tutto nella nostra provincia senza essere controllati? Rimango con il dolore nel cuore insieme a migliaia di persone che come me sono profondamente sensibili al rispetto della natura.

Chiedo ufficialmente che se si dovesse accertare un comportamento irregolare da parte delle ferrovie Emilia Romagna o della ditta esecutrice dei lavori, si ingiunga l’obbligo di far piantumare in terreni protetti e sicuri centinaia di piante per ridonare la bellezza e la vita così meschinamente eliminata. Voglio credere che la nostra amministrazione saprà impegnarsi a questo scopo dimostrando così un’attenzione profonda ai temi ambientali che, come abbiamo visto e sentito sulla nostra pelle in questi tristi giorni, hanno bisogno di essere considerati e seguiti in maniera enormemente più vasta e profonda.

Dario Valentini
Presidente di A.R.E.A. (Assoc. Recupero Essenze Autoctone)

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