Eventi e cultura
16 Aprile 2020
Scelto il grande scrittore ferrarese per la didattica a distanza: "Il pericolo è che i giovani dimentichino questa esperienza terribile, l'impegno dei poeti è garantire la memoria"

Lezione di storia della Rai con Bassani e la “Ferrara estremamente fascista”

di Redazione | 3 min

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“Ferrara era una città totalitariamente fascista, gli stessi ebrei che poi sarebbero finiti in così gran numero nelle camere a gas, purtroppo, in gran parte erano fascisti – racconta Bassani in ‘Un autore, una città’ del 1996 -. Anche il sindaco di Ferrara era ebreo e fascista, grande amico di Balbo. La tragedia vera degli ebrei ferraresi, e di tutti quelli italiani, è stata quella di essere dei borghesi coinvolti nel fascismo e finiti senza rendersene conto nel regno del nulla dei campi di sterminio senza sapere in fondo perché”.

“Intendiamoci bene, Ferrara era una città estrema in questo senso, in qualche modo assoluta in questa negatività – rimarca il grande scrittore ferrarese -. Tutta la gente ricca, che erano poche famiglie, stava in città ed erano in genere proprietari di campagna, ma c’era una divisione assoluta tra chi deteneva il potere e il denaro e chi lavorava. I braccianti ferraresi appartenevano in qualche modo al terzo mondo, i contadini venivano in città il lunedì ma stavano sempre in campagna. C’era una divisione assoluta, di questa divisione alfieri e sostenitori erano Italo Balbo, Edmondo Rossoni, i grandi gerarchi ferraresi che garantivano l’ordine”.

“Il fascismo lì è stato terribile, con questa conservazione delle differenze sociali – ricorda Bassani -. Io, da bambino, un rapporto di questo tipo lo accettavo sebbene, essendo di buon carattere, avevo una profonda simpatia per la povera gente. Le cose sono diventate evidenti, e me ne sono reso conto anche io che venivo dalla parte degli ‘oppressori’, dei proprietari, dei ricchi, non appena sono andato all’università e ho letto i primi veri libri. Sono diventato antifascista militante clandestino almeno due anni prima delle leggi razziali, cioè nel ’36, ed ero appena entrato all’università”.

Un’immagine vivida, potente, che colpisce dritta al cuore quella disegnata da Bassani sulla nostra città, inframezzata dalla lettura della celebre poesia “Le leggi razziali” e di un tratto de “L’airone”, oltre a varie considerazioni sulla borghesia, “il cui maggior vizio è di non avere il senso dello Stato ma soltanto il senso della famiglia”.

La vera insidia, oggi come allora, è l’oblio. E l’impegno, oggi ancor più di allora, è tramandare la memoria. Lo sapeva benissimo lo stesso Bassani, di cui possiamo sentire il monito a pochi giorni dal 25 aprile: “Il pericolo è che i giovani si dimentichino di quello che è stato, anzi ritengo che uno dei compiti della mia arte sia quello di evitare un danno di questo tipo ma di garantire la memoria. Abbiamo vissuto una delle esperienze più terribili che abbia avuto l’umanità; pensi ai campi di sterminio, niente è mai stato immaginato di più atroce e assoluto. La vita continua e tende a dimenticare ma i poeti sono qua per garantire che l’oblio non accada”.

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