Mer 25 Mar 2020 - 2539 visite
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Floricoltura: anche a Ferrara perso il 60% del fatturato in poche settimane

I produttori hanno chiesto alla ministra Bellanova misure a sostegno del settore e liquidità per pagare i fornitori, ma intanto i fiori vanno al macero

L’emergenza coronavirus sta mettendo in ginocchio il settore florovivaistico, che nel nostro paese conta 24mila aziende con un fatturato di 2,5 miliardi, pari al 5% dell’intera produzione agricola nazionale. Cia–Agricoltori Italiani Ferrara lancia l’allarme per la situazione dei produttori sul territorio che saranno presto costretti a mandare al macero migliaia di piante fiorite e fiori, perché lo stop arriva in un periodo in cui si genera il 60-65% del fatturato.

A spiegare in dettaglio la situazione Michele Boarini, produttore ferrarese di Cia Ferrara, che dal suo impianto di 15.000 mq a Voghiera produce ed esporta fiori e piante ornamentali in vaso.

“La situazione è tragica – spiega Boarini –  soprattutto per i produttori di fiori e piante ornamentali, perché anche se il settore florovivaistico fa parte delle attività agricole consentite, di fatto noi abbiamo perso tutti i canali distributivi, visto che i fiori non sono considerati un bene “essenziale”. Gli sbocchi commerciali abituali sono la Grande Distribuzione che in questo periodo non ha rifornito i reparti dove vende fiori e piante per fare spazio ai generi alimentari; i garden center e i negozi al dettaglio che sono chiusi da qualche settimana e i mercati esteri anch’essi bloccati. In generale non c’è, giustamente, mobilità delle persone – continua Boarini – ed è completamente precluso anche il canale delle cerimonie che in aprile e maggio è uno sbocco commerciale importantissimo e il turismo, perché in questo periodo le località balneari iniziano ad abbellire il verde pubblico, stabilimenti balneari e strutture di ricezione. Per quello che riguarda la mia azienda, ma credo che la situazione sia identica ovunque, sarò costretto a distruggere migliaia di piante fiorite già pronte per la distribuzione che rimarranno invendute, anche per fare posto a nuove produzioni, sperando che la situazione migliori velocemente e i canali distributivi riaprano. Questa crisi si ripercuoterà su tutta la filiera, penso ad esempio a chi fornisce le materie prime necessarie alla produzione, perché se le aziende non otterranno liquidità immediata non riusciranno a pagare i fornitori. E per ottenere credito serve presentare tanta documentazione e molte banche sono in difficoltà a gestire l’emergenza, quindi non si tratta di un percorso veloce come sarebbe necessario in questo momento. Il risultato è che molte aziende non ce la faranno e saranno costrette a chiudere, trascinando l’intera filiera nel baratro”.

Cia-Agricoltori Italiani, insieme all’associazione Florovivaisti Italiani ha già fatto una forte pressione sulla ministra Bellanova per l’istituzione di un fondo specifico per rispondere alla crisi del mercato e al mancato reddito. Per sostenere il comparto, oltre ad una specifica campagna nazionale per rilanciare i consumi, hanno chiesto inoltre anche una moratoria su mutui, finanziamenti e pagamenti, la cassa integrazione per lavoratori in deroga alle regole attuali, il rinvio del pagamento dei contributi previdenziali e delle imposte, il sostegno al reddito per i soci produttori delle cooperative. La ministra Bellanova si è detta disponibile intanto al ripristino dell’apertura dei punti vendita delle aziende florovivaistiche, anche se manca ancora la comunicazione ufficiale e comunque si tratta di un provvedimento che non può colmare la grave perdita di reddito delle aziende più grandi e strutturate che esportano all’estero i loro prodotti.

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