Ven 14 Feb 2020 - 1138 visite
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“Emergenza discariche”, M5S torna all’attacco

Tagliani: "I testimoni sono scomparsi come i rifiuti". Il gruppo ambiente: "Quando si applica il decreto Zolezzi per il monitoraggio?"

“Il Comune cambia colore, ma i problemi rimangono gli stessi, in particolare quello ambientale. E se dall’attuale amministrazione aspettiamo ancora fatti concreti, le precedenti denunciano l’urgenza della situazione, come se per settant’anni al posto loro ci fosse stato qualcun altro”.

Il Gruppo ambiente del Movimento 5 Stelle di Ferrara, in una nota inviata dal consigliere comunale Tommaso Mantovani, torna all’attacco sulla “emergenza discariche” dopo la presa di posizione sulla questione dell’ex sindaco Tiziano Tagliani: “Sono passati alcuni anni e di questa montagna di fandonie e non di rifiuti spalmata con cura dai media sulla città cosa è stato trovato? – scrive l’ex primo cittadino sui social -. L’opposizione di allora oggi governa e tutto ovviamente è andato a posto. I testimoni sono scomparsi come i rifiuti. Scusa Ferrara”.

“Discariche e tumori sono parole che vanno a braccetto a Ferrara – dichiarano i penstatellati -, come certificato almeno dal 2004 dal Rapporto Ambiente-Salute, secondo cui una delle prime cause di morte per gli abitanti della cittadina estense erano il tumore al polmone per i maschi e il tumore al seno per le femmine”.

Nel corso degli anni, “la situazione è peggiorata ulteriormente, infatti l’Airtum (Associazione Italiana Registri Tumori) nel 2016 ha posto Ferrara come città con la più alta incidenza di cancro in Italia, sorpassando percentualmente Taranto, pur in relazione alla presenza dell’Ilva. E secondo l’ultima edizione dell’Atlante della Mortalità in Emilia-Romagna, Ferrara ha raggiunto il triste primato regionale per l’incidenza di tumori ai reni e al colon-retto, conservando quello per il cancro ai polmoni (nei maschi)”.

“Analizzando le cause di questo bilancio allarmante – proseguono gli ambientalisti del M5S -, ci si rende conto che le radici di una situazione così grave potrebbero affondare nei terreni a copertura di discariche interrate e nei suoli prossimi agli inceneritori, nei quali anche Arpa Emilia-Romagna ha denunciato la presenza di sostanze in grado di modificare il dna”.

Il M5S ha censito nel comune di Ferrara “22 discariche, legali e non, di cui 21 esaurite. Già nel 2010 chiedemmo agli uffici dell’assessorato provinciale se fosse presente una mappatura di tali discariche ma, nonostante ci fosse stato risposto che esisteva, non ne abbiamo avuto riscontro. Tra queste, sedici sono localizzate in invasi con acqua, classificati come maceri e cave. Lo smaltimento di rifiuti in tali aree è ben documentato, basti pensare alle cave della Fornace Sef di via Siepe, ad un macero nella campagna di San Martino, ad altri ad Aguscello, in via Pomposa, a Pontelagoscuro, al Barco, in via delle Bonifiche e alle cave di materiale inerte a Ponte Rigo, a Malborghetto, a Porotto in via Talassi, in via Santa Lucia e nella zona Est all’area della Fornace Sef”.

Proprio nel quadrante Est, agli inizi degli anni 2000, “furono compiuti studi a cura dell’Università di Ferrara che certificarono un importante inquinamento da sostanze varie e soprattutto da Cvm (cloruro di vinilmonomero) – ricordano i pentastellati -. Ma la cosa più preoccupante è la presenza, nell’area, di un centro sportivo per ragazzi, di un asilo e di un centro sociale con orti, in una zona intensamente abitata. Non possiamo infatti escludere un nesso causale tra la presenza di rifiuti tossico-nocivi e l’individuazione di cluster (“addensamenti”) di linfomi non Hodgkins e di tumori ai polmoni nel quartiere di via Frutteti, tra il 1998 e il 2005, come anche nella zona di via Sirene e di via Gatti Casazza al Barco”.

“A questo critico quadro ambientale e sanitario, va aggiunta anche la presenza, nel territorio comunale, di zone agricole coltivate che contengono invasi tombati con rifiuti – espongono dal movimento -. Particolarmente pericolosi sono a Casaglia e Santa Lucia dove, attraverso attente analisi, è stata riscontrata la presenza di Cr6 (cromoesavalente), con un valore cinque volte superiore alla norma e di un complesso di inquinanti che risulta addirittura maggiore di quanto rilevato nella “Terra dei fuochi” in provincia di Napoli (“Ferrara, terra delle braci”, è stata l’espressione usata dal pentito di camorra Nunzio Perrella, reo confesso di aver seppellito rifiuti tossico-nocivi nel nostro comune, ma inascoltato dall’ex sindaco). Ulteriore testimonianza di tali alterazioni si trovano nei tre maceri in zona nord, nella discarica di Casaglia I e II, nelle discariche della zona est e nell’ex cava di Ponte Rigo”. In realtà le dichiarazioni di Perrella, è bene precisarlo, hanno dato risultanze negative.

A seguito di un’interrogazione in consiglio comunale, “nel novembre 2018 l’allora assessore all’ambiente assicurava l’avvio di un progetto di monitoraggio della durata di tre anni delle acque sotterranee – riprende il gruppo ambiente -. Il Comune di Ferrara, a tal proposito, ha inserito nel Psc una Carta di Contaminazione suolo e acque sotterranee, con aree in corso di accertamento e a contaminazione residua. Non risultano fra tali aree, però, il Parco Urbano, l’area della discarica di materiali inerti di via Canapa e quella dell’ex inceneritore di via Conchetta, dove in passato le analisi avevano riportato dati allarmanti”.

Insomma, “una emergenza ambientale e sanitaria saputa e risaputa da tutti, ma passata inosservata, nonostante la crescita delle morti per tumore e la mozione che abbiamo presentato nel luglio del 2019. Per quanto riguarda invece i pochi interventi fatti, sono risultati di scarsa incidenza” chiosa il M5S che rimane in attesa dell’applicazione del decreto Zolezzi, “che prevede una sinergia tra le istituzioni e i diversi operatori della tutela della salute pubblica, con l’obiettivo di garantire il monitoraggio e la zonizzazione dell’intero territorio comunale, in riferimento alla morbilità e alla mortalità per gravi patologie”.

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