Ven 28 Feb 2020 - 12231 visite
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Soppressa la “Familia Christi” eretta dal vescovo Negri

La fraternità d'ispirazione tradizionalista chiusa dalla Santa Sede “per gravi ragioni religiose, educative e amministrative”. La diocesi: “La Chiesa di Ferrara-Comacchio segnata profondamente da questa esperienza”

La Santa Sede ha soppresso “per gravi ragioni religiose, educative e amministrative” la Familia Christi, la fraternità sacerdotale d’ispirazione “tradizionalista” fondata a Ferrara nel 2014 dall’allora arcivescovo Luigi Negri.

La decisione è stata presa già il 13 dicembre dello scorso anno con decreto firmato dal cardinale Luis. F. Ladaria, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, poi confermata direttamente da Papa Francesco e trasmessa il 28 febbraio all’arcivescovo di Ferrara Gian Carlo Perego.

La Familia Christi – fondata come associazione pubblica di fedeli e, dopo appena due anni, nel 2016, come società di vita apostolica, formata fino ad oggi da cinque presbiteri – aveva assunto la cura pastorale della Parrocchia di Santa Maria in Vado e la rettoria del Santuario del Prodigioso Sangue, dal febbraio 2016 al giugno 2018.

In seguito agli esiti della visita canonica alla fraternità svoltasi dal 20 al 22 febbraio 2018, a quelli della visita pastorale e delle successive indagini canoniche trasmesse alla Pontificia commissione Ecclesia Dei della Congregazione per la dottrina della fede, il presidente della stessa ha nominato il 1° dicembre del 2018, Daniele Libanori, vescovo ausiliare di Roma, come commissario plenipotenziario delegato della Santa Sede sulla fraternità sacerdotale della Familia Christi, “per verificare la fondatezza degli elementi e delle conclusioni emersi dalla visita canonica” e per determinare eventuali futuri percorsi.

Il 20 giugno scorso, il commissario “avendo verificato le difficoltà oggettive per assicurarne lo sviluppo” ha disposto “dal giorno 1° luglio 2019 la chiusura dello studentato e del Noviziato (compresi gli ospiti, i probandi, i novizi e quanti non incardinati in questa società di vita apostolica)”. Nel frattempo, il 6 giugno dello scorso anno, la Congregazione delle cause dei santi ha revocato a don Riccardo Petroni, superiore generale della fraternità, l’ufficio di postulatore per le cause dei santi.

Si è arrivati così al decreto della Congregazione per la dottrina della fede, confermato il 6 febbraio scorso da Papa Francesco in forma specifica, di soppressione della Familia Christi e conseguentemente per  Riccardo Petroni, Matteo Riboli, Lorenzo Mazzetti di Pietralata, Emanuele Lonardi, Enrico D’Urso, si applica il can. 701 Cic, in forza del quale ognuno dei sacerdoti fino ad ora incardinati presso la fraternità sacerdotale ferrarese “non può esercitare gli ordini sacri – cioè non potrà celebrare la S. Messa, le Confessioni, i matrimoni… – se prima non ha trovato un vescovo il quale, dopo un conveniente periodo di prova nella diocesi a norma del can. 693, lo accolga o almeno gli consenta l’esercizio degli ordini sacri”. Una futura eventuale accoglienza o incardinazione dei sacerdoti sopramenzionati potrà avvenire solamente previo consenso della Congregazione per la dottrina della fede, richiesto e ottenuto per iscritto da una diocesi o da un istituto di vita consacrata.

“Si conclude un’esperienza riconosciuta non idonea a vivere e formare una fraternità sacerdotale di vita consacrata per gravi ragioni religiose, educative e amministrative – si legge nella nota della diocesi estense -. Si conclude, inoltre, un iter canonico durato due anni che ha costituito una sofferenza per la nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio, segnata profondamente da questa esperienza”.

“Preghiamo il Signore perché non faccia mai venir meno doni carismatici per la vita e la missione della Chiesa, ma anche l’attenzione ai criteri per il loro discernimento, così come richiamati dalla lettera della Congregazione della dottrina della fede Iuvenescit Ecclesia – commenta il vescovo Perego -: il primato della vocazione di ogni cristiano alla santità, l’impegno alla diffusione missionaria del Vangelo, la confessione della fede cattolica, la testimonianza di una comunione fattiva con tutta la Chiesa, il riconoscimento e stima della reciproca complementarietà di altre componenti carismatiche nella Chiesa, l’accettazione dei momenti di prova nel discernimento dei carismi, la presenza di frutti spirituali quali carità, gioia, pace, umanità, la dimensione sociale dell’evangelizzazione”.

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